Il parlamento della moda a Parigi

di Federico Rocca 

Anche il fashion ha i suoi partiti. Ecco quelli in passerella alla fashion week della Ville Lumière

Federico Rocca

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Rick Owens AI 2012/13. Foto LaPresse

Rick Owens AI 2012/13. Foto LaPresse

Possiamo immaginarla anche così, la moda in questi giorni sulle passerelle parigine: come un parlamento. Magari non come quello italiano di questo periodo, ma come un vero parlamento fuori dai tempi di crisi dovrebbe essere: con i suoi partiti, le sue correnti e i suoi capogruppo.

La moda made in France, così come si sta mettendo in scena, è ancora e sempre così articolata e composita, che forse solo un aula parlamentare riesce ad esserne una metafora efficace. Perché anche lì ci sono alleanze - anche tra partiti ideologicamente opposti - per spartirsi democraticamente l'elettorato. Ovvero: i clienti.
Uno dei partiti con uno zoccolo duro di voti più sicuro è certamente quello degli Oscuri. Tenebrosi, misteriosi, gotici e un po' sacrileghi. Per loro esiste il nero. O il grigio che tende al nero. O il blu che assomiglia al nero. O il fango, al limite. Pelle, catene, piume nere, lacci. Rick Owens è il guru incontrastato del partito: per il prossimo inverno propone ancora lunghezze ai piedi e una silhouette verticalizzata enfatizzata dallo spostarsi del punto vita in alto. Compagni di scranni sono Ann Demeulemeester e Gareth Pugh, che osa ardite costruzioni aguzze e cuissardes in seta "arrotolati" alla gamba.

In qualche modo alleati agli sperimentali ci sono gli Oversized: dark anch'essi, a fasi alterne, si contraddistinguono da un approccio nei confronti delle forme del corpo femminile che tende ad avvolgerle in capi decisamente abbondanti. Damir Doma e Limi Feu sono, anche per questa stagione, due degli esponenti più interessanti di questa schiera estetica. Belle le gonne in suede effetto squaw del primo e i cappotti morbidi con maxi bottoni della seconda.

C'è invece una femminilità più rassicurante e canonica (e più apprezzata dagli uomini, in genere) nel programma politico/estetico dei Neoromantici. I classici del vestire bon ton sono rivisti e corretti, ma ben presenti, sulle passerelle di Nina Ricci, dove Peter Copping fa largo uso di sete, inseriti nude e dettagli in pizzo, di Rochas, dove Marco Zanini rivisita gli anni '70 con bellissime stampe in colori caldi e preziosi, di Carven, dove le ginocchia si scoprono generosamente e, in qualche misura, di Balmain. Il direttore creativo della griffe, Olivier Rousteing, continua a proporre l'immagine di una donne strong, sexy e sicurissima di sé, ma giocando questa volta con le perle, il ricamo a punto croce e il metelassé in vernice. Il risultato sono sovrabbondanti ricami iperbarocchi volutamente leziosissimi, al limite (o forse oltre) del kitsch. Molto interessanti e belli i capispalla squadratissimi. Romantici ma con carattere.

All'opposizione, sempre, ci sono gli Scanzonati. Quelli per i quali la moda è divertimento, provocazione, colore. Il tedesco Bernhard Willhelm ha la tessera del partito da sempre, ma in questa legislatura Autunno/inverno 2012/13 anche l'indiano Manish Arora sembra aderire con convinzione al programma: colori pop, stampe graffiti e attitudine psichedelica.

Se il nome non evocasse ben più tristi scenari, definiremmo Dries Van Noten un Responsabile. Nessuno come lui sa proporre un'idea di donna fedele a se stessa e soprattutto a ciò che le sue elettrici chiedono. Per il prossimo Autunno/inverno lo stilista belga rivisita lo stile militare, innestando su di esso suggestioni giapponesi sapientemente scomposte e ricomposte.

E poi c'è il gruppo misto degli Sperimentali. Ognuno per la sua strada, ognuno tendando quello che vuole tentare, correndo i suoi rischi. Dal duo AF Vandevorst, che porta in pedana una collezione piena di spunti interessanti, anche se forse non perfettamente amalgamati, a Mugler. Ma, soprattutto, a Balenciaga. Nicolas Ghesquière fa evolvere la sua collezione primaverile, dando vita a una autunnale difficilissma ma bellissima: volumi importanti, tessuti pieni di personalità, accostamenti materici sorprendenti. Un dialogo originale tra passato e futuro perseguito con una testardaggine lodevole.

In Italia, invece, l'impressione è che un "governo tecnico" condizioni un parlamento che si è fatto tecnico anch'esso. Sempre scrivendo in metafora. E' come se, per uscire dalla crisi, si siano presentate, a Milano, collezioni più "tecniche". Con meno anima? Più vendibili? Collezioni che sembrano, alle volte, fare di necessità virtù. Il pareggio dei bilanci come obiettivo. Dentro e fuor di metafora.

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