Non che non lo fosse già prima. Ma l'
annuncio della separazione tra la maison Jil
Sander e il suo (fino ad oggi) direttore creativo
Raf Simons ha fatto schizzare alle stelle l'attesa
e la curiosità per quello che resterà il suo ultimo show per la
griffe.
Tanta attesa e tanta curiosità non sono affatto andate deluse.
Simons ha presentato
una collezione per il prossimo Autunno/inverno
2012-13 davvero in stato di grazia. Il commiato dal
"suo" pubblico è stato grandioso, tanto che c'è da chiedersi (la
domanda ha un che di folle, ce ne rendiamo conto) se la "legittima"
proprietaria del trono di direttore creativo della maison, la
fondatrice Jil Sander (che
tornerà alle redini stilistiche della "sua" griffe) sarà in
grado di mantenere ad un livello così alto la classe stilistica
delle collezioni della maison.
Classe: di questo si parla. Di un'eleganza glaciale e intoccabile,
eppure sensuale. Persino sexy. Gli ampi cappotti
chiusi al petto con un gesto borghesissimo della mano, nei toni del
cammello, del confetto, del blu notte e del caramello. Sotto, non è
dato a sapere cosa ci sia. Capite perché dico sexy? Gli
abiti bustier con le ampie gonne a ruota, Fifties
nei volumi ma modernissimi nei materiali. I tubini
"composti" che osano il difficilissimo color carne. Le
tute, elegantissime anch'esse pur trattandosi di tute. Gli
abiti sottoveste dai riflessi metal. Le
giacche a un bottone così classiche e così
attuali.
Il pubblico saluta l'uscita dello stilista con una
standing ovation (il nostro direttore c'era: leggi
le sue impressioni a caldo sul
blog). Avrebbe fatto una ola, se solo il popolo fashion potesse
permetterselo. Simons ricambia con gli occhi lucidi e con le
lacrime non trattenute. Come capita, ha regalato alla griffe
collezioni più (molte) o meno (forse qualcuna) riuscite, ma non si
è mai sottratto alla regola della sperimentazione al di fuori delle
tendenze, segnando indiscutibilmente la storia della creatività
degli ultimi anni. Ci mancherà. O forse no, se è vero - come si
sussurra - che andrà presto alla direzione creativa di
Christian Dior.
Si è aperta all'insegna della classe, la quarta giornata della
settimana della moda di Milano, con un'altra collezione che ha
conquistato con la superba freddezza del suo stile altero: quella
di
Bottega Veneta. Tomas Maier,
direttore creativo della griffe, porta in pedana una donna austera,
che incute anche un po' di timore. Intransigente, quasi, nei suoi
cappotti neri e blu, o nei completi giacca-pantalone, resi ancora
più snob da grandi, ma non vistose, spille appuntate sul petto.
Stivali da cavallerizza neri, tronchetti a punta e lunghi guanti in
pelle non fanno che conferire ancora più durezza all'immagine di
questa donna. Che sembra però sciogliersi - mantenendo un contegno
rigido e formale - quando sugli abiti esplodono fantasie
multicolor, campiture di vitalissimo rosa e ricami scintillanti a
segnare il punto vita. Le borse sono - che sorpresa! - una più
bella dell'altra.
Classe da vendere anche sulla passerella di
Antonio Marras, che dedica la sua collezione - come
sempre "a tema" - alla chicchissima e forse troppo presto
dimenticata Milly, la cantanta e attrice italiana
nata Carla Mignone. La sua vita tumultuosa e la sua carriera -
iniziata con il successo Stramilano - sono un pretesto per
raccontare tramite abiti una donna dallo stile eccentrico,
fantasioso ma equilibrato... un po' come era una volta Milano,
vitale e piena di inventiva, così difficile da intravedere in
controluce nell'apatia della metropoli grigia e sorda che è oggi.
Patchwork di tessuti, colori e materiali sposati tra di loro con
estro e garbo e una serie di capi mixabili e interscambiabili tra
di loro senza fatica, per una collezione che piacerà - così come il
designer che l'ha partorita -va donne intelligenti e fuori
dagli schemi.
Gran classe, infinie, sulla passerella di
Emilio Pucci. Il direttore creativo
Peter Dundas, per la verità, si è fatto conoscere
più per la sfacciata carica sexy delle sue donne, che per il loro
calibrato buongusto, così come viene tradizionalmente inteso.
Questa volta, però, è come se frenasse i suoi "eccessi da red
carpet" per sposare l'estetica (così di moda anche in politica, il
primo ministro Monti lo sa bene) della sobrietà .
La sua donna sembra quella degli anni Settanta di Yves Saint
Laurent: veste molto spesso di nero (alla faccia dei "colori alla
Pucci") e riesce ad essere sofisticata e sfrontata, cede alla gioia
di uno spacco ma non si scopre mai troppo, fruga nel guardaroba
maschile uscendone più femmina di prima. Ci piace questo smorzare i
toni e gli accenti. In tempi di farfalle e
farfalline, anche questo è un segnale.