Londra, dove è finita la pazzia?

19 settembre 2011 
<p>Londra, dove è finita la pazzia?</p>

Dopo il prodotto - più abbigliamento che moda vera e propria - visto a New York, attendavamo con una certa ansia la Fashion Week londinese per rifarci gli occhi con un'iniezione massiccia di creatività folle e senza briglie. Era lecito aspettarsela, che da molte stagioni spetta alla più piccola delle settimane della moda internazionali il ruolo di riserva per lo sfogo, senza barriere e costrizione, della fantasia e spesso della follia degli stilisti.

E invece... C'è una gran voglia di pulizia, di chiarezza e di linearità anche al di là della Manica, e non solo sulle passerelle di quei designer che non hanno mai concesso troppo alle arditezze dell'estro. Paul Smith e Nicole Farhi, due senior della moda UK, continuano il loro percorso di rigore e di semplicità: in chiave più mannish e intellettuale il primo, dandone un'interpretazione più romantica, bon-ton e femminile la seconda.
E, fin qui, nulla di strano. Ciò che sorprende è che anche le collezioni della cosiddetta "nuova leva" si stiano rivelando tutte decisamente vendibili e soprattutto indossabili, come ripulite da quegli stessi "vezzi autoriali" che avevano permesso ai giovani creativi di imporsi sulla scena britannica ma anche internazionale.
Da Marios Schwab a Matthew Williamson, da Richard Nicoll a Jonathan Saunders: poca voglia di farsi notare con bizzarrie ad effetto, molta invece di conquistare i buyer con capi passe-partout - su tutti l'abito al ginocchio, o poco più lungo - in grado, con i loro volumi spesso non costringenti, di vestire anche le donne non necessariamente taglia 38 (o 40, o 42...). Anche le stampe fantasia e le palette cromatiche sono allegre e vitali, ma non necessariamente sgargianti.
Persino due giovani brand sempre sopra le righe come Ashish e House of Holland hanno, in un certo senso, rinunciato alle provocazioni più sorprendenti abdicando in favore di una portabilità più reale: ripuliti da uno styling comunque sempre ad effetto, i loro pezzi si rivelano sorprendentemente easy e versatili.

Ha dunque la capitale della moda d'avanguardia rinunciato al suo ruolo di apripista per le tendenze più irriverenti e nuove? Nemmeno per scherzo. Basti guardare le sfilate collettive di Fashion Fringe (nella foto) e Fashion East, riservate ai neodiplomati o ai giovanissimi talenti emergenti: creatività allo stato puro, forse ancora imprecisa, ma certamente esplosiva.

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RISULTATI
Lucy 63 mesi fa

Non c'è l'opzione "like", peccato, se ci fosse stata l'avrei cliccata :))) queenlucy

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