Parigi e la regola delle quattro S

29 settembre 2011 
<p>Parigi e la regola delle quattro S</p>
PHOTO GETTY IMAGES

Ieri è stata la prima (vera) giornata di sfilate parigine.
Avremo forse dei pregiudizi - positivi, ovviamente - ma ci è sembrato ancora una volta che la collezione di Dries Van Noten spiccasse per gusto, intelligenza e portabilità. Lo stilista belga lascia, almeno un po', da parte la sua propensione - che poi ha determinato la sua fortuna negli anni - per le suggestioni etno (ma come, proprio oggi che sono tornate prepotentemente di tendenza?) e imbrocca una via più grafica e concettuale.
Van Noten, maestro del mix&match, scompone e ricompone ad arte le riproduzioni di vecchie litografie e struggenti stampe floreali, glaciali mari turchesi e immagini notturne di panorami metropolitani. Aggiunge con moderazione qualche ricamo, qualche pezzo in pizzo, qualche ruche e ci consegna la sua nuova donna, che ne guadagna in modernità senza tradire lo spirito e l'estetica del designer.

Che le stampe, specie se abbinate in incosciente e pericolosa libertà, siano uno dei leitmotiv della prossima primavera lo si era già intuito, e le passerelle di ieri non hanno fatto altro che confermarlo. In pedana da Dévastée sinfonie in black&white di vedute agresti e di geometrie rigorose, mentre da Guy Laroche le stampe astratte, ancora in bianco e nero, acquistano leggerezza e delicatezza perché applicate su garza impalpabile.

S come stampe, dunque. Ma S anche come shock. E' questo l'effetto cui aspirano le collezioni di Gareth Pugh e di Mugler, by Nicola Formichetti. Il primo resta fedele alla sua idea di donna, con un piede nel mondo gotico e un altro in quello high tech, disegnando una collezione che è un po' la summa della sua estetica: tagliente, spigolosa, di un geometrismo astratto davvero affascinante, capace però anche di morbidezze inattese. Bellissimi i pezzi in pelle a rete, ma anche quelli "più facili" a righe non sono da meno.

Shock anche da Mugler (nella foto). A differenza di quanto avvenne per il suo esordio nel ruolo di direttore creativo della mitica Maison, questa volta Formichetti non può contare sulla presenza in carne e ossa della sua musa Lady Gaga. Ma Gaga c'è, comuque: come warm-up dello show ecco un video, firmato Inez van Lamsweerde e Vinoodh Matadin, nel quale sua maestà del pop si esibisce nei panni di se stessa. Ma lo spirito di Gaga è anche sulla passerella, in una collezione nella quale abiti e giacche paiono inerpicarsi come esseri vegetali futuristici o come mutamenti scheletrici di gusci animali sul corpo delle modelle. Un po' troppo per la donna reale, forse un po' poco per un palcoscenico.

S, anche, come sperimentazione. E' quella che fanno, ciascuno a modo suo, altri tre giovani in passerella ieri: il brasiliano Pedro Lourenço - il quale ci pare però avere amato un po' troppo le ultime creazioni di Nicholas Ghesquière per Balenciaga - il portoghese Felipe Oliveira Baptista - che manda in pedana una sorta di inno alla zip, divertente e riuscito - e il croato Damir Doma, che resta fedele a volumi over e a un'estetica finto-povera che ha i suoi fan.

S, infine, come schermo cinematografico, quello che ha ispirato l'italiano Marco Zanini, direttore craetivo di Rochas. C'è tutto il cinema che ha amato e che ama nella sua collezione dall'allure nostalgica e bon-ton: da Tim Burton a - soprattutto - Alfred Hitchcock. Pare di vedere una serie di novelle Kim Novak, in passerella. Ma la citazione non è pedissequa e il mood non è banalmente neo-vintage. Lo scatto di modernità è garantito dall'uso fresco dell'organza, che conferisce rigidità e consisetnza ai capi, ma anche trasparenze anomale e interessanti. La collezione è decisamente riuscita: ciak, si applaude!

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