Due motivi (o forse tre) per amare Burberry

20 settembre 2011 
<p>Due motivi (o forse tre) per amare Burberry</p>

La sfilata di Burberry Prorsum, con la quale si è - benché non ufficialmente - chiusa la London Fashion Week ( GUARDA IL NOSTRO SPECIALE>), è la dimostrazione lampante di due evidenze. Anzi, di tre.

E comincerei proprio da quest'ultima: Christopher Bailey, direttore creativo del brand, è uno dei più geniali protagonisti della moda contemporanea. Rimanendo sempre all'interno dei rigidi paramentri di una moda creata per essere venduta (e non per sentirsi dire: "oh, ma pensa un po' che bella idea!"), Bailey riesce, ad ogni stagione, a rinfrescare l'appeal della storica griffe, donandogli un twist di modernità che immancabilmente fa tendenza.
Ci riesce anche questa volta, presentando sotto il tendone di Hyde Park, una primavera nella quale sulla tradizione british di trench impeccabili si innestano con prepotenza l'ispirazione etnico-tribale di tessuti a stampe macro e ipercolorate, di decorazioni 3D e di dettagli di perline e rafia, ma anche quella militare che ha la sua apoteosi in una serie di desiderabilissimi parka scultorei. Insomma, una collezione da 10 e lode.

Una collezione che dimostra anche - e questa è la seconda considerazione - come oggi abbiano successo quei brand che sanno dare corpo a un'idea di stile che sia globale, nella quale gli accessori siano parte integrante di un mondo ben definito, quello della collezione portata in passerella, nella quale l'uomo e la donna dialoghino parlando lo stesso linguaggio (vedere per credere la sfilata maschile Burberry Prorsum dello scorso giugno), e, soprattutto, nella quale quello che poi realmente si trova in negozio corrisponda - con le dovute limature, scremature e "addomesticamenti" - a quell'universo enfatizzato e perfetto celebrato in passerella.

Terza considerazione: la moda - o, meglio, il sistema della comunicazione della moda, vive in un momento di rincorsa perenne. Che, forse, finirà col toglierle il fiato. Quella di ieri potrà passare alla storia come la prima sfilata 'Tweetwalk' dal vivo mai realizzata fino ad ora: prima ancora di salire in pedana, le creazioni di Bailey sono state fotografate nel backstage e condivise con i frequentatori del social network, ma anche pubblicate su Instagram, attraverso l'obiettivo del fotografo Inglese Mike Kus. Ovviamente (ma questo lo diamo già per scontato, quasi) la sfilata è stata trasmessa in live streaming, come esperienza globale dello spettacolo della sfilata: dall'arrivo degli ospiti vip (da Sienna Miller a Rosie Huntington-Whiteley, da Ben Kingsley a Gemma Arterton) al racconto poetico della genesi della collezione stessa.
Ad aggiungere multimedialità a multimedialità, la collezione appena vista in passerella sarà già dipsonibile per l'acquisto in esclusiva per una settimana su Burberry.com e in oltre 45 eventi di "retail theatre" digitali in negozio: tempi di consegna di soli due mesi per una collezione che sarà nei negozi tra sei. E, ancora, la possibilità di scaricare da iTunes i brani della colonna sonora della sfilata. E ancora, e ancora...

Burberry, insomma, arriva a raccontare la propria collezione davvero con tutti i mezzi che la tecnologia mette a disposizione, senza trascurarne nessuno. E sfuttandone, soprattutto, le caratteristiche di immediatezza e velocità (l'esatto opposto, ad esempio, di quello che ha scelto di fare Tom Ford: niente immagini su internet, e neppure sulle riviste, fino a quando la collezione non sarà nei negozi). Ecco, le motivazioni alla base di questa necessità forse ci sfuggono un po'. Perché la moda si sta facendo prendere dall'ansia di arrivare sempre prima, di bruciare i tempi, di giocarsela al photofinish? Conta davvero quella frazione di secondo? Anche in casi, come questo, dove c'è così tanto di splendido resto?

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RISULTATI
saragambarelli 63 mesi fa

questa è la sfilata più bella che ho visto finora, New York compresa! Ne ho parlato anche sul mio blog, date una sbirciatina! Blog: lifeincurl.blogspot.com

13; 26; 28 49

Di motivi per amare Burberry ne ho 4 e corrispondono alle foto 13 ; 26 ; 28 9 tutto il resto..per favore.diteglielo a questo stilista che l'Italia è la terra del sole e del mare! oddi quegli orrendi giacconi sono proprio brutti;

HO VIsto la sfilata.Delusione allo stato puro NOn mi lascio influenzare dal nome e dal Brand La collezione non mi piace. Sifdo chiunque ad uscire vestite come nella passerella in pieno luglio. Ho sempre amato questo stilista e le sue collezione ma stavolta dico no Non voglio soffrire avvolta tra strati di panni e gonnelloni.

Sono curiosa di vedere Burberry e Mulberry ..le due sfilate da cui mi aspetto di più a Londra Ny mi ha deluso ..tranne qualche vestitino di Jacobs a quadrettini e qualche abito lingerie di K Klein

Devo ancora vedere la sfilata...Burberry mi piace molto (prorsum intendo) ma qui è pelliccia quella che vedo sul collo? l'estate scorsa non si poteva girare che in pantaloncini e canotta Vorrei che gli stilisti tenessero conto anche delle esigenze atmosferiche Posso uscire senza calze d'inverno e abito di voile ma in estate non sopport otroppi strati E da quel che ho visto mi è venuto caldo Da Jacobs il cellophane..e molti tailleur al ginocchio sia da Ralph Lauren che da K Klein..In estate fa caldo via ste gonnone lunghe signori..

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