Hanno preso il via solo oggi le sfilate della settimana
della moda meneghina, eppure un certo tipo, ben preciso,
di donna sembra già delinearsi e imporsi in modo incisivo. A
dettare la strada è, ancora una volta, la passerella di
Gucci, la prima fra le "top" in calendario
oggi.
Frida Giannini manda in pedana una donna
drammatica e ombrosa, misteriosa e a tratti
androgina. Quasi un'eroina di un romanzo d'appendice. Una sorta di
Tulipano Nero, romantica in modo "opulento", secondo la definizione
della stessa direttrice creativa. Una donna che ha la forza e
l'espressività estetica di un dandy, la sua smania edonista, e in
un certo senso la sua carica provocatoria. C'è molto velluto,
nell'Autunno/inverno 2012-13 di Gucci, ma anche molte stampe dalla
forza scenografica barocca, tessuti tapestry, broccati, piume
cangianti e, per la sera, trasparenze sfacciate che equilibrano -
in quanto a femminilità - i guizzi più decisamente military. Il
tutto giocato quasi esclusivamente sulle mille tonalità del nero,
con poche, gustose eccezioni che comprendono un viola intensissimo
e un verde che profuma di bosco selvaggio. Gli accessori, come
sempre, parlano da soli.
C'è un'influenza dichiaratamente vittoriana, e una propensione
assoluta per il contrasto bianco/nero, sulla passerella di
John Richmond. Lo stilista rock si concede
però, più che nel passato, un gran numero di abiti bon ton, dai
volumi ben costruiti che esaltano il punto vita e, quindi, la
sensualità della figura femminile. Ma da Richmond lo spettacolo è
sempre, oltre che in passerella, in prima fila, dove ad ammirare la
sfilata c'è un cast di star per lo più televisive con le quali si
potrebbero mettere in scena un paio di reality. Non a caso, forse,
l'esclusiva e originale colonna sonora è composta da
Morgan, che la esegue live con un dj set al quale
assiste, imperturbabile, la "sua" Jessica.
Continua, in un certo senso, il discorso aperto da Gucci la donna
proposta da
Alberta Ferretti. Non che la stilista metta da
parte la proverbiale allure eterea e femminili della sua donna, ma
è come se volesse arricchirla di qualche spigolo tagliente, di una
carica più sfacciatamente sexy e - a modo suo, ovvero estremamente
chic - "sadomaso". Non è solo l'abbondante pelle nera, non sono
solo le velate trasparenze, non sono solo gli stiletto assassini.
La donna Alberta Ferretti si presenta decisa e volitiva come non
mai: forse più che donna andrebbe chiamata femmina. Più concretezza
(nella sua "violenza") e meno romanticismo. Al dilagare del nero
fanno da contraltare un viola carico, un blu elettrico e uno
squarcio di rosso sangue.
Si assesta sulla stessa traiettoria anche
Francesco Scognamiglio, che non lesina in
pelle nera e in spacchi profondissimi. Un'idea di potenza e di
potere assieme si irradia dalla sua donna dalle spalle voluminose e
dalle gambe nudissime.
Fuori dal coro, infine, Alessandro Dell'Acqua con
la sua
N° 21: una bellissima collezione che gioca con
gli stereotipi più classici della "sua" femminilità - il pizzo e le
trasparenze, la lingerie a vista e un certo ideale di donna
borghese e intellettuale - resi contemporanei e freschissimi. I
volumi sono rigidi e decisi, i tessuti corposi come il tweed, le
sovrapposizioni spensierate e incoscienti. Una summa dello stile
così difficilmente etichettabile del designer che ha sempre
qualcosa da dire, e che lo dice sempre con garbo.