Milano: non ci sono solo Versace, Blumarine e Ferré

25 febbraio 2011 
<p>Milano: non ci sono solo Versace, Blumarine e Ferré</p>

Lo so, lo so che oggi è stata la giornata di attesissimi show ad alto tasso di glam, da Versace a Blumarine, passando per Gianfranco Ferré.
Però, visto che si parla di lusso, vorrei concedermene anche io uno, una volta, e cominciare il resoconto della terza giornata di Fashion Week milanese sovvertendo tutte le regole - anche quelle del giornalismo - e parlando di uno show piccolo piccolo, non particolarmente atteso se non dagli addetti ai lavori in senso stretto. Uno show però estremamente raffinato e sofisticato, penalizzato anche dalla scarsa resa fotografica delle sue creazioni, da godere assolutamente live.

Quella del giovanissimo Gabriele Colangelo è una collezione da guardare ma ancora prima da toccare, accarezzare: ispirato da Alberto Burri, Colangelo assembla materiali eterogenei e lavoratissimi, trame in armonico conflitto, tessuti lacerati, corrosi, infeltriti, in tonalità davvero uniche, dal rosso del magma lavico al verde malachite. Un (piccolo) saggio di eleganza, e di una creatività tenace nella scelta di non tradirsi, anche nella difficoltà di proporre con coerenza una moda forse difficile da comunicare. Testardaggine da lodare ancora di più trattandosi di uno stilista emergente, con tutte le difficoltà che il caso comporta.

Chiusa parentesi, flashback! Torniamo alla mattinata, con lo show di Moschino che ha aperto le danze. Rossella Jardini, direttore creativo della griffe per la quale il tempo sembra davvero non passare mai, manda sul ponte... ops, in passerella, una specie di capitano da nave crociera: abiti e cappotti navy, quasi divise, spruzzate di una sensualità alla Audrey Hepburn. Bianco, rosso, blu e nero, ma soprattutto tanto oro, per le lunghe gonne ma anche per i profili delle giacche a doppio petto. Da imitare i revers a contrasto, o perfino in stampa floreale. Da non imitare: il cappellino-pollo. Anzi, perché no?

Antonio Marras ha dedicato la sua collezione a sua madre. Una donna, come racconta lo stilista sardo, "che incarna tutte le donne". Lo correggiamo: tutte le donne che sanno vestirsi con gusto, cantando fuori dal coro, non affannate nel cercare di rincorrere le tendenze. Le donne che sono "al di sopra delle mode del momento", come rappava Jovanotti. Donne intelligenti, che sanno quello che gli piace e quello che le fa piacere agli altri. Quelle di una volta, che da un paltò logoro sapevano cavare tailleur onesti e discreti. La stessa cosa che Marras fa, collezione dopo collezione, dimostrandosi bravissimo nel portare ottimamente a compimento una missione non facile, mixare nello stesso abito il blu e il nero. Accostamento tra i più chic, possono permetterselo solo gli stilisti davvero bravi. In passerella tanto crochet, ricami, plissé e, nell'uscita finale, una schiera di colletti bianchi di camicia maschile. Visti quasi ovunque, saranno un dettaglio dal quale non si potrà prescindere

Sulla passerella di Les Copains ci sono almeno due motivi per strappare l'applauso: da una parte la maglieria, pezzo forte del brand, dall'altra la special guest che ha chiuso lo show, una Belén Rodriguez reduce da Sanremo, più morbida del cashmere e più seducente della seta.

Veronica Etro svolge un convincentissimo recupero un po' folle dell'artigianato tessile di antiche civiltà, ripescando e assemblando arazzi, passamanerie, tappezzerie e tappeti, facendoli convivere con il classico motivo Paisley, quasi una bandiera della famiglia Etro. Viaggio di andata e ritorno tra il Caucaso e la Scozia, facendo una capatina in Giappone. Ma che non si parli di moda etnica, perché il gusto per un mix & match così ardito e i volumi sono totalmente contemporanei.

Occhi della stampa puntati tutti sulla prova del duo creativo formato da Tommaso Aquilano e Roberto Rimondi, alla loro prima collezione da quando lo storico marchio Gianfranco Ferré è stato comperato dall'imprenditore di Dubai Abdulkader Sankari. La griffe, un po' in affanno, ha bisogno di idee, di stile, di riconoscibilità. Di riposizionarsi, come si dice. Sankari è servito: la collezione è moderna, ricercata ma semplice, grafica, indossabile e vendibile. Non c'è nulla di superfluo, nulla di pretestuoso. Un guardaroba pratico, vero, concreto.  Quello che ci voleva, insomma. Dal bianco perla al nero, passando dal cenere al blu, per abiti (dai quali spesso e volentieri scompaiono le maniche) e cappotti rigorosamente al ginocchio, che sperimentano con le materie, con il loro accostamento e con gli effetti "emotivi" che questo produce. Per la sera - anch'essa reale, non solo da red carpet - jais, beeds e paillettes, a disegnare con la luce il corpo. Bene, bravi, (speriamo) bis!

Da Blumarine, Anna Molinari inizia il suo show "ingannandoci", facendoci credere che si possa affrontare l'inverno 2011 semplicemente con un tubino nero, un cappotto cammello e un paio di cuissard. Troppo facile sarebbe! La stilsita a metà sfilata spariglia le carte e manda in pedana un gruppo coloratissimo (per chi ancora non lo avesse capito, i colori must di stagione sono il giallo limone, l'arancio vitaminico e il viola) di girls arrivate per direttissima dai Sessanta. Stivali flat rigorosamente dello stesso colore di abiti trapezio, tailleur alla Courreges o alla Pierre Cardin, completi blusa-pantalone (anche qui, per chi non lo avesse capito ancora: sarà questa la divisa d'ordinanza della moda Autunno-Inverno 2011/12). Niente stampe, niente ricami, niente rose e niente animalier. Che cosa è successo a Blumarine? Dove è finita la sua donna romantica e seducente? C'è, ma rinnovata, nel finale dello show: un trionfo di pizzo nude look. Nero o - poteva essere altrimenti ? - coloratissimo.  

Mood Sixites anche da C'N'C Costume National, dove il grafismo di quegli anni è virato nei toni metropolitani, streetwear e underground tipici del marchio giovane di Ennio Capasa, che fa accompagnare lo show da una performance live dei You Say France and I Wistle.

A chiudere la giornata, e a tirare metaforicamente le somme ci pensa Versace. Lo show della Maison della Medusa, tornato nella sede storica di via del Gesù, ribadisce e sancisce il ritorno degli anni Sessanta. La collezione alterna una serie di cappotti di ispirazione militare con vistosi bottoni-monete dorati sparsi ovunque, agli abiti tubino sopra al ginocchio, neri, bianchi, viola o verde acqua, decorati con macroscopiche volute rococò stilizzate, ma anche con fiori altrettanto stilizzati che sembrano rubati a un tessuto ottomano. Il lusso bussa alla porta sotto forma di pelle, di intarsi di pitone e di pellicce da diva. La sera risponde a un solo imperativo: piume di Marabù!
Ospiti d'onore in prima fila i Duran Duran, protagonisti, la stessa sera, di un concerto al Teatro dal Verme promosso da Vogue Italia, Comune di Milano, Hogan e Peugeot. Previste orde di ex teen ager alle quali non deve essere ancora passata la voglia di sposare Simon LeBon.

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RISULTATI

Live soundtrack for C'N'C by You Say France & I Whistle. For more info: http://listn.to/yousayfrance

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