A tutto minimal

03 ottobre 2011 
<p>A tutto minimal</p>
PHOTO GETTY IMAGES

Da qualche stagione, quella di Céline è una delle sfilate più attese della fashion Week parigina. Tutto merito di Phoebe Philo, la direttrice creativa della maison, che ha imposto col suo tocco un'estetica nuova, pulitissima e iper-raffinata imitata da molti (ma non sempre con gli stessi risultati).
La Philo, anche questa volta, non delude. Anche perché non cambia di molto il suo stile: squadra che vince... Le sue creazioni hanno strutture rigide, quasi da corazza, grazie anche a spalle enfatizzate e a macro cinture che segnano parossisticamente il punto vita. Architetture rigorose, sulle quali per contrasto sa innestarsi il gioco di un plissé aereo, di un broccato tono su tono o di un'organza trasparente. Il più sofisticato dei minimalismi, insomma.

Se la Philo resta però fedele ad una gamma di colori che al bianco, al nero e all'avorio accosta solo nuances "tranquille" come il bordeaux, il verde oliva e un guizzo, ma proprio un guizzo di rosso, si concede qualcosa di più Christophe Lemaire, designer alla sua seconda prova per Hermès. Oltre al bianco, che apre la sfilata, ecco - inevitabile - lo storico arancio della Maison, cui seguono anche il blu elettrico e il ciclamino. Ma la collezione, in quanto a spirito minimal, non è certo da meno. Lemaire omaggia con reverenza gli elementi che da oltre 170 anni fanno il successo della griffe: pellami reffinatissimi, un occhio alle culture tribali - in questo caso africane - accessori impeccabili. Anche se il sandalo con calzino in nappa incorporato, effettivamente, qualche perplessità potrebbe anche suscitarla.

Risente, positivamente, di una certa qual aria di pulizia anche la bella collezione disegnata da Riccardo Tisci per Givenchy. Niente stampe caleidoscopiche, come per l'autunno, ma una palette di colori-non colori - bianco, nero, salvia e rosa - per la sua catwalk, a rendere ancora più essenziali i volumi delle sue creazioni. Belle le giacche tuxedo senza maniche, belli i giochi di trasparenze, meno sfacciati del solito, bello il tema conduttore dei macro volant che corrono su abiti e giacche come le onde dell'oceano. Belli i bijoux che ricordano enormi denti di squalo. Belle, anzi bellissime le top che impreziosiscono la passerella: da Maria Carla, a Natalia Vodianova, fino a Gisele che chiude la sfilata. In bellezza, appunto.
Minimalismo, in pink e verde acqua, anche per Costume National.

Giornata all'insegna del minimalismo, quella di ieri, anche per quanto riguarda due debutti piuttosto attesi. Il primo è quello di Humberto Leon e Caroli Lim, al timone, da questa stagione, di Kenzo. Dimenticate pure l'iperdecorativismo folk di Antonio Marras, fino a "ieri" direttore creativo della griffe, e date il benvenuto a una moda giovane, colorata, casual, vitaminica, trasformista, sportiva. Democratica, dicono i due stilisti. Una virata di rotta fortissima: si cerca un nuovo target, una nuova donna, ben rappresentata dalla it-girl per eccellenza che chiude il defilé, Chloe Sevigny. Minimalista, a modo suo, in tuta worker blu China.

Attesa anche per il debutto di Yoshiyuki Miyamae da Issey Miyake. Attesa ripagata da una collezione leggera e leggiadra, delicatissima, quasi impalpabile. Molto giapponese nell'estetica e nella grazia. D'altra parte, è la cultura giapponese ad avere ispirato il minimalismo occidentale.

Per concludere, la sfilata di John Galliano. Ma Galliano non c'era. Al suo posto, l'ex braccio destro che ha raccolto la sua eredità, Bill Gaytten. E abbiamo detto tutto quello che c'era da dire.

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