Milano Moda Donna: Moschino Brit e Versace Vunk

di Federico Rocca 

Nella terza giornata della kermesse milanese dedicata alle collezioni di moda donna per l'Autunno-inverno 2013/14 salgono in pedana anche Etro, Blumarine, Iceberg e Sportmax
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Federico Rocca

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Sfilata Etro, foto Getty

Sfilata Etro, foto Getty

Apre con Oasis e Blur, e chiude con le cornamuse, la sfilata di Moschino, con la quale prende il via la terza giornata di Milano Moda Donna. Siamo nel Regno Unito, questo è chiaro. Non che servisse la musica, per carità, a dichiararlo. Perché l'intera collezione disegnata da Rossella Jardini è un omaggio appassionato e sincero della Maison nei confronti del mondo anglosassone. I pezzi iconici della griffe vengono spruzzati di quintessenza british e fatti rivivere, attualissimi, in una forma nuova e rassicurante, perché ben conosciuta, allo stesso tempo. Il punto di partenza sono il tartan scozzese e i suoi colori. Rosso in primis, che si candida ad essere "il" colore del prossimo Autunno-inverno. A questa suggestione si sovrappongono, integrandosi, quella collegiale, quella militare, con i dettagli rubati dall'universo delle uniformi, e quella equestre. Mostrine dorate, grandi M ricamate, richiami sottili allo splendore del Settecento e persino frange squaw concorrono nella definizione di una donna, come sempre, capace (anche) di scherzare

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Cresce, di stagione in stagione, la donna Sportmax. Non anagraficamente, anzi, ma in quanto a compiutezza e precisione. La collezione mandata in passerella oggi propone una donna decisamente metropolitana, forte, consapevole. Netta, nelle sue decisioni. Volumi, tagli e costruzioni la disegnano con tratti ben definiti, che concedono poco a vezzi inutili o comunque superflui. Texture sofisticate e lavorazioni esclusive fanno la parte del leone, componendo un guardaroba che si vuole nello stesso momento comodo ma ben costruito, caldo, ma leggero, semplice ma per nulla scontato.  

Voglia di contemporaneità anche in casa Etro. Le stampe iconiche della griffe vivono una seconda vita, che è quella dell'era digitale. Sezionate, ricomposte, nascoste e svelate, le tipiche fantasie Paisley della Maison ci sono, eccome, ma sono come stravolte, schermate, sovrapposte, moltiplicate. Ma non ci sono solo quelle. In un'epoca di commistioni e contaminazioni, nelle stampe della collezione disegnata da Veronica Etro ritroviamo vetrate gotiche e mandala tibetani, porcellane russe e scialli indiani, armoniosamente "tenuti assieme" dalla magia, atemporale, del nero che tutto unisce. Ma anche, in un certo senso, dalle cerniere, che come leitmotiv decorativo della collezione corrono sulle braccia e attraversano, insolitamente, il corpo.

Nostalgia anni Ottanta da Iceberg, che rivisita i grandi classici dello stile di quel decennio, epoca d'oro per la griffe. Geometrie azzardate e colori shock, come il giallo e il turchese (ma abbinati ai neutri bianco, nero e beige), contaminazioni materiche, con la pelle protagonista, spalle ipertrofiche e zip come décor. Come a voler tornare con la mente, e con il guardaroba, a quando si stava meglio. Anche questa può essere una ricetta.

Iperfemminile, ma con grinta, la donna Blumarine. L'apertura della collezione disegnata da Anna Molinari vede protagonisti assoluti i colori pastello che dal rosa cipria vanno al cenere e al celeste baby, per outfit caldi, rassicuranti, avvolgenti e morbidi, nei quali la maglieria, da sempre fiore all'occhiello della griffe, è splendida protagonista. Poco alla volta, la donna mandata in passerella acquista grinta e determinazione, femminilità e, anche, una carica seduttiva sottile e tagliente, ma comunque sempre discreta e chic. La si vede, da una parte, nei tailleur pantalone (la lunghezza è al polpaccio) con giacchino molto corto, con spalle insellate e portato a pelle e, dall'altra, nei minidress dall'allure couture, drappeggiati e riccamente ricamati.

Sempre sofisticata e colta la donna del giovane Gabriele Colangelo, che questa volta si ispira alle distorsioni digitali fotografiche di Laurent Segretier.

E sempro strong - anzi, questa volta forse ancora di più - la donna di Donatella Versace. Sado-punk, potremmo definirla? Se proprio servisse una sintesiper fare i titoli dei giornali, forse potrebbe essere questa. Solo che lei, Donatella, preferisce chiamarlo Vunk: punk, sì, ma alla Versace. Vinile e check, pelle e borchie, catene e tagli imprevisti che sembrano squarci, lo zebrato e un giallo uovo così carico da abbagliare. Glamour, grinta, ribellione, anticonformismo, sfida. Le mezze misure non sono certo cose da Medusa.

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