In fondo al mar, con Chanel

05 ottobre 2011 
<p>In fondo al mar, con Chanel</p>
PHOTO GETTY IMAGES

Tutti sottocoperta, chiudere i boccaporti, immersione rapida. Benvenuti sul sottomarino Chanel, signori e signore. Quel vulcano di idee e di creatività che è Karl Lagerfeld - che disegna ogni anno non meno di 8 collezioni, tra Chanel, Fendi e la sua linea eponima - se ne inventa un'altra delle sue, per la prossima Primavera firmata Chanel. Il tema della collezione si intuisce già dalla scenografia, come sempre magniloquente, allestita al Grand Palais: siamo nel mondo sottomarino, quello dei pesci, dei coralli, delle alghe, delle conchiglie e soprattutto delle perle (tanto care anche a Mademoiselle Coco).
E sono i bagliori iridescenti di questo oggetto del desiderio antico come l'uomo a fare da tema alle oltre 80 uscite della sfilata. Una sfilata che - come un acquario deluxe rivisto dagli occhi incantati di una sirenetta di disneyana memoria - tanto nelle forme e nei volumi, quanto nei dettagli più piccoli (il tacco di sandalo, un decoro per i capelli, una goccia  di madreperla sul viso...) rimanda all'underwater world in modo poetico e fantasioso. Belle le lavorazioni con paillettes iridescenti, ma interessanti anche gli abiti - a spezzare la monoitematicità della collezione - segnati da leggere e strane geometrie in nero, così fuori contesto e per questo così riuscite.
Alla fine, la perla (ok, il gioco di parole è pessimo) della musica indie-pop del momento: Florence Welch di Florence and The Machine, che come una Venere uscita dalle onde incanta i quasi 3mila ospiti. Un canto di sirene?

Parlavamo proprio ieri di sottovesti, ed ecco che Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli, designer di Valentino, dedicano al capo icona della stagione pressoché l'intera loro collezione. I due bravi stilisti sembrano avere trovato la formula perfetta per il Valentino senza Valentino, formula che ripropongono stagione dopo stagione con variazioni minime ma puntuali. Per la prossima Primavera ecco allora una serie di abiti leggeri, impalpabili, giocati sulle trasparenze e sui leggeri tocchi di ricami e pizzi. Proprio come sottovesti, appunto. Ma per le più pudiche, o per quelle più "signore", ecco anche i semplicissimi e lineari abiti in tinta unita e quelli impreziositi da decori che ricordano i costumi Ottocenteschi. Colpo di genio, le espadrilles di pizzo, che rappresenta un po' quella che è la moda oggi: la contaminazione di alto e basso, l'inatteso, l'inconcebile che tutto d'un tratto diventa norma.

Una bella conferma arriva anche da Sarah Burton: anche lei ha saputo con grande intelligenza dare una seconda vita alla maison che dirige creativamente, quella Alexander McQueen che - visto il genio disperato e unico del suo fondatore - pareva proprio non potresse reggere alla sua scomparsa. E invece. La Burton sa che non si può riposare sugli allori, e che non basta disegnare l'abito per una futura regina per campare di rendita. La sua nuova collezione è McQueen al 100%: un mix di depravazione ed estatsi, di decadenza e splendore, di dolore e gioia, di opulenza e tenebra.

Infine, si segnala il rilancio in grande stile di una griffe che ha fatto la storia della moda, e di quella degli anni Sessanta in particolare: Paco Rabanne. Il marchio è stato affidato alla direzione creativa di Manish Arora, geniale e ormai affermato stilista indiano. I suoi abiti sono decisamente architettonici e scenografici (più che descriverli, vale guardarli) ed esagerati, ma questo deve essere. Non può mancare la rete composta da tante tessere metalliche unite da anelli, che rese celebre il sarto (oddio, forse la parola non è proprio giusta) francese, che Arora interpreta in versione rettile.

Oggi, ultimo giorno di sfilate. Di già?

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