Parigi: Balmain & Co., take it easy

04 marzo 2011 
<p>Parigi: Balmain &amp; Co., take it easy</p>

Prima di tutto, un appuntamento da non perdere. Il luogo: Musée Rodin. L'orario: le 14:30. I più fortunati potranno assistervi live. Per tutti gli altri, ci sarà Style.it. Parliamo della sfilata di Christian Dior, main event della giornata odierna della Settimana della Moda di Parigi.
Benché in calendario siano previste per oggi altre sfilate dalle quali aspettarsi grandi cose - da Lanvin a Vionnet, dalla Maison Martin Margiela a Vivienne Westwood - è certamente quella della storica Maison la più attesa.
La ragione si sa: sarà l'ultima ideata e concepita da John Galliano - lo stilista geniale e scandaloso pochi giorni fa licenziato dalla Maison a causa del video scandalo che lo ha coinvolto.
Galliano non sarà in passerella, ma sicuramente qualcosa della sua altalenante creatività si respirerà inevitabilmente. Immaginiamo che in front row la domanda che si bisbiglierà di più sarà: chi ci sarà dopo di lui? Mentre la stampa specializzata sembra convinta dell'arrivo alla storica Maison di Riccardo Tisci, attuale direttore creativo di Givenchy, azzardiamo un'ipotesi: Stefano Pilati direttore crativo di Dior e Hedi Slimane da Yves Saint Laurent. Prendetelo come un gioco, niente di più.

Venendo alla consueta carrellata sulle sfilate di ieri, ci sembra che l'imperativo auto-impostosi da molte griffe sia stato: semplificare! Abbiamo visto molte sfilate dove l'intento evidente è apparso quello di eliminare il superfluo, il ridondante, l'eccesso. Non parliamo di pulizia "monastica" o minimal-chic, per intenderci alla Céline - che fa così bene il suo lavoro che tentare di immettersi nella sua scia ci sembrerebbe un'impresa poco azzeccata - ma di una ricerca di nitidezza e di semplicità, spostando il focus su silhouette grafiche, su volumi elementari e su un décor funzionale e mai posticcio.

Prendiamo Balmain (nella foto), ad esempio. La griffe ha riacciuffato il successo nelle passate stagioni grazie a trovate legate dal fil rouge del "clamore", dalle esuberanti sovrabbondanze degli Eighties alle lacerazioni punk. Per la sua collezione AI 2011/12 lo stilista Christophe Decarnin non rinuncia all'oro, all'argento e a ricami ricchissimi, ma li abbina alla purezza del bianco e del nero e a linee che, pur giocando nel territorio dell'opulenza, si rivelano più sobrie e misurate. Fino a pochi mesi fa non ci saremmo mai aspettati sulla sua passerella un tailleur celeste giacca/pantalone (a mezzo polpaccio, come da Armani). Difficile immaginare come reagiranno a questa rivoluzione le esuberanti fan della griffe.

Anche Zac Posen pare rinunciare allo stile lezioso, sensuale, quasi da budoir che aveva proposto per la primavera. Via piume, trasparenze, drappeggi scivolati sul corpo: al loro posto ecco in passerella tubini monocromi, pantaloni a sigaretta, top aderenti ma castigati. Anche gli evening dress da red carpet sono meno "smorfiosi", e per questo, forse, più efficaci.

Continua il suo incessante processo di sperimentazione, sempre interessantissimo, Nicolas Ghesquière per Balenciaga. La sua (bellissima) sfilata prende il via con una serie di uscite che confermano il suo gusto per il mix & match di materiali eterogenei, in chiave più che contemporanea: in questo caso stampe floreali, righe e un maxi knitwear futuristico. Uscita dopo uscita è come se la collezione tendesse all'astrazione, alla compattazione e alla ricerca dell'essenza: colori pienissimi, volumi ben disegnati, assemblage di tessuti, pelle e decori 3D. L'impatto grafico, alla fine, è fortissimo e Ghesquière si conferma ancora una volta uno dei (giovani) stilisti dotati di un talento più personale e d'impatto.

Proseguono sulla loro strada, senza farsi troppo influenzare dalle tendenze di stagione, altri 3 designer in passerella ieri.
Ann Demeulemeester manda in passerella una bellissima collezione di sapore gotico, ombroso, tragico. Ovunque piume nere lucide, infilate in una specie di cartuccera. Ovunque lacci e cerniere, ma anche microcatene. E, ancora, pelliccia a pelo lungo e pelle nera. Non per tutti (per noi, da 10 e lode).

Rick Owens propone una silhouette verticalizzata, sulla quale si sovrappongono strati di maglieria e di panno di lana di varie lunghezze. Le sue ardite achitetture questa volta si "incaponiscono" sulle spalle, che sono enfatizzate da due alte curvature.
Colore, ricami, lavorazioni artigianali sofisticatissime: c'è tutta la sua India, nel lavoro di Manish Arora. Le frequentazioni occidentali gli stanno facendo "smussare" la sua predisposizione per le trovate scenografiche, a tutto vantaggio della ricerca di una maggiore vestibilità. La strada è giusta. La sua strabordante fantasia avrà modo di mettersi in mostra anche al servizio della storica Maison Paco Rabanne, della quale Arora è stato nominato direttore crativo. Ma per vedere i primi frutti di questa collaborazione dovremo aspettare altri sei mesi.

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