Parigi: il pitone di Chloé, le spalle di Stella e lo chic di YSL

08 marzo 2011 
<p>Parigi: il pitone di Chloé, le spalle di Stella e lo chic di
YSL</p>

Dopo Riccardo Tisci per Givenchy, ecco che a Parigi sale in passerella un altro italiano, Stefano Pilati, direttore creativo della Maison Yves Saint Laurent dal 2004.
Due italiani che hanno trovato successo in Francia, disegnando per due delle case di moda più prestigiose del mondo. Cervelli in fuga, si potrebbe dire anche in questo caso. Soprattutto considerando con quante difficoltà in Italia i giovani - anche quelli pieni di talento... e qualcuno c'è - facciano fatica a farsi strada. Ma questo è argomento che meriterebbe più di una parentesi.
Oltre a un cammino simile, i due sono accomunati in questi giorni dal fatti di essere considerati entrambi in predicato per andare ad occupare il ruolo lasciato vacante da Galliano chez Dior.
Quasi un duello, a distanza di poche ore, tra i due, per dimostrare quello che sanno e che potrebbero fare per la grande Maison.

Se Tisci ha stravolto in modo del tutto personale i canoni di Givenchy, dando un'impronta sexy, trasgressiva e ardita alla sua collezione, Pilati si dimostra più rispettoso - ma certo non privo di un suo touch inconfondibile - nei confronti della " donna Yves Saint Laurent". L'eleganza raccontata dalla sfilata di Pilati è classica, sensuale ma non sfacciata, seducente in ogni momento e in ogni movimento. Chic, per usare un termine abustao dal linguaggio della moda, che però in questo caso non trova sinonimi validi. Immaginate una Catherine Deneuve a cavallo tra i '60 e i '70. Come definirla, se non terribilmente, meravigliosamente chic?
Bianco e nero la fanno da padrone, anche in versione Prince of Wales, tema ricorrente della collezione. Non mancano sprazzi di blu cobalto e di viola, così come ben calibrate guarnizioni di pelliccia, raffinati inserti see-through e catene allusivamente sadomaso usate come cinture o collier.
Stefano e Riccardo, due stili quasi opposti. Chissà da quale parte penderà l'ago della bilancia di Christian Dior.

Due belle collezioni sono uscite ieri dalle mani di due stiliste donne. Curiosamente, due collezioni poco femminili nel senso tradizionale del termine, e piuttosto ispirate a un certo mondo menswear.
Stella McCartney sceglie di enfatizzare i volumi superiori della silhouette, con giacche squadrate dalle spalle ipertrofiche, top plissettati alla Issey Miyake con maniche scivolatissime, pezzi di maglieria e in gold o silver lamé strutturati come sculture. Ma la McCartney capisce che un tocco di maliziosa femminilità non può dispiacere a nessuna donna, ed ecco che chiude la sua sfilata con una nuova versione del pois (assolutamente tra i trend irrinunciabili di stagione), o in effetto nude look come inserto per fascianti tubini iperseduttivi, o tridimensionali come pastiglie di tessuto applicate su tulle trasparente. Niente pelliccia: le tendenze del prossimo Autunno la imporrebbero, ma Stella è un'animalista convinta e rimane fedele al suo credo. Un applauso anche per questo.
Ad applaudirla in front row ci sono Elettra Rossellini Wiedemann, Liv Tyler, Natalia Vodianova con figli al seguito e papà Paul. Il quale, prima o poi, dovrà rassegnarsi al fatto che sua figlia stia diventando più popolare di lui.

Non è così popolare Hannah McGibbon, la designer di Chloé. Discreta e sempre dietro le quinte, la McGibbon stagione dopo stagione è riuscita a tenere alto il nome del marchio che proprio Stella McCartney, prima, e Phoebe Philo (ora direttrice creativa di Céline) poi hanno riportato gloriosamente in vita da una decina di anni a questa parte. E in effetti le assonanze con il lavoro delle due creative non mancano. Soprattutto con la Philo.
Un po' più strutturata e chic la donna di Céline, un po' più shabby e Seventies quella di Chloé: in reealtà le due collezioni potrebbero smembrarsi e ricomporsi in libertà nella creazione di un unico guardaroba omogeneo e completo, che potrebbe avere come punto di partenza le grandi righe verticali, usate da entrambe anche per i pantaloni. La McGibbon è forse un po' più poliedrica, riuscendo a fare convivere sulla sua passerella il denim hippie style, grandi fiocchi iperromantici, completi pelle-suede e - meraviglia - la stampa pitone (in foto), usata su tutti i tessuti e in tutti i colori. L'abbiamo visto anche da Prada. Questo vuol dire che lo rivedremo ovunque, ma proprio ovunque.

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RISULTATI
Grazia 69 mesi fa

La McGibbon ha dimostrato che la stampa pitone può essere un'arma a doppio taglio.

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