Sfilate / Fendi
<<Abbiamo bandito la parola impossibile dal nostro vocabolario>>. Così Silvia Venturini Fendi, figlia di Anna Fendi e direttore creativo collezioni uomo e accessori della Maison romana, riassume la chiave del suo successo. La griffe ha cambiato la storia della pellicceria sdrammatizzandone l’accezione di status symbol borghese, nobilitando i peli poveri e trattando con disinvoltura i velli più preziosi. Tutto cominciò quando nel 1925, Edoardo e Adele Fendi aprirono a Roma, in via del Plebiscito, un piccolo negozio di borse con laboratorio di pellicceria. Nel 1946, le cinque figlie della coppia, Anna, Carla, Paola, Franca e Alda, entrarono nell'azienda di famiglia. Qualche anno più tardi, conobbero Karl Lagerfeld. Il designer impresse una ...
<<Abbiamo bandito la parola impossibile dal nostro vocabolario>>. Così Silvia Venturini Fendi, figlia di Anna Fendi e direttore creativo collezioni uomo e accessori della Maison romana, riassume la chiave del suo successo. La griffe ha cambiato la storia della pellicceria sdrammatizzandone l’accezione di status symbol borghese, nobilitando i peli poveri e trattando con disinvoltura i velli più preziosi. Tutto cominciò quando nel 1925, Edoardo e Adele Fendi aprirono a Roma, in via del Plebiscito, un piccolo negozio di borse con laboratorio di pellicceria. Nel 1946, le cinque figlie della coppia, Anna, Carla, Paola, Franca e Alda, entrarono nell'azienda di famiglia. Qualche anno più tardi, conobbero Karl Lagerfeld. Il designer impresse una radicale svolta stilistica: la pelliccia venne plasmata e reinterpretata come mai prima, diventando un capo alla moda. Cambiarono anche i materiali, si sperimentarono nuove conce, tinte e assortimenti. Si tagliarono, intrecciarono e intarsiarono le pelli quasi fossero tessuti. Risale a quel periodo la "doppia F" che è diventata il logo del marchio. Nel 1969 Fendi aggiunse alla pellicceria artigianale una linea di prêt-à-porter, che faceva leva sul know-how dei laboratori di Alta Moda. Accanto alla pellicceria, anche la pelletteria subì una rivoluzione. Così alle borse rigide Fendi rispose con forme morbide e destrutturate. Nel 1977 nacque il ready-to-wear. Intanto si moltiplicavano i prodotti con la doppia F: foulard, cravatte, guanti, occhiali, jeans e home collection. Nel 1990 ha debuttato il menswear, completo di accessori. Nel 1994, per preservare l’artigianalità delle origini, si è recuperata la “Selleria”: accessori realizzati in cuoio "fiore" e lavorati a mano da maestri sellai, in esemplari limitati e numerati. Dalla creatività di Silvia Venturini Fendi, figlia di Anna Fendi, divenuta responsabile dell'ufficio stile, è nata, nel 1997, la “Baguette” che ha oltre dieci anni. Il successo della piccola borsa è immediato tanto che è oggi un oggetto di culto. Nel 2004 il Gruppo LVMH ha acquisito il controllo totale della Maison. Nel 2005 Fendi ha compiuto ottant’anni, inaugurando Palazzo Fendi a Roma, nuova sede del marchio nel cuore del centro storico. Oltre agli studi e agli atelier ospita la nuova boutique, la più grande al mondo.
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