Guido Taroni: "Nel lavoro tengo il piede in due scarpe"

25 settembre 2011 

Innovazione e tradizione, queste le parole chiave e il tema di Master's Hands, la mostra fotografica che presenta l'anima di Fratelli Rossetti a Milano. Immagini che vogliono rappresentare ciò che accade nella fucina dell'azienda che lancia per la PE 2012 una collezione che unisce gli storici modelli del marchio, come la "stringata senza stringhe", a tecniche e colorazioni del tutto innovative.

L'idea nasce un anno fa in collaborazione con il fotografo Ferdinando Scianna che, per l'edizione 2011, passa il testimone a una coppia con un legame nella vita e nella professione: il fotografo Giovanni Gastel e il nipote Guido Taroni. Un progetto a quattro mani che celebra l'hand made del marchio e un incontro artistico che ha dato vita a un gioco di ruoli dove l'esperienza di Giovanni ha immortalato il mondo dell'innovazione e inaspettatamente Guido, nonostante i suoi 23 anni, quello della tradizione.

Fotografie che mostrano due sguardi opposti e complementari allo stesso tempo e che fanno emergere l'amore e l'attrazione del giovane fotografo per un mondo artigiano che sembra ormai sempre più raro.

Guido, in questa mostra tu immortali il tempo della tradizione, ma poi nella vita e nel lavoro sei più legato al mondo iper tecnologico di questi anni o ti aggrappi al passato più che puoi?

Nella vita in generale la tecnologia mi piace, è un settore interessante, ma non amo quando ti facilita troppo soprattutto nel lavoro. Sono molto legato ai segreti e alle vecchie tecniche, in fondo tradizione e innovazione si devono mixare. Insomma nel lavoro tengo il piede in due scarpe. E' impossibile non usare il computer in un momento dove siamo abituati a vedere pelli perfette, i canoni di bellezza sono cambiati e si tende sempre alla perfezione, ma ci sono cose che si possono ritoccare e altre no. Come le rughe d'espressione, se una persona ride non puoi toglierle tutte le rughe perchè perderebbe la sua identità.

Sentendo le parole mani e artigianato che cosa ti viene in mente?

Io do un valore molto importante alle cose fatte a mano e per questo ho deciso di fotografare gli artigiani nei loro luoghi pieni di oggetti e caos al quale solo loro sanno dare un ordine. Ho scelto gli artigiani anche se in qualche modo anche loro si possono definire artisti perchè creano cose diverse ogni giorno e mi piace pensare che ogni volta mettano in ciò che fanno la loro anima, qualcosa dell'umore di quella mattina.

Tu hai lavorato con Giovanni che adesso è partner in questo progetto, cosa senti di aver preso da lui?

Ho imparato tantissimo sia a livello professionale che umano perchè è un grandissimo zio oltre che maestro. Ho imparato come si sta in mezzo alle persone e mi ha trasferito tanti valori. E' una persona molto profonda, un poeta.

Se dovessi dare tu un suggerimento a lui?

Più che un suggerimento è un rimpianto. Lui ha sempre usato in tutta la sua vita la polaroid e secondo me ogni tanto dovrebbe tornare a fare le sue cose in analogico perchè c'era proprio la sua firma dentro.

Oltre che fotografo sei anche modello. Com'è trovarsi dall'altra parte della macchina fotografica?

Da una parte quando fotografo, visto che l'ho provato sulla mia pelle, riesco a mettere a proprio agio le persone, a tranquillizarle. Quando invece sono dall'altra parte non interferisco perchè ognuno fa quello che si sente. Non è detto che quello che faccio io sia giusto e poi il significato che darei facendo la foto in un altro modo probabilmente sarebbe diverso.

 

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