Parigi: piccoli mostri in passerella

03 marzo 2011 
<p>Parigi: piccoli mostri in passerella</p>

Erano i più attesi a Parigi, ieri. E non hanno deluso le aspettative. Le "star" in questione sono Lady Gaga al suo esordio come modella su una passerella, da una parte, e dall'altra Nicola Formichetti, al debutto nel womenswear per Mugler, iconica griffe che ha brillato negli anni Ottanta, ora sotto la sua direzione artistica (mentre il designer vero e proprio è, onore al merito, Sebastien Teigne).
La cosa straordinaria è che le "epifanie" dei due hanno avuto luogo nello stesso posto e alla stessa ora. Già, perché come anticipato ieri, la signorina Stefani Germanotta ha voluto supportare l'importante prova del suo amico Formichetti regalandogli la sua presenza on the catwalk (dopo avere creato la colonna sonora della sua sfilata uomo, lo scorso gennaio) e assicurandogli così tutta l'attenzione della stampa.
Due le uscite di Gaga in passerella: platform esagerate (occhio e croce di 25 centimetri), gonna in latex nero e reggiseno a vista per la prima, abito bustier bianco per la seconda. Lunghissimi codini biondo platino per entrambe. Ma i due outfit si integrano decisamente nel compelsso della collezione, non volendo connotarsi come due "a-parte" specialissimi. Anche perché l'intero show risulta costruito a immagine e somiglianza della pop icon, pur nel pieno rispetto dell'identità provocante, seducente e futuristica della griffe.
I little monsters in passerella hanno spalle ipertrofiche, sono incapsulati nel latex trasparente, esibiscono nudità proprio là dove, in genere, il corpo viene coperto. Sono androidi geneticamente in mutazione, così come la poliedrica artista, che nelle più recenti esibizioni e nel nuovo video Born This Way ha sfoggiato inquietanti protuberanze sulle tempie, sugli zigomi e sulle spalle. Costumi di scena? Nulla di portabile? Anche fosse... ci sarebbe qualcosa di male?

Per chi dalle passerelle si aspetta (anche legittimamente, da un certo punto di vista) abiti reali per donne reali, ieri almeno tre erano le collezioni da applaudire.
Rassicuranti, delicate, femminili senza cadere né nella leziosità né nell'aggressività le creazioni di Anne Valérie Hash, sofisticatissime negli accostamenti cromatici.
Tessuti fluidi e lucidi, lavorazioni ad intaglio e trasparenze, abbinate a una palette decisa che al nero accosta il viola e il rosso/arancio per Martin Sitbon e la sua linea Rue Du Mail.
Ma, soprattutto, ci ha convinti la collezione del belga Dries Van Noten, per la quale ammettiamo di tradire un apprezzamento "a prescindere". Van Noten è tra i più bravi a mixare e mescolare con gusto ed equilibrio colori, fantasie, tessuti, ispirazioni e lavorazioni. Per il prossimo Autunno, lo stilista ha dichiarato di avere guardato al David Bowie del periodo Ziggy Stardust da una parte e ai balletti russi di Nijinsky dall'altra. Con, in più, un tocco "etnico" trasversale e uniformante, mai banale. Un tocco che solo lui, oggettivamente, sa da anni infondere alle sue collezioni in modo così singolarmente moderno.  

Spazio anche per i più giovani, a Parigi. Hanno 100 anni in tre, Damir Doma, Gareth Pugh e Marco Zanini.
La sfilata del primo, croato trentenne, si apre con una serie di uscite perfettamente in linea con lo stile comodo&concettuale che lo ha imposto nel volgere di poche stagioni, prima con il menswear e ora con la donna. Ma ben presto, una sorpresa in passerella: ai volumi squadrati in bianco e nero si sostituiscono nuances e materiali inattesi come il rosa antico, il bronzo lamé, la pelliccia in mongolia e persino un particolarissimo animalier. Ma è solo una parentesi: si chiude ancora in nero, maschile con un tocco sporty.
Gareth Pugh (che torna alla concretezza della passerella dopo stagioni di presentazioni video apprezzatissime) prosegue la sua personale strada che lo porta ad indagare il rapporto ambiguo tra morbidezza e "spinosità", tra luce e tenebra che caratterizza la sua estetica. Nero, blu elettrico e oro per una collezione che aveva già "preannunciato" a Pitti. Il mood è in ogni caso, ad ogni uscita, drammatico e quasi tragico.
Ha 40 anni ed è italo/svedese Marco Zanini: la sua collezione per Rochas sembra quasi un saggio su quello che potrebbe (dovrebbe) essere un "ben vestire" discreto ed elegante, calibrato, senza clamori, senza eccessi. Ogni singolo pezzo è un passepartout che ogni donna potrebbe "rischiare" di indossare, abbinandolo con quello che già ha nel guardaroba. Almeno, le donne che non hanno bisogno di un abito per nascondersi dietro ad esso.

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