Forte, volitiva, intraprendente, potente, decisa. In una parola:
tosta. Con una perifrasi (che le donne, giustamente, odiano): con
le palle. E' così la donna dell'Autunno/inverno
2012/13 immaginata dalla maggiorparte degli stilisti
impegnati nella kermesse delle sfilate milanesi.
Dobbiamo ancora affrontare, nella realtà cronologica, l'abbuffata
di
colori confetto e di
super-romanticherie al limite dello stucchevole della prossima
Primavera, che già si para all'orizzonte un esercito di donne
nuove, che sembrano non avere paura di nulla.
Come sulla passerella di
Max Mara. La direttrice creativa Laura
Lusuardi re-inventa il look militare/marine,
innestando su Il Portiere di notte richiami a Querelle
de Brest e a Metropolis. Domina la passerella il
verde (militare, appunto), che si propone come alternativa
credibile al dilagare del nero. Ma a dominare è soprattutto la
grinta delle tute, dei dettagli in cocco per nulla leziosi, dei
parastinchi deluxe che "fortificano" le gambe affusolate delle
modelle. Rimane il cammello, forse, il colore nel quale gli
inimitabili cappotti del brand danno il meglio di sé.
Non ci sono richiami così smaccatamente espliciti al mondo
militare, sulla passerella di
Fendi. Ma non è certo meno combattiva e
guerriera la donna disegnata da Karl Lagerfeld per
la maison romana. C'è un che di medioevale nei volumi quasi da
corazza e nelle alte cinture rigide, onnipresenti. C'è un che di
caotico e violento nelle costruzioni e nelle sovrapposizioni degli
outfit, tutt'altro che semplici. Pellami e tessuti diversi, dal
galuchat al cocco, consistenze anch'esse diverse, pelle rigida e
mobile plissé. Né facile né immediata, la collezione è decisamente
articolata e complessa, ma riuscitissima. Lo sarebbe stata persino
senza i pezzi da urlo: le pellicce del finale (piacciano o non
piacciano - eticamente parlando - sono piccoli veri capolavori di
artigianato) e le borse (divertenti e originali quelle rigide, a
mano, rettangolari).
Una donna strong anche sulla passerella di
Ermanno Scervino, sulla quale i più evidenti
richiami all'universo equestre si legano a più
leggere suggestioni settecentesche e a echi dell'Inghilterra
dell'Hempshire. L'occhio è come attratto dal punto vita, che
diventa - come è giusto e naturale che sia - fulcro della figura, e
attorno ad esso si armonizzano le proporzioni variabili delle
lunghezze. Anche per lo stilista toscano, come per altri, la sera
più convincente è quella see-through (accanto a quella in
corto/cortissimo).
Il bello della collezione di Scervino - ciò che la fa piacere alle
donne - è che quello mandato in pedana è un guardaroba vero e
concreto, reale ed onesto. Abiti, vestiti, giacche e cappotti che
sono attraversati dalle tendenze e dalle ispirazioni, ma che
rimangono quello che sono, ovvero cappotti e abiti.
Lo stesso dicasi, mutatis mutandis, per
Blugirl. La ragazza immaginata da Anna
Molinari non è una e monolitica, bensì si "sdoppia" in
quattro, dimostrando così la propria concreta mutabilità. C'è la
college girl vestita a rombi rosso, verde e blu. C'è la svampita e
divertente lolita in rosa e celeste. C'è la regina delle nevi in
bianco totale e la principessa misteriosa della notte, in nero sexy
e ambiguo. Tante donne... ops, ragazze... come è giusto che
sia.
E poi c'è
Prada. E il pezzo potrebbe finire anche
qui.
Cocciutamente controcorrente (o apripista) Miuccia Prada crea con
uno schiocco di dita una donna diversa. Quella che aveva in mente,
che ancora non esisteva. Una donna che si verticalizza più che può:
il punto vita sale, i pantaloni si accorciano sopra la caviglia,
gli strati si sovrappongono sapientemente secondo geometrie che
tendono a ridisegnare il corpo, facendolo schizzare verso il cielo.
A questo servono, ad esempio, gli strani soprabiti senza maniche,
lunghi gilet che si aprono verso il fondo, in modo aerodinamico. Ma
anche una donna che si ricopre ossessivamente e compulsivamente di
gioielli fake: non c'è quasi uscita che non sia un trionfo di
embellishment, siano maxi cristalli o applicazioni metalliche, a
comporre disegni geometrici che si interrompono e variano di ritmo
improvvisamente, seguendo la sinfonia tracciata da un capriccio.
Anche per borse e scarpe (quando non sono, quest'ultime, ricoperte
per metà di gomma). Il tutto su pattern geometrici di sapore
mediorientale, in nero, viola e rame.
Prada è sempre Prada. Ovvero, diversa da Prada. Sempre diversa per
essere sempre se stessa. Deve essere una bella fatica.