Milano: una giornata in stato di grazia sulle passerelle

27 febbraio 2011 
<p>Milano: una giornata in stato di grazia sulle passerelle</p>

Ci si trova in un certo imbarazzo, a dover scrivere di abiti, tendenze e front row nel giorno che non avremmo voluto vivere, e che pure temevamo arrivasse. Nei parterre delle sfilate milanesi non se ne parla. Tengono banco i rumors sull'affaire Galliano. Meglio così, forse, per non trasformarla subito in chiacchiericcio (come, tanto, accadrà ugualmente... la televisione non stava che aspettando una nuova Sarah Scazzi). Ma la notizia del ritrovamento del corpo di Yara Gambirasio non può non turbare. Il "circo" continua, ma almeno un pensiero...

La moda non si ferma nel weekend. Tutt'altro. La mattinata si è aperta con uno show che, in genere, non delude mai. E così è stato anche questa volta. La collezione di Bottega Veneta (in foto) dimostra che se c'è una cosa bella, in una moda così omologata come quella che stiamo vivendo, è che, data una tendenza "casualmente" trasversale a tutti i designer, ognuno sa darne un'interpretazione diversa. E i più bravi sanno darne di eccellenti, di interpretazioni. Prendiamo i Sessanta. Si sono visti richiami a quel decennio su tantissime delle recenti passerelle, eppure Tomas Maier, direttore creativo della griffe, sa stupirci con la sua interpretazione unica, assolutamente non scolastica. Le linee sono semplici, esattamente il contrario di quello che sono le superfici, elaboratissime. Con la curiosità dello sperimentatore, lo stilista elabora tecniche e lavorazioni artigianali con i materiali più disparati: dalla pelle cerata alla lana increspata, dal naylon al pizzo stampato. Il risultato è una donna-Signora, che inaspettatamente, ogni tanto, si concede una sferzata di modernità sporty. Must assoluto (borse a parte), i gioielli decorati con un inquietante occhio.   

Anche Raf Simons per Jil Sander manda in pedana una collezione nata sotto una buona stella. L'operazione è furba, nella migliore delle accezioni. Quella primaverile è stata una delle collezioni più ammirate dagli addetti ai lavori? Ecco che Simons ne riprende le caratteristiche vincenti per portarle sottozero, così da dare vita a una collezione - omologa alla precedente ma non identica, simile ma non ripetitiva - con la quale affrontare l'inverno 2011. Colori e forme, forme e colori: niente di più (ma non è mica poco, anzi!). I volumi sono ampi, le forme ben costruite, grazie anche a tessuti consistenti e rigidi (alcuni anche imbottiti), i colori squillanti ma non scontati. In certe uscite emerge come un'allusione a Balenciaga degli anni d'oro (quelli di Cristòbal). A questa parte di collezione se ne somma però anche una totalmente inedita, che potrebbe farci venire alla mente una regina degli sci degli anni '60, rivista però in chiave quasi concettuale, che sceglie panataloni con le staffe (che si infilano nei plateau) e maglieria a motivi geometrici o col cappuccio. Non facilissima, ma Raf Simons - si sa - non sceglie mai la strada in discesa.

Re Giorgio, per Emporio Armani, sorprende tutti e punta sul total black, come metafora di una donna misteriosa, uscita da una spy story avvincente, che non si vorrebbe mai finire di leggere. Una donna nera come la notte, e d'altra parte è il successo La notte dei Modà a tenere il passo della falcata delle modelle (in prima fila anche Ricky Martin e una Tina Turner che ha strappato un'ovazione della sala con un semplice sorriso). La silhouette è verticale, fluida. Il dettaglio più intrigante è una specie di parastinchi-ghetta in pelle nera (uno stivale senza punta né tacco, da sovrapporre alla scarpa bassa), che lascia scoperto il sensualissimo collo del piede.

Vanno contro corrente i Frankie Morello, che scelgono il mondo dei rockabilly degli anni '50 per la loro collezione decisamente strong. L'immagine che hanno in mente dei Fifties non è tanto quella della brava mogliettina che sta a casa, con la sua gonna a ruota, ad aspettare il maritino. La loro iconografia si nutre di elementi maschili (dalla cravatta ai tatuaggi), mixati a trovate scenografiche iperfemminili, come le silhouette drammaticamente a sirena, con un touch deciso dato dalla pelle rossa. Non esistono Frankie Morello senza ironia: a portare in passerella la giusta dose di sberleffo ecco allora gli abiti ricoperti da centinaia di "becchi" per capelli dorati.

Se posso permettermi una nota di gusto davvero personale, mi piace indicare quella di Roberto Cavalli tra le sfilate più sorprendenti, vitali e carismatiche viste sulle passerelle di questa stagione. In un certo senso questa collezione ricorda quella - anch'essa riuscitissima - dell' Inverno 2010 (sembra così lontano... ma è quello nel quale staremo ancora per un mese!) del designer toscano: là, come qui, la donna rappresentata era sovraccarica, barocca, opulenta, iperdecorata... un essere in movimento difficile da afferrare e definire. Un magma di stile che non conosce contorni. Una donna sfuggevole, istrionica. Non ci sono abiti, bluse, giacche o cappotti. O, meglio, ci sono, ma è come se vivessero solamente nel sovrapporsi, nel confondersi, nell'entrare l'uno negli altri, mescolandosi ad essi. Non si capisce l'inizio delle cose, non se ne capisce la fine. Tutto è fluttuante, intrecciato, svolazzante. Ci sono sciarpe che penzolano da un lato, frange che sussultano dall'altro. Ci sono bronzi e ottoni scintillanti. Macule animalier, velluti devorè, fascinazioni nomadi. Piume e fili d'oro. Ci sono - a dare un tocco d'ordine - gilet e giacche di foggia maschile, messi li come a fare da fulcro a una leva, fatta di gonne plissettate svolazzanti e di top semitrasparenti. Roberto Cavalli ha appena compiuto 40 anni di storia: la vitalità e la creatività sono quelle di chi ha davanti a sé per lo meno altri 40 anni di successo.

Un altro che di creatività ne ha da vendere è Peter Dundas, lo stilista norvegese da qualche stagione direttore creativo di Emilio Pucci. Prova ne è il grande successo che le sue collezioni iperfemminili hanno ottenuto: non c'è celeb che abbia saputo resistere, sugli ultimi red carpet, alle sue creazioni sensualissime ed "erotiche". Per il prossimo Autunno-Inverno Dundas ci porta a fare un viaggio fiabesco tra i castelli austriaci, come in una favola dei fratelli Grimm ancora tutta da scrivere. Protagonista, una principessa della seduzione, che non disdegna pizzi e scollature generosissime, bagliori di cristalli e corsetti strizzati con fiocchi (un po' da Dama di Versailles), ma anche loden, flanelle e velluti. E stampe, ça va sans dire. Il principe azzurro che la accompagna in passerella è vestito con la prima Capsula Uomo di Emilio Pucci: Ma questa è tutta un'altra storia. O favola.

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RISULTATI

belle e finalmente colore

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