Moda e lavoro, scenari futuri

di Carolina Rimondi 

Su quali professioni puntare per l'anno prossimo? Ne abbiamo parlato con tre esperti del settore.

Carolina Rimondi

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Siamo alle porte di un anno nuovo: c'è chi è in cerca del primo impiego, chi di uno nuovo, c'è chi invece deve ancora iniziare l'università e non sa quale strada prendere. In un periodo d'incertezza come questo, l'ultima cosa da fare è scoraggiarsi. Rimbocchiamoci le maniche e facciamo un punto della situazione su moda e lavoro: quale sarà lo scenario futuro? Abbiamo ascoltato tre voci esperte sull'argomento: Michael Brandon, Direttore Commerciale di FashionUnited, Sara Azzone, Direttore di IED Moda Milano, e il People Team di Asos. Le nostre aree di interesse sono principalmente tre: professione, istruzione, competenze&how to.

Professione.
Abbiamo chiesto agli intervistati quali sono le professioni emergenti in campo moda e dalle risposte possiamo rilevare due tendenze: una online, che vede l'affermarsi di tutti i lavori legati al web (online marketer, web fashion manager, ma anche redattori moda ed esperti in comunicazione) e una offline. In questo secondo caso, spiega Michael Brandon, le aziende faticano a trovare figure qualificate in campo retail (commessi e store manager) perché spesso queste professioni vengono sottovalutate e non considerate come veri e propri "lavori nel campo della moda". C'è inoltre un interessante ritorno della produzione moda dai paesi orientali all'Europa e per la quale si necessita di product manager e addetti al controllo qualità. Di opinione simile è Sara Azzone, quando spiega che, considerando le figure in uscita dallo IED, il product manager e il designer di accessori sono tra le più ricercate. Accanto a esse ci sono i profili legati alla comunicazione e alle PR, dedicati a tre aree: relazionale (PR, ufficio stampa, organizzazione eventi), editoriale (comunicazione per giornali, web e televisione) e manageriale (comunicazione per aziende di moda).
Per quanto riguarda Asos invece, la ricerca di posizioni lavorative è continua e interessa le seguenti aree: buying, merchandising, design, produzione, PR, digital marketing, commerciale e Information Technology (il colloquio avviene per step, leggi qui come prepararti).

Istruzione.
Quali corsi trovano più risposta nel mercato del lavoro? Per quanto riguarda lo IED, il Corso Triennale in Fashion Design e quelli legati alle aree Communication&PR, ci risponde Sara Azzone. Poi c'è il nuovo Master in Web Fashion Management in collaborazione con Privalia, che prepara esperti in ambito moda 2.0.
Figure come il fashion blogger, che pur senza una formazione scolastica dedicata collaborano con aziende e con le stesse università, potrebbero far pensare che per svolgere professioni simili la migliore scuola sia il web e l'esperienza in prima persona, da autodidatta. Sempre Sara Azzone commenta che effettivamente il fashion blogger, nonostante le ottime doti comunicative, riceve un po' troppa attenzione. La moda viene spesso percepita come un mondo frivolo e leggero, a cui è possibile accedere vestendosi "in modo creativo e originale" e ciò svilisce il percorso duro e faticoso di quanti per emergere studiano e si preparano con anni di scuola e di lavoro. Per questo mondo sono necessarie competenze specifiche approfondite, culturali e tecniche, aggiunge.
Veniamo a una nota dolente, il tirocinio, che in Italia spesso non viene retribuito. Michael Brandon di Fashion United non ne è contrario, a condizione peroò che venga regolarizzato affinchè le aziende non ne abusino. Per intenderci, il tirocinio non deve servire all'azienda per coprire posizioni lavorative senza pagarle (leggi la definizione esatta di "Tirocinio").

Competenze&how to.
Competenze importanti sono ovviamente quelle linguistiche e informatiche, spiega Sara Azzone: una conoscenza approfondita dell'inglese, ma anche delle lingue parlate in paesi emergenti, come il portoghese e cinese. Per quanto riguarda l'uso del computer, sono utili tutti gli strumenti legati al web e il pacchetto Adobe.
In Asos le conoscenze linguistiche diventano del tutto indispensabili. Oltre all'inglese, molte altre lingue possono essere utili visto che il colosso del retail è in fortissima espansione in Paesi come Italia, USA, Australia, Spagna, Francia e Germania. Oltre a queste, sono importanti anche una buona conoscenza del panorama e-commerce, dei criteri di ricerca sul web e degli strumenti di Costumer Relationship Management, in particolare e-mail e social network. Tutte accompagnate da buone doti comunicative, spirito imprenditoriale, capacità di lavorare in gruppo, entusiasmo e interesse per l'azienda.
A livello umano, per lavorare nella moda ci vuole tenacia e realismo. Tenacia per difendere le proprie idee e i propri sogni, dice Sara Azzone, realismo per progettare la propria carriera e intenderla come un percorso graduale, dice Michael Brandon. Bisogna lavorare sodo, avere la mente aperta e imparare dalle esperienze altrui.
Infine, come utilizzare la rete per trovare un lavoro nella moda? Brandon consiglia di creare un profilo su FashionUnited e LinkedIn: sostanzialmente diventano i nostri CV online. Evitiamo invece le agenzie interinali (online e offline), meglio rivolgersi direttamente alle aziende.

DA STYLE.IT

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