Il mio nome è Blahnik, Manolo Blahnik

di Federico Rocca 

Il più amato creatore di scarpe del globo incontra le sue fan a Milano, nello store Excelsior. Concedendosi con una generosità che non può non conquistare

Federico Rocca

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Lo incontro nel cuore di Milano, all'ultimo piano dello store Excelsior, all'interno della boutique Antonia, dove viene presentata una preview della sua collezione per il prossimo Autunno-inverno.
Prima ancora di scambiare quattro (che diventano subito otto) chiacchiere con lui, la sua naturale simpatia emerge con tutta evidenza, e con una sorta di garbata "irruenza" che ti conquista subito. Anche a distanza. Sarà per quel viso espressivo come quello di un caratterista da film hollywoodiano anni Cinquanta. Sarà per il suo italiano parlato, evidentemente, con gioia e piacere. Sarà per il papillon vivace come una farfalla. Sarà per le loafer in velluto fucsia che esibisce con nonchalance. Non le ha certo messe per farsi notare. Ma è inevitabile che, poi, gli obiettivi dei fotografi tutti lì finiscano.

Cominciamo col parlare della sua collezione per il prossimo autunno. Come ce la racconta?
Mi piacciono molti gli stivali, che hanno una sorta di "collare" in suede. Le altre diciamo che sono un po' cinematografiche. Le ha indossate anche la protagonista di quel film... come si chiama?... Twilight, quando si sposa. Uff! (ride) Per i bambini va bene, ma per me...

Lei è un signore. E quale crede sia la sua più grande qualità, come uomo e come designer?
Come uomo non ne ho molte. Non sono per nulla paziente, e più divento vecchio più divento esigente. Con me e con gli altri. Posso diventare molto "pesante".

Essere esigenti può essere anche una grande qualità...
Lei crede?

Se porta a dei buoni risultati, sì. Non trova?
E' vero. In questo senso sono un perfezionista alla massima potenza.

E come designer?
Faccio scarpe destinate a durare più di una stagione, questa è la mia qualità. Non credo ai trend stagionali. E siccome sono dotato di un forte spirito di contraddizione amo fare l'esatto contrario di quello che fanno gli altri: creo scarpe che vogliono vivere più di sei mesi.

E quanto costa - o quanto paga - questa scelta, dal punto di vista del mercato?
Può capitare di vendere meno, alle volte. Ma la volgarità non mi piace, e non mi interessa vendere un paio di scarpe in più a costo di seguire delle tendenze che non sento mie. Posso arrivare ad un passo dalla volgarità, per venire incontro alle esigenze commerciali. Ma non vado mai oltre. Nel mondo delle calzature, trovo, si è andati un po' troppo in là. Si producono e vendono scarpe che fanno ridere, esagerate, paradossali, con plateau iperbolici che distruggono i volumi della figura femminile. Se sei bassa, risulti completamente sproporzionata e grottesca. Se sei alta, diventi ancora più gigantesca. No, grazie, tutto questo non fa per me.

Che cosa pensa dello stile delle donne italiane? Soprattutto per quanto riguarda le loro scelte in fatto di scarpe...
Oggi devo ammettere di non girare molto per le strade. E' un mio limite. Però quando ero giovane la bellezza italiana era, in assoluto, il mio punto di riferimento: da bambino, negli anni Cinquanta, adoravo le sorelle Fontana, Simonetta Fabiani... Per me il loro lavoro è stata una sorta di educazione al gusto, mi hanno marcato per sempre. Poi avete avuto attrici dallo stile starordinario, come Monica Vitti, ad esempio. Ancora oggi, quando vado in Sicilia, divento pazzo per l'eleganza naturale di queste donne.

Le donne di tutto il mondo non solo amano il suo lavoro, ma ho l'impressione che provino autentico affetto per lei. Che cosa si prova ad essere amati da così tante persone?
E' una sensazione starnissima. Non riesco a spiegare quello che sento. Quando qualcuno mi riconosce all'aeroporto, per dire, e mi bacia e saluta, mi dà un grande piacere. Ma vivo questo amore con una sorta di incoscienza.

Le faccio una domanda e le chiedo anche quanto le dia fastidio farsela fare, perché immagino gliela pongano in continuazione. Che cosa rappresentano per lei Sex & The City e Carrie Bradshow?
Devo moltissimo ad entrambi: per me sono stati un lancio incredibile che mi ha fatto conoscere a chi ancora non mi conosceva, 20-30enni di oggi. Eterna riconoscenza, insomma, e nessun fastidio nel rispondere alla domanda! Quando è uscito l'ultimo film, mi hanno ancora intervistato tutti!

Che cosa pensa della celebrità e del mondo delle celeb?
Non sono fatto per queste cose. Mi piace parlare con la gente, ma lo star system non è cosa per me.

"Mi scusate?", una commessa dello store ci interrrompe timidamente, chiedendoci di spostarci di qualche centimetro dall'espositore delle calzature. "Devo vendere una Manolo..."

Certo che la scuso, io sono contento! Due cents in più per me!, risponde divertito Blahnik

Di solito una donna si veste e poi sceglie le scarpe da abbinare all'abito. Non potrebbe essere il contrario, secondo lei?
Sì, negli States sta capitando sempre più spesso che le donne costruiscano il loro look a partire dalla calzatura. Mi piace molto come approccio.

Parlavamo di celebrities. Ce n'è una che le piace in particolare per il gusto che dimostra nello scegliere le scarpe?
Uma Thurman. La adoro, perché sceglie sempre seguendo il suo gusto.

C'è un giovane designer di calzature che apprezza in modo particolare, e che secondo lei avrà una carriera paragonabile alla sua?
Nicholas Kirkwood: è fantastico. Ha un grande gusto, non si fa condizionare da nulla, e poi è così carino e gentile con me... Ma ci sono tantissimi giovani talenti tutti da scoprire, nelle scuole di tutto il mondo.

Quando una scarpa è davvero bella? E quando è davvero brutta?
E' il taglio che fa la differenza. La scarpa con la linea più semplice è quella più bella, c'è poco da fare. Quella più brutta è quella piena di cose inutili e sovrabbondanti. Va bene per Hollywood Boulevard, o per le porno star, forse. Ma le donne vere sono tutta un'altra cosa...

Ringrazio Blahnik e mi faccio autografare il libro Manolo Blahnik Drawing, di Thames & Hudson.

Come ti chiami?, mi chiede Blahnik.
Federico, rispondo io.
Come Federico Fellini! Il cinema italiano, ah... Il sorriso di Mr. Blahnik si spalanca.

Avrei altri cinque minuti di intervista su Mastroianni, Sophia Loren , La Dolce Vita... ma - perdonatemi - me li tengo tutti per me.

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