Paola Maugeri e l'importanza di ascoltare una storia

di Alice Abbiadati 

In occasione di Your Story to tell, il progetto itinerante creato da Montblanc a favore di Unicef, Paola Maugeri ci parla di bambini, di maternità e dell'importanza dei racconti... che possono avere inizio anche da un piccolo accessorio

Alice Abbiadati

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Martedì scorso si è tenuta a Milano la seconda tappa del progetto promosso da Montblanc che, grazie alla sua collezione Signature For Good, sostiene Unicef nei programmi di scolarizzazione infantile. Con la partecipazione di Paola Maugeri, i bambini hanno potuto dare vita a Montblanc, Your Story to tell, un percorso itinerante che toccherà le principali città d'Italia, per stimolare la fantasia dei più piccoli a costruire una storia a più capitoli, in pieno supporto del progetto.

E con Paola abbiamo avuto l'occasione di scambiare quattro chiacchiere sul dono della maternità, sull'importanza del prendersi cura del pianeta, e di come anche un piccolo accessorio, a volte, può raccontare una bellissima storia.

Come è nata questa collaborazione?

È nata qualche tempo fa, proprio per la fondazione Montblanc. Ero stata chiamata in veste di giurata per premiare l'eccellenza intellettuale nel mondo. Ed è stata una grande opportunità per me, soprattutto l'avere a che fare con personaggi dello scenario internazionale, tra cui il giovanissimo pianista Lang Lang… una vera e propria rockstar! E da quel momento faccio parte della famiglia Montblanc, con la quale è partita una collaborazione davvero unica.

Costruire insieme ai bambini una storia. Qual è, secondo te, il mezzo più efficace per far arrivare il messaggio alle persone?
Sicuramente l'ascolto, perché la qualità di un dialogo parte sempre dal saper ascoltare. Noi, probabilmente, siamo una generazione che ha perso questo dono, non solo nei confronti di noi stessi ma anche per i nostri figli. E potersi mettere nella condizione di raccontare una storia significa anche saperla accogliere, soprattutto per i bambini, che sentono la tua presenza mentre narri loro qualcosa di bello. Io sono una grandissima sostenitrice delle favole e del senso della fiaba, importantissimi per la crescita, e credo che un momento di racconto sia una cosa bellissima, non solo per il proprio bambino, ma anche per se stessi. Io poi amo raccontare di ciò che ha fatto il mio mestiere. Di rock & roll, per esempio.

Parlando di maternità, tu hai dichiarato che le tette servono a questo...
Esatto, e continuo a sostenere quello che ho detto. Per me è assurdo che, con tutti quello che si "vende" al giorno d'oggi, le tette rappresentino ancora un tabù; ancor prima di essere oggetto di seduzione, sono strumento di allattamento. Per me è stato uno dei gesti più rivoluzionari della mia vita. Questo progetto aiuta soprattutto le donne del sud del mondo, ma noi abbiamo tantissimo da imparare da loro perché vivono la maternità nel modo più naturale possibile. Per esempio, noi portiamo i nostri bambini dentro a un passeggino, spingendoli lontano da noi, loro invece li portano sulle spalle. E poi allattano senza farsi troppi problemi sul loro seno, perché proprio a questo - appunto - serve.

Da anni sei impegnata in prima persona sulle questioni ambientali. Hai progetti futuri su questo fronte?
Come dire… continui con il cuore che ti batte! Sì, per me non sono solo dei progetti ma qualcosa che mi definisce totalmente, perché oggi l'"aspetto ecologico" non significa solo riciclare i rifiuti o andare in bicicletta. Significa combattere per le cose in cui si crede e dare il proprio contributo nel modo migliore. Che non parte con il delegare gli altri, ma dall'azione diretta di ognuno di noi. Per me poter passare qualche ora con questi bambini, è un mio tentativo personale di fare qualcosa. Infatti non è un caso che abbia con me il mio anello simbolo a forma di colibrì, per rivivere con loro la sua storia bellissima in cui, con una goccia d'acqua, tenta di spegnere l'incendio della foresta. Magari non ci riesce, ma ci crede e vuole fare la sua parte.

A proposito di accessori: a cosa non riesci proprio a rinunciare...
Mi piacciono molto gli anelli, come questo colibrì che è sempre con me. Mi piace perché i bambini ne sono sempre attratti. Poi sai, sono una donna, in un posto come Montblanc mi guardo intorno e inizialmente vorrei tutto. Però credo che sia importante consumare in modo consapevole, cosa che non è molto lontana dal concetto di lusso, anzi! Il lusso oggi deve essere consapevole, altrimenti le risorse in questo mondo finiscono. Tornando agli accessori, amo molto anelli, collane, bracciali e borsette. Sono una femmina militante, ma uguale a tutte le altre donne. Non vado in giro con il saio, mi vesto e ci tengo ad apparire presentabile. Ma in puro rispetto del pianeta. Come la borsa che indosso, fatta con parti di tapparelle recuperate.

Progetti futuri nella moda? Una collaborazione con Montblanc, ad esempio...?
Volentieri. Due anni fa ho creato due collezioni per Borsalino e sono state meravigliose perché, per i prototipi dei cappellini, ho utilizzato i cartoni delle mie scatole dove ricevo la frutta a KM zero. Quindi le ho svuotate e smontate, trasformandole in un'idea che è stata distribuita in tutto il mondo, e della quale sono stata contentissima. Perché no, io sono una super fashionista, ma una super fashionista con coscienza.

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