Parigi: solo certezze da Hermès

07 marzo 2011 
<p>Parigi: solo certezze da Hermès</p>

Dopo quello di Nicola Formichetti per Mugler, il debutto più atteso sulle passerelle parigine dell' Autunno-Inverno 2011/12 era certamente quello di Christophe Lemaire (in foto) per Hermès.
Uno stilista sconosciuto dal grande pubblico per una Maison storica tra le più autenticamente lussuose. Un connubio che potrebbe sembrare anomalo e rischioso. E invece...
La Maison di Rue Faubourg Saint-Honoré - oltre 170 anni di prestigio alle spalle e una maestria unica nella lavorazione dei pellami - fino alla scorsa stagione era disegnata dall'ex enfant prodige della moda francese, il bizzarro Jean Paul Gaultier. Alla morte, lo scorso maggio, del deus ex machina della Maison, Louis Dumas, il sodalizio con Gaultier è terminato e, dovendo cercare un suo sostituto per il womenswear, la dirigenza della Masion, rappresentata dalla sesta generazione della famiglia Hermès, ha spiazzato tutti con una scelta inattesa e curiosa: assegnare l'incarico all'allora direttore creativo di Lacoste. Ma come? La griffe che partorisce Kelly e Birkin da 30mila euro nelle mani di chi ha disegnato polo per giocare a tennis?
In realtà la Maison ha nei propri geni un importante imprinting sporty e casual, legato al tema del viaggio, che il colto e timido Lemaire avrebbe potuto bene interpretare avendo a disposizione un potenziale, affidatogli dalla Maison, consistente nei migliori materiali in assoluto che un designer possa desiderare - cachemire, pellami, sete - e delle maestranze artigiane senza pari.
Avrebbe potuto e ha potuto, come il defilé di ieri ha dimostrato.
In passerella si è vista una sofisticata esploratrice che entra felicemente in contatto con le popolazioni nomadi dell'Est. Non un tuffo nel folk, ma un viaggio raffinato nelle suggestioni di un Oriente in cui comfort, colore e lusso discreto si mixano gradevolmente.
Siamo più dalle parti della tradizione che da quelle dell'innovazione, due estremi tra i quali la griffe ha da sempre saputo mantenersi in sapiente equilibrio. Ecco, forse per la seconda prova di Lemaire - ora che ha preso dimistichezza e confidenza con i "codici" del marchio - ci auguriamo un guizzo, una sorpresa, una follia. Anche piccole.

Come quelle che Gaultier sapeva regalare. E caso vuole che anche lo show di Gaultier fosse ieri in calendario. Uno show che avrebbe potuto sembrare firmato Hermès: un moto di nostalgia? Di già? In passerella una donna decisamente borghese, con cofana argento in testa e trolley per la spesa in visone. Tailleur gessati, stole di cachemire, camicette col fiocco al collo e cardigan: a parte qualche trovata di styling, una collezione molto classica, che pare rivolgersi alle signore che hanno superato da un po' gli "anta". Le signore che hanno il portafogli pieno?

Occhi puntati, ieri, anche su Riccardo Tisci, direttore creativo di Givenchy, chiacchieratissimo in questi giorni come papabile, possibile successore di John Galliano sul trono di Dior (se lo chiedete a noi... sbaglieremo ma no, non sarà Tisci). Chiacchiere a parte, Tisci ha portato in passerella una donna con fondamenta, per così dire, decisamente sportive, sulle quali ha lavorato virando in direzione di una sensualità aggressiva e ipnotica. Bomber, bluse e felpe si arricchiscono di mazzi di viole e orchidee e di pantere pronte e spiccare il balzo, ma anche di catene dorate stampate (un omaggio a Versace?) e di più che ammiccanti iconiche foto di Betty Page. Il nero rimane il colore d'elezione per Tisci, che lo usa per la vernice, il velluto e la pelle. Must: la sottogonna in organza sormontata dalla mini.

Altri talenti a tenere alta la bandiera della creatività italiana in scena ieri sono stati Antonio Marras e Ennio Capasa.
Il primo, in qualità di direttore creativo di Kenzo, ha proposto per abiti e capispalla una serie di patchwork in cui il floreale autunnale si sposa con il Paisley. Il secondo, per la sua donna firmata Costume National, sceglie all'opposto la via del grafismo più radicale, per pezzi che nascono dall'accostamento di colori pieni, linee e rettangoli in netta giustapposizione.

Ma la collezione che ieri ci è piaciuta di più - come da qualche stagione a questa parte - è stata quella di Céline. Phoebe Philo, direttrice creativa della Maison, prosegue a testa bassa sulla sua strada. Il mood è decisamente urbano, le silhouette sono rigorose, i tessuti corposi e ricchi. E' vero, lo abbiamo già detto di altre sfilate. Ma provate a guardare questi cappotti, e poi saprete dove indirizzare in vostri desideri più nascosti e inconfessabili. E se quelli non bastassero, beh... ci sono pur sempre gli accessori.

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RISULTATI
allie 69 mesi fa

A me non è piaciuta la sfilata di Hermes..ma forse perchè non sono una vecchia signora

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