Dior: il Re non c'è. Ma l'Imperatore sì

04 marzo 2011 
<p>Dior: il Re non c'è. Ma l'Imperatore sì</p>

Tutto secondo copione, o quasi: John Galliano non c'era. Fuori dal Museo Rodin, location scelta per lo show della Maison Dior, un fan reggeva un cartello sul quale campeggiava la scritta "The King is gone". Il Re se n'è andato. Di solito i cartelli di questo tipo si usano per protestare, o per festeggiare. Non ci sembra questa occasione valga un festeggiamento né meriti una protesta. Tant'è.
Se il Re è stato detronizzato, ecco che, a sorpresa, ma nemmeno troppo, ad aprire lo show arriva Sidney Toledano, Presidente e Amministratore Delegato della Christian Dior. Come dire: l'Imperatore.

Un discorso - fosse pure di circostanza, ma non c'è sembrato questo il caso - c'era da aspettarselo. Toledano ha parlato della storia della Maison, e dell'onore che questa ha sempre avuto nel rappresentare l'immagine e i valori della Francia in tutto il mondo. Senza neppure nominare John Galliano, ma riconoscendone la brillantezza come designer, ha definito profondamente doloroso vedere associato il nome della Maison alle deplorevoli affermazioni uscite dalla bocca dello stilista, e delle quali tutto il mondo della moda sta da giorni parlando. Toledano ha quindi celebrato i valori che hanno contraddistinto la casa di moda dalla sua fondazione, nel 1947, ad oggi: l'eccellenza, l'artigianalità, il talento. Ma anche il rispetto, molla fondamentale nel processo che porta una donna - e tutte le persone in genere - ad essere non solo più bella (come la moda deve fare), ma anche più felice. Migliore. Ricordando - tra le righe ma non troppo - come la sorella del geniale fondatore della Maison sia proprio stata deportata a Buchenwald.
Quindi, Toledano ha attribuito alle laboriose ed instancabili maestranze della Maison il ruolo di eredi e testimoni degli insegnamenti e dei valori, estetici ma non solo,  per i quali Christian Dior si è "battuto": sono loro, ha detto, il "cuore della Maison Dior". Galliano sembra già lontano anni luce.
Morto un Re, se ne fa un altro. Intanto, nel (breve) periodo di transizione da un sovrano all'altro, tutto il merito va alle sarte, alle modelliste e alle ricamatrici della Maison, che tutte insieme, al termine della sfilata, raccolgono l'applauso della sala.

Ma i punti che ci lasciano perplessi sono due.
Primo. Christian Dior rappresenta oggi molto, moltissimo, ma forse non è l'artigianalità il fulcro del suo valore. Quello della Maison è un giro d'affari enorme. Il suo nome è associato al divismo, allo star system, al glamour, al lusso. Al sogno e al desiderio. Molto del suo successo è (era, a  questo punto) legato allo straordinario carisma (all'egocentrismo, anche, se vogliamo) del designer che sino a ieri di è identificato con la Maison. Se pensiamo a Dior non pensiamo tanto alla sarta parigina che cuce a mano l'orlo di un abito che sarà poi magari venduto a Los Angeles. Pensiamo a Los Angeles e ai red carpet. Il "posizionamento", per dirla in termini di marketing, ma anche l'immagine della Maison non vanno ora traditi.
Secondo. La collezione mandata in passerella ( GUARDALA QUI >>) trasuda lo stile di Galliano ad ogni uscita: cappe, cuissardes, pelliccia, shorts, gonne a ruota, balze, fiocchi e ruches. Abiti sottoveste dalle trasparenze ardite e romantiche assieme per la sera. Questa è una collezione sì di Dior e delle bravissime maestranze che con dedizione lavorano per la griffe, per perpetuarne la gloriosa storia. Ma è soprattutto una collezione di John Galliano. 


Intanto si apprende che la sfilata della griffe John Galliano, prevista per domenica, non avrà luogo. Gli abiti ci sono, le vendite ci saranno (con quali esiti commerciali è tutto da vedere), ma lo show non ci sarà. Niente festa, insomma.
E in effetti, in questo momento, Galliano non ha proprio nulla da festeggiare. Colpevole Galliano lo è sicuramente. I fatti - nella loro intollerabile brutalità - sono evidenti, le parole pesano. Ma forse Galliano è anche vittima: di se stesso, dell'ansia che il sistema impone, delle debolezze che colpiscono anche chi ha fama, denaro, successo. Per alcuni Galliano è caduto in una trappola abilmente tesa ai suoi danni. E' stato provocato, dicono. Si sono approfittati del suo stato, dicono.

Il totonomi per il successore di Galliano intanto si fa sempre più vorticoso. Sempre più accreditato dai bene informati Stefano Pilati.

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RISULTATI

Cara Fanny sono d'accordo. Infatti scrivevo: "non tanto alla sarta".... Alla sarta ci pensiamo, ma quello dell'artiginalità non è il primo concetto che mi venga da associare a una griffe come Dior... Il vostro lavoro è fondamentale nella moda, si sa. grazie federico

se pensiamo a Dior non pensiamo tanto alla sarta parigina che cuce a mano l'orlo di un abito che sarà poi magari venduto a Los Angeles. Pensiamo a Los Angeles e ai red carpet. Il "posizionamento", per dirla in termini di marketing, ma anche l'immagine della Maison non vanno ora traditi. nota per il giornalista Sig.Rocca se non ci fossero queste sarte con le loro mani non ci sarebbero questi abiti sui red carpet e non esisterebbe Galliano o Dior perchè come tutti i creativi hanno bisogno di qualcuno che poi realizzi i loro sogni. cordialmentente www.fannyfontanili.weebly.com prototipista, campionarista, sarta Fanny Fontanili

allie 69 mesi fa

Bri..ma non era una giustificazione la mia... Volevo dire soltanto che non è che Galliano in passato abbia detto o fatto cose deplorevoli... Mi pare questa sia la prima volta che dà di matto(anche se gli episodi certificati son 2)... E visto che quando ha pronunciato tali frasi non era esattamente in sè, per me è perdonabile... Ha fatto un errore madornale ma condannarlo senz'appello mi pare un po' forte, visto che è sempre stata una persona retta...

Bri 69 mesi fa

Ma io non li ho paragonati! Il mio è un discorso totalmente diverso! Ho detto che la gente continua a giustificare affermzioni ingiustificabili con il suo estro, quando ribadisco che l'estro e l'arte sono sì liberi ma sempre nel rispetto della storia e dell'umanità! E poi sono d'accordo con Macsi, l'alchol non è una giustificazione, a me non sarebbe mai venuto in mente.

allie 69 mesi fa

Bri, Galliano a differenza del Fuhrer non ha mai ucciso nessuno... Le frasi razziste son da condannare, ci mancherebbe... Non ho mai detto il contrario.... Solo che ...condannarlo senz'appello, visto che non ha precedenti, mi sembra assurdo... Su una cosa concordo con Macsi:La CD pensa ai suoi affari... A El1s: non volevo certo sminuire le sarte...solo dire che per fare cose egregie(e vendibili) c'è bisogno di qlc che sappia indirizzare il lavoro dei team all'interno della Maison... E John l'ha saputo fare alla grande...

Macsi 69 mesi fa

Non diciamo sciocchezze, se uno non le pensa certe frasi non gli vengono in mente, né da drogato né da alcolizzato, proprio perché non gli passano per la testa. La CD pensa ai suoi affari ed ai suoi mercati, Hollywood, banche, gruppi industriali etc. sono in mano ad Ebrei, che fa la Christian Dior perde il suo più grosso mercato? E non solo l'alta moda che rappresenta una parte minima del fatturato ma tutte le licenze che sono quelle che rendono in termini monetari, specialmente per la cosmetica ed i profumi. Galliano è un artista con la A maiuscola ma si è dimostrato un uomo misero. Capita.

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