Potrebbe concedersi il lusso del dolce far niente; il suo
invidiato marito è il bel e talentuoso Colin
Firth, dal quale ha avuto due figli, e con il quale si
divide tra Londra e l'Italia, suo paese d'origine. Lei è
Livia Giuggioli, ex produttrice cinematografica,
che ha deciso di non vestire solo il ruolo di 'moglie di', ma di
far sentire la sua voce, imboccando la via dell'impegno
sociale.
Ho incontrato ieri Mrs Firth, alla conferenza
"Dal dire al Fare" che si è tenuta presso
l'Università Bocconi di Milano, per parlare della
sua sfida The Green Carpet Challenge. Raggiante e
motivata, si è presentata con il fratello Nicola
Giuggioli, esperto in fonti di energia alternativa e
ideatore del primo Eco Store a Londra, con il
quale da anni sta combattendo la "guerra verde".
Tutto è cominciato nel 2009, quando Livia ha
iniziato a indagare i processi produttivi dell'industria della
moda; 80 miliardi di vestiti realizzati ogni anno,
che tutte noi compriamo senza pensare a come, dove e da chi siano
stati prodotti.
Se fino ad allora si pensava che la moda eco-sostenibile fosse
poco glam, ecco la svolta della Signora Firth che, con l'aiuto
della giornalista britannica Lucy Siegle, ha dato
il via al Green Carpet Challenge. Inaugurato nel
2010, in occasione dei Golden Globe
Awards, la bella Livia si è presentata sul tappeto rosso
indossando un abito da sposa vintage "rimesso a nuovo".
Risultato: un look impeccabile e applauditissimo.
"Se è così facile realizzare un vestito da tappeto rosso
ecologico, perché nessuno li produce?", si è chiesta la
Giuggioli, lanciando la sfida alle grandi griffe e
ottenendo dei risultati inaspettati: Giorgio
Armani l'ha vestita per i Golden Globes 2012,
Valentino, le ha disegnato l'abito per gli Oscar 2012, mentre il premio Oscar Meryl Streep ha indossare una
creazione eco, firmata Lanvin, per la serata più
glam dell'anno. Da quel momento, tanti altri designer hanno deciso
di informarsi sui tessuti da loro utilizzati e di migliorarsi dal
punto di vista della sostenibilità e della responsabilità verso
l'ambiente. "Ecco come si porta la moda dal dire al fare,
bisogna chiedersi da dove arrivino i materiali, chi li produca e in
che condizioni lavorative vengano realizzati. La moda
eco-sostenibile rappresenta un valore aggiunto; solo noi sappiamo
cosa compriamo e quanto sprechiamo, ed è da quella consapevolezza
che deve partire la nostra responsabilità", ha concluso
Livia.
Non sempre la moda ecosostenibile viene etichettata come
"bella", ma secondo lei quale può essere il compromesso tra etica
ed estetica?
Non ci deve essere un compromesso, assolutamente. Perché
altrimenti non cambieremo mai. Io non mi vestirei mai di moda
eco-sostenibile solo perché è sostenibile e non bella. Prendiamo il
Green Carpet
Challenge o la collezione di Yoox.com, sono esempi che devono dimostrare
che non c'è più differenza tra etica ed estetica, e che possiamo
scegliere il brand che più ci piace. E una volta che si riesce a
comunicare e far sapere al consumatore quali sono i brand giusti,
si spera che inizi a seguire il nostro esempio. Oggi sono vestita
"ecologica" dalla testa ai piedi, e spero che risulti piacevole
agli occhi delle persone.
In passato si è occupata di documentari. Ha progetti in
questo senso per far arrivare al grande pubblico il messaggio della
sua moda?
La mia carriera di produttrice penso sia finita ormai, ma non
nascondo che mi farebbe piacere vedere qualcun'altro che documenti
questa nostra lotta.
Da italiana sa che il nostro Paese non è sempre al passo
con gli altri, più "avanti" rispetto alle tematiche
dell'ecosostenibilità. Secondo lei che reazione avrà l'Italia nei
confronti della moda sostenibile?
Sicuramente prenderà piede anche in Italia, anzi penso che sarà
uno dei Paesi trascinatori, perché ha una grandissima tradizione
sia artigianale che manifatturiera; la moda è italiana e sì,
l'Italia ha una grandissima possibilità di creare innovazione,
unendo il Made in Italy al discorso dell'impatto ambientale e della
giustizia sociale.
Che ruolo ha avuto e continua ad avere suo marito nel
progetto?
Beh (annuisce sorridendo), come in tutti i progetti
familiari, si scambiano idee e opinioni. Colin è ovviamente parte
attiva di questo progetto, e il fatto che faccia l'attore rende il
red carpet un valore aggiunto alla sfida. Quest'anno ha sfoggiato
un tuxedo di Giorgio Armani, realizzato
interamente con bottiglie di plastica riciclate, uno di
Paul Smith fatto con lana ecologica e poi ha
indossato anche nella vita reale gli abiti di Tom
Ford, utilizzati nel film A Single Man. E'
riciclo anche questo, no?
Che bella la sua collana (in vendita a La Rinascente di Milano, in occasione
del Giubileo di Diamante), l'ha disegnata lei vero? Da dove è
partita l'idea di crearla e produrla?
Mi ha sempre divertito inventare cose nuove e trasformare capi
d'abbigliamento. E appassionandomi di materiali, mi sono chiesta se
si potesse realizzare una collana con del bronzo riciclato. Io amo
i teschi e ho sempre voluto avere un gioiello che, come una
sciarpa, potessi girare a mio piacimento. Stavo giocando un giorno
in un laboratorio, ed ecco qui il risultato.
Secondo lei, qual è il modo più facile per convincere la
gente (celebrities incluse) a convertirsi alla moda
ecologica?
Tutti si innamorano delle belle storie, mentre quelle brutte ci
fanno passare la voglia di ascoltarle. Ecco, quella della moda
sostenibile va racconatta così, come una storia con un lieto fine
che non si può non avere voglia di ascoltare.