Fashion Editor di Vogue Japan, presenza fissa in front
row nelle sfilate più importanti, mito per i fashion blogger. Chi
ama la moda non può non amare Anna Dello
Russo.
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Come nasce una grande passione per la moda? Si nasce
così o lo si diventa?
«Si nasce così. E' un'ossessione che si ha fin da quando si è
piccoli, e che distingua gli appassionati della moda da quelli che,
poi, nella vita, lavoreranno in questo settore. E' un'ossessione
destinata a crescere esponenzialmente negli anni,
purtroppo...»
Purtroppo?
«Sì, perché alle volte può diventare anche troppo morbosa. Alle
volte mi sembra di essere un po' "fuori dalle misure". Ma proprio
non riesco a contenermi!»
Io direi fortunatamente, invece. Grazie alla tua
"ossessione", vieni definita "un'icona" della moda. Ti riconosci in
questa definizione? E come si diventa un'icona?
«Io mi definisco una fashion victim. La mia passione sconfinata
per la moda si esprime in due modi. Intanto, in una devozione
assoluta nei confronti della creatività e del talento. E poi nei
miei look: amando la moda alla follia, la cosa più logica mi sembra
esprimere questo amore proprio su me stessa e con me stessa. Grazie
al web, l'attenzione per lo street style si è imposta in modo
fortissimo negli ultimi anni. Gli outfit delle persone colte per
strada hanno un'influenza determinante oggi, forse più della moda
"istituzionale". In questo senso, forse, sono stata definita "icona
del web". Molti blogger hanno cominciato a fotografare me, come
altre ragazze, fuori dalle sfilate, incuriositi dai nostri look. In
questo senso mi pare sia da interpretare il mio "successo": una
sorta di rivincita della strada sui giornali. La forza dei look
reali ha vinto sull'immagine meravigliosa, ma troppo spesso
patinata e un po' vuota, della carta stampata».
Diamo i numeri: quanti vestiti hai?
«Non lo so: non li ho mai contati perché non so se farlo
considerando gli interi look o i singoli pezzi...»
Quante scarpe?
«Quelle una volta le ho contate: erano 4000».
Non posso immaginare quante scarpiere e armadi tu possa
avere...
«Non ho molti armadi... ho un appartamento che fa da
archivio!»
Tocchiamo ferro: dovesse andare a fuoco questo
appartamento, quale pezzo ti precipiteresti a
salvare?
«Un vestito in broccato d'oro, di Dolce & Gabbana: ad esso
lego l'inizio di un periodo molto bello della mia vita, che io
chiamo ironicamente "golden age"».
Il tuo ruolo ti impone di essere sempre impeccabile, dal punto di
vista dello stile. Non ti genera un po' di ansia l'attenzione
riservata ai tuoi look? Non hai mai voglia di una tuta sbrindellata
e di un paio di infradito?
«No, vestirmi mi piace, sempre e comunque. Certo, ci sono
occasioni in cui indosso semplicemente un pantaloncino e una
canottiera, come a lezione di yoga. E' un momento importantissimo,
per me, per ristabilire "un equilibrio", per riportarmi a una sorta
di "normalità", in tutti i sensi».
Adesso, ad esempio, come sei vestita (l'intervista è
telefonica, e Anna sta portando a spasso il suo
cagnolino)?
«Ho un vestito di pizzo bianco di
Dolce & Gabbana, il best seller della stagione, un paio di
infradito flat di Yves Saint Laurent e una borsa gialla di
Fendi».
A te, personalmente, dà più piacere il momento della
scelta di un vestito in un negozio, o quello in cui per la prima
volta lo indossi?
«A me piace proprio l'idea del"nuovo": il profumo dei vestiti
ancora non indossati, dei negozi... mi inebria».
Pensi che l'abito faccia il monaco?
«Totalmente».
Quando conosci una persona per la prima volta,
l'impressione che ti fai è influenzata dal suo look?
«Certo. L'abito è la "vera verità", parla forse più lui della
persona stessa. Un abito esprime il linguaggio
dell'inconscio».
Quindi, ad esempio, non ci si può fidare di chi si veste
male...
«Non è questione di vestirsi bene o male: il gusto è opinabile e
il trash può essere più avanti dello chic. Il modo in cui una
persona si veste deve avere carattere, non gusto. Se non ha
carattere... ecco, allora mi scatta un campanello d'allarme».
Mi faresti i nomi di tre donne che si vestono con
carattere?
«
Carine Roitfeld, la
Regina Elisabetta e Lady Gaga».
E tre donne il cui look non ti convince
affatto?
In genere, tutte le donne della politica italiana: forse
perché rispecchiano il momento storico italiano che non è certo
esaltante. Anche quelle della televisione italiana non brillano da
questo punto di vista. E, in effetti, anche la cultura italiana, in
questo momento, vive una fase poco felice».
Anche la moda italiana, secondo te, non sta vivendo un
periodo positivo?
«Nessuno può spiegare o ingabbiare la moda: essendo una Musa,
troverà sempre il modo di riprendersi, di esplorare nuovi
territori, di forgiarsi di nuovo... In Italia i "grandi" continuano
a fare cose spettacolari, ma la mancanza di nuovi nomi è
inquietante. A Londra, New York e Parigi sono molto più bravi a
lanciare le nuove leve della creatività».
Questa è anche un po' colpa dei giornalisti di moda,
però...
«Assolutamente. Io cerco di stare sempre attenta al nuovo e di
fare ricerca, ma mi assumo la mia parte di responsabilità».
In effetti, ti capita anche di indossare le creazioni di
talenti emergenti, anche italiani.
«Sì, quando ci credo sì: l'ultimo che mi ha conquistato è Fausto
Puglisi».
Spesso si usa la definizione "circo della moda". Tu che
attrazione pensi di essere?
«Io sono il pagliaccio! Ma perché un messaggio arrivi, alle volte,
è necessario andare sopra le righe. E io, piuttosto che rimanere
nell'anonimato o nell'ordinario, preferisco prendermi tutti i
rischi del caso. E poi, il circo è il luogo dove si può osare, dove
si possono fare dei magnifici voli pindarici: sotto c'è sempre la
rete di protezione, no?»
Hai partecipato alla scorsa edizione di Domenica
In, sei ospite fissa di Pinocchio, su Radio Deejay, con La
Pina... è come se ti ponessi come anello di congiunzione tra la
Moda, quella "alta" con la M maiuscola, e il grande pubblico più
popolare...
«Sono due mondi che dovrebbero comunicare di più. La moda si era
chiusa in una torre d'avorio autoreferenziale, che internet ha
contribuito ad espugnare. Mi sembra che sia il momento giusto di
rompere certe griglie e certi rigori. E, soprattutto, di smetterla
di farsi delle domande in merito a cosa sia un "certo livello" di
moda, a cosa si possa fare e a cosa sia meglio non fare. Ho deciso
che faccio quello che mi va di fare e che mi diverte».
A proposito di internet: il tuo sito è
visitatissimo. C'è un post molto divertente sui 10 errori da non commettere in spiaggia. Ci
dici quello più tragico?
«Mettersi l'autoabbronzante! Ora c'è la moda dell'aerografo: può
essere divertente per una serata, ma arrivare in spiaggia color
carota proprio no!»
Una curiosità: quando indossi un abito chiedi mai alle
amiche "come mi sta?", come fanno tutte le donne?
«No, lo chiedo alla sentinella che è dentro di me. E' severissima!
Ma alle volte mi piace contraddirla apposta! Sbagliare, ogni tanto,
è necessario!»