Sfilate a Milano, secondo giorno:
ma quanto è cupa Prada...

di Federico Rocca 

Si ispira a un Giappone dark ma delicato Miuccia Prada, mentre sono un inno al romanticismo la sfilata di Blugirl e al colore quella di Ermanno Scervino. E da Emporio Armani spunta Matteo Renzi

Federico Rocca

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Fiori stilizzati, come quelli disegnati da un bambino, o come quelli dell'arte giapponese. Ma non sono romantici, affatto. Le sagome bianche si stagliano su tessuti neri come l'ombra, cupi nel colore così come nelle emozioni che suscitano. E' con un'uscita inattesa e spiazzante la sfilata di Prada, come sempre la più attesa della fashion week milanese, e come sempre la più difficile da decifrare. E non che con la seconda e la terza uscita le cose cambino granché. Dalle calzature in su, i richiami alla tradizione nipponica si fanno sempre più insistenti, in un gioco di bianco e nero interrotto solo da qualche guizzo di rosso lacca, inquietante come gocce di sangue. Anche quando la collezione imbocca la via delle nuance più chiare - dal bianco al rosa al perla - il mood non cambia. La ricerca sul confine labile tra buono e cattivo gusto che Miuccia Prada testardamente sta portando avanti sembra giungere a un punto di non ritorno. Tanti sono i perché ai quali la sfilata sembra non voler - coraggiosamente - rispondere. Il più evidente: ma perché così tanta pelliccia per una collezione primaverile?

>> Beauty Prada: minimum maximum


Tutt'altra storia sulla passerella di Blugirl. La linea giovane di Anna Molinari ritrova lo spirito iper-romantico e iper-femminile che ha decretato il suo successo, dimostrando come anche l'animalier, se visto attraverso il tulle, possa rivelarsi incredibilmente dolce. Anche su questa passerella, come in altre precedenti, la pelle si scopre con abbondanza, ma senza pruderie. Pollice su per gli abiti dalle lunghezze XX long.

>> Beauty Blugirl: casual e femminile


Arancione e fucsia dominano la sfilata di Ermanno Scervino, che predilige silhouette che enfatizzano al massimo le curve naturali del corpo. I pezzi migliori sono quelli in nappa con frange, piccoli capolavori del genere. Ai piedi solo maxi plateau aerodinamici, sui quali camminare non deve essere impresa facile. Oltre ai colori ipervitaminici, in passerella c'è anche il più classico degli accostamenti: un bianco e nero che non stanca mai.

>> Beauty Ermanno Scervino: iperfemminile classico

Pochi fronzoli e molta concretezza sulla passerella di Max Mara. Laura Lusuardi schizza una donna veloce, dinamica, graffiante, che indossa bomber col cappuccio, abiti al ginocchio e giacche oversize. Un animale urbano che vive di colori naturali o, viceversa, in un mix di fantasie patchwork caleidoscopico.

>> Beauty Max Mara: etnico-chic

Ospite a sorpresa, infine, nella prima fila di Emporio Armani. Ad applaudire re Giorgio c'è il sindaco di Firenze (e possibile leader del nuovo Pd?) Matteo Renzi. Perché? Non si sa. Quel che si sa è che la collezione è piaciuta molto: un elogio della "normalità", dell'asimmetria, della delicatezza, della pulizia e della misura che non può lasciare indifferenti.

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