Islanda, quando sono le donne a guidare la ripresa

Francesca Porta 08 novembre 2011

Dopo il crac bancario del 2008, sono state loro a far ripartire l'economia

Jòhanna Siguroardòttir, premier islandese 
Jòhanna Siguroardòttir, premier islandese

«Gli uomini fanno confusione, poi arrivano le donne e mettono in ordine». Era il 2008 quando l'allora premier islandese Geir Haarde pronunciò queste parole di fronte al Parlamento. Inizialmente, nessuno capì cosa intendesse dire.

L'Islanda era schiacciata da una crisi economica e politica molto grave: il debito estero era quasi nove volte il Pil; le due banche più importanti, la Glitnir e la Landsbanki, erano appena crollate; la corona era stata svalutata del 60%.

Nel mezzo della terribile recessione, la svolta del premier. La prima decisione è di nominare due donne a capo delle due banche appena nazionalizzate: alla guida dalla Glitnir nomina Birna Einarsdòttir, esperta di corporate banking; alla Landsbanki, Elìn Sigfùdòttir, economista nel settore commerciale e marketing.

Sotto la loro guida, i due istituti di credito riperendono forza, e l'economia islandese ricomincia a crescere, uscendo dalla recessione prima di molti altri Paesi europei.

Ma c'è anche un'altra donna cui va il merito della ripresa: la premier Jòhanna Siguroardòttir, eletta nel 2009 dopo le dimissioni di Haarde. Socialdemocratica e femminista, omosessuale dichiarata e mamma, Jòhanna sta guidando l'Islanda fuori dalla crisi.

Mentre pensa alla stesura di una nuova Costituzione, la presidente del Consiglio non si dimentica altri fronti: da quando è stata eletta, in Islanda si è riaperta la discussione sulla parità del salario tra uomini e donne, e sulla necessità di varare leggi che puniscano più severamente le violenze sessuali. E questo, come ricorda il settimanale Internazionale, nonostante l'Islanda sia considerata uno dei Paesi più avanzati riguardo alla condizione femminile (per assistenza, asili, congedi di maternità, opportunità sul lavoro).

Come a dire: c'è sempre qualcosa che può essere migliorata. Un esempio? Nel 2013 entrerà in vigore una legge che obbligherà le imprese ad avere consigli di amministrazione con almeno il 40% di donne. Front women come Birna Einarsdòttir, Elìn Sigfùdòttir, Jòhanna Siguroardòttir. Sì, Geir Haarde aveva visto giusto: «Poi arrivano le donne a mettere in ordine».

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