Milano: la grammatica della moda

24 settembre 2011 
<p>Milano: la grammatica della moda</p>
PHOTO GORUNWAY.COM

"Qual è la sua fonte d'ispirazione?", Donatella Versace non ama rispondere a questa domanda, lo ha rivelato a The Day Before, serie di documentari dedicati alla moda che svelano ciò che sta dietro alle sfilate più importanti (in onda su Rai5). Eppure i giornalisti di moda continuano a fargliela, quella domanda. E anch'io, in molte occasioni, ho posto lo stesso quesito, ottenendo spesso la solita - ovvia - risposta: "l'ispirazione non si può spiegare". Quasi si trattasse di un lampo di genio, di una lampadina che improvvisamente si accende nel cervello del designer, e non di un'idea coltivata a livello conscio, frutto di riflessione, studio, e confronto.

Sono certa che, se ora potessi rivolgere ad Antonio Marras la fatidica domanda, si dilungherebbe nel racconto poetico della genesi della sua collezione. Il comunicato distribuito ai giornalisti la dice lunga sull'idea, forte e precisa che si cela dietro alla sua PE 2012. Un'idea che, senza delucidazioni, difficilmente avremmo intuito, e della quale di certo non avrà consapevolezza la donna che, la prossima primavera, vedremo con indosso uno dei deliziosi tailleur con gonna a vita alta e top a fascia che lascia scoperta la pancia (cominciate da ora ad allenare gli addominali, il trend è stato avvistato anche da Prada e Versace!).

Punto di partenza dell'intera collezione è Le Serve del drammaturgo Jean Genet, scelta che rivela l'attitudine dello stilista sardo a proiettare la moda in una dimensione colta e intellettuale, e la passione per il teatro che spesso lo ha portato a lavorare come costumista e scenografo per produzioni teatrali. Protagoniste di questa "favola" sono Claire e Solange, le serve che nei confronti della padrona provano un sentimento di odio e amore, invidia e ammirazione soprattutto per il suo guardaroba, ricco di tessuti preziosi, colori brillanti, dal verde smeraldo al magenta, al bianco, all'écrù e al nero. La vestaglietta, umile divisa da lavoro, è dal canto suo l'indumento rifiutato che rivendica il suo diritto alla vita e che, attraverso i colori, le simmetrie ricercate, gli accostamenti inconsueti di tessuti, le applicazioni, gli intarsi e gli ornamenti, si arricchisce, si nobilita, e si trasforma in abito, gonna, giacca. La morale? Car je est un autre, per dirla con Rimbaud. Ciascuno è quello che è, ma soprattutto quello che decide di essere: contadina o Gran Dama, Signora o servidora. Ciascuno è le trasformazioni che sa inventarsi di sé.

Insomma, per chi ancora non lo avesse capito, un vestito non è mai semplicemente un vestito. Indossare un Versace, per esempio, significa perpetuare la lezione di stile di Gianni, riveduta attraverso gli occhi di Donatella. (Nella collezione vista ieri in passerella c'è il glamour eversivo, ci sono le borchie, i colori pastello di Miami Beach, e moltissima sexiness, tutti temi importanti nella storia della griffe della Medusa.) Allo stesso modo indossare un Moschino significa farsi portabandiera della moda sovversiva e ludica di Franco Moschino, il cui retaggio è stato raccolto da Rossella Jardini. L'ispirazione per questa collezione - siamo in grado di intuirlo senza bisogno di troppe spiegazioni - viene dalla Spagna e dall'America Latina, territorio già esplorato in passato dalla griffe (l'outfit da matador disegnato da Franco Moschino si chiamava Bull Chic). Qui però alle mise da toreadoras riccamente ricamate, ai pizzi, all'oro e al giallo, si aggiungono frange e perline da squaw, in un mix di suggestioni e spunti che da Frida Kahlo arrivano alle popolazioni Navaho e alle cow girl del vecchio West.

Porta avanti l'eredità della maison, rinnovandone i codici, anche Veronica Etro. Il Paisley, trademark della griffe, c'è, ma è ridotto alla sua essenza, diventa grafico, a volte è in bianco e nero e scivola nell'optical, più dettaglio decorativo che elemento portante della collezione. Ci sono invece gli abiti fluidi e scivolati, pieni di incroci e plissettature, e ci sono le frange, anche stampate, gli intarsi e le paillettes. Per chi è a caccia di motivi ispiratori, non sarà difficile individuarli negli anni Venti e nell'Art Decò (che, ormai ci sembra chiaro, è uno dei trend più forti della Primavera-Estate 2012). Perciò, la prossima volta che scegliete un vestito, ricordate: non è soltanto un vestito! Avete addosso la storia, ma anche la poetica, la filosofia e la grammatica della moda.

Condividi:
  • Twitter
  • Facebook
  • Delicious
RISULTATI
Lunghezza massima del commento: 1000 caratteri
Style.it si riserva di cancellare commenti con contenuto diffamatorio o volgare, i messaggi autopromozionali e/o commerciali, oppure in cui vengano indicati dati sensibili o personali (indirizzi mail, numeri di telefono,...).