Milano Moda Donna: da Max Mara a Prada. Tutto cambia e nulla cambia.

di Federico Rocca 

Nella seconda giornata della kermesse milanese dedicata alle collezioni di moda donna per l'Autunno-inverno 2013/14 salgono in pedana anche Fendi, Just Cavalli, Blugirl, Antonio Marras e Les Copains
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Federico Rocca

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Sfilata Max Mara, foto LaPresse

Sfilata Max Mara, foto LaPresse

Is it grunge time again? Pare proprio di sì: sembra che il "disordine" estetico che ha così fortemente connotato gli anni Novanta sia nuovamente di moda. Un segnale forte, in questa direzione, arriva dalla sfilata di Max Mara, con la quale si è aperta la seconda giornata di Milano Moda Donna. Una definizione, quella di "grunge" da prendere con le dovute cautele, perché la collezione presentata da Laura Lusuardi è certamente contemporanea e per nulla nostalgica. E soprattutto, dichiaratamente ispirata all'essenzialità e al rigore formale del Bauhaus, la celebre scuola tedesca che dell'eleganza della funzionalità ha fatto la propria bandiera. Ma un certo gusto rilassato, che gioca con la casualità e che ha davvero poca voglia di essere impettito e "perfetto" (e che dalla passerella emerge con evidenza), è per molti aspetti assonante a quello che ha fatto, vent'anni fa, la fortuna di Marc Jacobs. Volumi decisamente over per capispalla dalle proporzioni importanti, spalle cascanti, maniche arrotolate e sovrapposizioni a cipolla, per lo più in versione monocroma (nei colori delle pietre, del cemento e nell'immancabile cammello), a rendere più grafico l'insieme. Pelo, peluche e righe, ma anche effetto plastificato per gli abiti al ginocchio. Una donna più giovane, forse, rispetto a quella cui abitualmente si rivolge il brand. O, per lo meno, una signora che sotto al cappotto sa mettere anche le sneakers. Come fanno le modelle in passerella. Ad applaudire, guarda caso, due giovani star. La nostrana Arisa, supersofisticata, e la statunitense Hailee Steinfeld, nota pe ril suo ruolo in Il Grinta. La quale, appunto, non è neppure maggiorenne. Una collezione nella quale forse non c'è nulla di davvero nuovo, ma dove certamente non c'è neppure nulla di banale. Questa, in cruda sintesi, è forse la ragione del grande successo del marchio.

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Mood all'insegna della contaminazione per Blugirl, linea giovane di Anna Molinari. Animalier e check college, paillettes e rose, pizzo e tulle: un mix & match senza limiti per la ragazza immaginata dalla designer. Se il festival di Coachella si svolgesse d'inverno, le star vi andrebbero certamente vestite così. In modo svagato e distratto, ma studiatissimo. Ai piedi, comunque, scarpe maschili: polacchini o stringate basse, poco importa. Ospite d'onore, assieme alle star del piccolo schermo Pedron, Barriales e Alessia Ventura, l'astro nascente della musica italiana Annalisa, che del brand è fedele testimonial ( GUARDA TUTTI I LOOK DEI PROTAGONISTI DI SANREMO >).

Gran bel lavoro con la maglieria da Les Copains, nell'interpretazione che ne dà Alessandro Dell'Acqua. Le maxi righe sono protagoniste assolute accanto all'animalier e al total black. Chissà se vedremo vestito così anche l'ex ministro Maria Stella Gelmini, intercettato in prima fila ( GUARDA TUTTI I LOOK DELLE POLITICHE CANDIDATE AL PARLAMENTO >)

Se non suonasse come una sorta di ossimoro, diremmo che quelli visti sulla passerella di Fendi sono i "soliti straordinari" capolavori di pellicceria. Il mood è Eighties, sfacciato e colorato, estroso e pieno di trovate. Comprese le scarpe in pelliccia, che comunque continuano a interessare (e a fare discutere).

Chiamarla "seconda linea" non è appropriato, nel caso di Just Cavalli. L'"altra" linea del designer fiorentino è un omaggio alla Cina, ai suoi simboli e alle sue stampe. Ma una Cina in salsa rock, e come riscaldata dall'ardere di un fuoco che tinge tutto delle mille tonalità del rosso. Anche in questo caso la parola d'ordine è "libertà", nell'indossare e nell'abbinare, ognuno secondo la propria voglia, pezzi apparentemente incompatibili, come lo skinny pants iperdecorato e il giubbino supersporty. I pezzi più desiderabili sono gli abiti, mini o extra long, ma comunque fasciantissimi. Non possono mancare maculato e tigrato, inconfondibile firma dello stilista. E non possono mancare le star, che il suo stile amano. In passerella c'è Georgia May Jagger, mentre in front row gli obiettivi dei fotografi sono tutti per Manuela Arcuri e Melissa Satta. Anche se la "preferita" di Cavalli sembra essere Anna Oxa, con la quale si intrattiene a lungo. Gli animalisti provano a protestare "occupando" la passerella. Ma non se ne accorge quasi nessuno, per la verità.

Atmosfere dense di poesia e di riferimenti "alti" per l'elegante messa in scena di Antonio Marras, che compone dei sofisticati tableaux vivantes ispirati alla mostra di Lea Vergine "Un altro tempo", allestita pochi mesi fa dallo stilista sardo per il Mart di Trento e Rovereto. Ed è proprio da un altro tempo che nascono le sue creazioni sempre originiali e coerenti, dove il combinarsi di materiali, stampe, atmosfere dà vita a una donna al di fuori dalle mode, ma perfettamente "dentro" a uno stile.

Spiazza ancora una volta, ma forse non shocka, la donna ipotizzata da Miuccia Prada. I capelli sono effetto bagnato, come reduci da un temporale imprevisto. O come se la creatura femminile della griffe fosse in realtà una sorta di misteriosa sirena. Le spalle sono scoperte, con gli abiti fatti scivolare quasi a forza, a scoprire il collo e le clavicole. Ricordando un po' l'immagine di Silvana Mangano, mondina in Riso Amaro. La silhouette è al'insegna dell'asimmetria, soprattutto per quanto riguarda le gonne, nelle quali sono inseriti pannelli più lunghi, e spesso riccamente ricamati. I tailleur e i cappotti propongono gonne a ruota, e per le maniche dettagli di arricciature ampie e voluminose. I materiali e i tessuti sono, per lo meno, eterogenei: si va dal tweed al cocco, dal vichy alle righe, passando attraverso il lamé. Le borse sono bowling e le scarpe anni Quaranta. Il diktat sembra, anche in questo caso, avere il coraggio di mixare e di rischiare quello che sembra inosabile. Due più due spesso fa più di quattro.

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