Chanel, precisione al quarzo

di Federico Rocca 

In passerella nella penultima giornata della fashion week parigina anche Valentino e Alexander McQueen

Federico Rocca

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La sfilata Chanel. Foto Getty

La sfilata Chanel. Foto Getty

E così, anche la Fashion Week parigina sta volgendo al termine. Ultimo giorno, oggi, della kermesse d'oltralpe, con in calendario sfilate attesissime come Louis Vuitton, Elie Saab e Miu Miu. Ma in quanto a big del fashion system in passerella, la giornata di ieri non è stata da meno.
A cominciare da Chanel. Karl Lagerfeld dichiara di ispirarsi alle suggestioni magiche e avventurose del Viaggio al centro della Terra di Jules Verne. E la scenografia, grandiosa come sempre, è di fatto un'esplosione di giganteschi quarzi bianchi, grigi e color ametista, che dal terreno si irradiano verso il cielo. La collezione, che riprende i medesimi colori arricchendoli con un verde malachite, un giallo senape e un rosso fragola, è  quanto mai ricca e preziosa. Ricami, inserti, paillettes, piume, incrostazioni di pietre su spalle e avambracci... si procede per accumulo, insomma, sulla strada di quanto più distante ci sia dal minimalismo. Anche i capi si sovrappongono a cipolla, con maxi gilet a clessidra sopra le giacche  e, soprattutto, gonne sopra i pantaloni. Un'idea forse non nuova e che ancora non ha incontrato il favore del grande pubblico, e che invece meriterebbe considerazione, unendo in modo singolare praticità e valorizzazione della silhouette. La donna Chanel, anche questa volta, è uguale a se stessa (e meno male). Solo, forse, un po' più Chanel del solito.

Scelgono la via opposta, quella della sottrazione, Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli, direttori creativi di Valentino. La loro collezione AI 2012/13 è singolarmente nitida e semplice. Volumi e linee esenziali e una predilezione per il materiale di stagione, la pelle. Ad arricchire l'aggraziato rigore dell'insieme, gli alamari delle giacche, i discreti ricami e i leggeri cristalli ton sur ton o i semplici fiorellini ricamati su fondo scuro. Nero, bianco e rosso (Valentino) i colori principe. Solo come sottofondo, e lontanamente percepibile, l'ispirazione all'estetica e all'artigianato mediorentale, ma incanalati con attenzione negli argini del mondo Valentino, qui ricondotto alla sua essenza più pura. Una collezione che - sicuramente - piace, o piacerà, al maestro Valentino.

Torniamo al massimalismo più scenografico e roboante sulla passerella di Alexander McQueen. A disegnare la collezione è la stilista Sarah Burton, ex braccio destro di McQueen. A guardare le prime uscite, sembrerebbe che la designer non abbia fatto troppi sforzi di fantasia. Si avverte una certa ripetitività, insomma, un certo riproporre in una serie infinita di varianti lo stesso "discorso": mantellina (sarà must, vedrete), vita strizzata da cintura importante e micro gonna a ruota. Una silhouette azzeccata, non c'è che dire. Ma anche il rischio di annoiare è abbastanza sicuro. Belle le pellicce, e bella anche la lavorazione a pom-pon. Bella la decorazione a micro nappine. Bello l'uso massiccio delle piume. Ma è come se un'uscita non fosse altro che una leggerissima variazione della precedente. Il che può anche avere un senso, ma allo stesso momento pregiudica irrevocabilmente l'effetto sorpresa che una sfilata (soprattutto di McQueen) esige. Da applauso le tre uscite finali. Secondo me sono già nel guardaroba di Lady Gaga.

Da segnalare, infine, altri due show. Quello del cantante rapper Kanye West, alla sua seconda prova in passerella. Niente di nuovo sotto i riflettori, ma certamente una collezione piena di garbo, gusto e misura. Tutto perfettamente in tendenza, tutto ben amalgamato e proposto. La signora Beckham ha trovato un competitor serio.
Delude un po', invece, Paco Rabanne. Alla sua seconda sfilata per la griffe storica, lo stilista indiano Manish Arora lascia nel cassetto le trovate di forte impatto che avevano caratterizzato il suo esordio, per concentrarsi su un'interpretazione più filologicamente "corretta" dei must della Maison, a cominciare dalla maglia metallica. Si deve vendere, eh sì...

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