Milano Moda Donna: da Bottega Veneta a Emilio Pucci. Il resoconto della quarta giornata

di Federico Rocca 

In passerella oggi anche Jil Sander, Ermanno Scervino, Aquilano.Rimondi e Roberto Cavalli
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Federico Rocca

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Sfilata Bottega veneta, foto Getty

Sfilata Bottega veneta, foto Getty

Il dubbio, amletico, è: è giusto dichiarare una preferenza, soprattutto se sfacciata? E ancora: una recensione "seria", può essere farcita di superlativi assoluti, così banali e così poco professionali? Ci penso, e nel caso della sfilata di Bottega Veneta, con la quale si è aperta la quarta giornata di Milano Moda Donna, mi rispondo in entrambi i casi di sì. La collezione disegnata da Tomas Maier è - per quanto il mio umile parere possa valere - probabilmente la più precisa, elegante e, a suo modo, contemporanea tra quelle viste sulle passerelle meneghine sino ad oggi. Bellissima e raffinatissima, insomma, per sfoderare gli aggettivi minacciati. Focus della collezione, che si declina in 32 impeccabili uscite, è la materia, e in particolare la lana, nelle sue differenti interpretazioni, dalla flanella a quella infeltrita e come stratificata che crea inedite decorazioni colorate. Se l'abito, che segna il corpo con classe e lambisce il ginocchio, è il re della collezione, il principe è il cappotto. Tagli a vivo, drappeggi poi pressati che sembrano concedere molto alla bellezza della casualità, lembi appuntati con nonchalance qua e là, e una certa idea di verticalità che ricami non invadenti sottolineano efficacemente. Le borse si fanno più piccole e le scarpe strizzano l'occhio al mondo maschile. Tutto sembra perfetto. Anzi, probabilmente lo è.

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Decisamente riuscita anche la collezione di Ermanno Scervino. Sullo sfondo, che si intravede in lontananza, della Firenze tanto amata dal designer, sfila una donna che della contaminazione consapevole e senza limiti fa l'alfabeto del proprio linguaggio. L'incipit è affidato al grigio, in una serie di uscite nelle quali i tessuti maschili vengono illuminati da sfavillanti punti luce di cristalli Swarovski. Ma la collezione, ben presto, si apre generosamente alle ispirazioni sottili del mondo biker, con i revers importanti dei cappotti e le imbottiture di rinforzo, ma anche all'universo della maglieria e della pellicceria. Colpo di fulmine per i fazzoletti in visone da annodare al capo, come carré deluxe.

Centra il bersaglio anche Roberto Cavalli, che davanti a un front row di tutto prestigio - Janet Jackson ed Olivia Palermo, solo per citare le più internazionali -  ci offre un racconto affascinante che parla di Italia, di artigianalità, di unicità e di prestigio. Stampe rubate dai capolavori della pittura fiorentina, attualizzati e trasformati, dialogano con incrostazioni metalliche di borchie e paillettes e con lo scintillio dei cristalli, che ricoprono i tubini che lasciano abbondantemente scoperte le gambe. Al nero dominante fanno eco il rosso intenso, il blu e il bordeaux, che colorano anche le strepitose pellicce che accompagnano tanto le gonne micro quanto i pantaloni, leggeremente a zampa, diventati un iconico must della Maison. Ma oltre che nella visione d'insieme, la bellezza della collezione si sprigiona dalla perfezione dei particolari delle sofisticate lavorazioni che - diciamocelo che non fa mai male, e anzi, in un momento come questo serve - solo noi italiani sappiamo fare.

Un lavoro sofisticatissimo sulla costruzione dei capi, sui volumi e sui tagli è quello, invece, che vuole fare Jil Sander, per la seconda collezione womenswear che disegna per il marchio eponimo. Abiti e capispalla "montati" con prodigiose trovate che rasentano l'ingegneria, per una serie di pezzi che appaiono sconcertantemente semplici, e che nascondono, invece, una "meccanica" complessissima. Vince il nero (illuminato da dettagli gold) ma vincono anche i non-colori prediletti dalla designer, dal blu al bruciato. Accessori cult: le massicce scarpe con il tacco importante, con il quale rimanere ben "piantate a terra".

Giocano una singolare partita con lo stile Aquilano.Rimondi, mettendo in scena una collezione dichiaratamente ispirata alla crudele Regina di Cuori di Alice nel paese delle meraviglie, e soprattutto all'interpretazione cinematografica data del classico "per l'infanzia" da Tim Burton. Le creazioni dei due stilisti pullulano così di piccoli e grandi disegni dei semi delle carte da gioco: cuori, fiori, picche e quadri sbocciano sugli abiti che sono figli della tradizione della couture romana, e che spesso vengono indossati persino sopra a pantaloni superskinny. Cuori & Co. anche sulle divertenti scarpe.

A chiudere la giornata con  un tocco di senualità arriva Emilio Pucci, nella declinazione dell'heritage della griffe data dal direttore creativo Peter Dundas. Punto primo, secondo il designer norvegese: mai più senza stivali in suede altissimi, comunque e (quasi) sempre marroni. Punto secondo: la tradizione ha un senso, ma solo se reinterpretata pensando all'oggi. Un oggi che ha bisogno, a giudicare dal lavoro del designer, di leggerezza e romanticismo, di seduzione e di freschezza, di gioco, civetteria e grinta. Ma anche di un tocco ultraglamorous e, persino, rock & roll. Lo dichiarano i colori, delicati e zuccherosi, ma anche le lunghezze, extrashort e "giovani". Lo dichiara, infine, la leggerezza della "trasformazione" delle iconiche stampe della maison che Dundas fa, tramutandole in composizioni di pizzi e ricami. Per la sera: via gli stivali e avanti tutta col nero.

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