Governo Monti,
un'agenda per le donne

Francesca Porta 18 novembre 2011

Lavoro, asili e congedi parentali: ecco le riforme "al femminile"

Il ministro Elsa Fornero e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano 
Il ministro Elsa Fornero e il presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano

Pari opportunità non vuol dire quote rosa. Pari opportunità vuol dire avere, uomini e donne, la stessa facilità nel trovare (e mantenere) un lavoro, gli stessi diritti nel poter conciliare professione e famiglia, gli stessi doveri nel prendersi cura della casa e dei figli.

Nel suo primo discorso al Parlamento, Mario Monti è stato chiaro: donne, lavoro e politiche sociali sono obiettivi prioritari. E sono, in particolare, i punti fermi sui quali lavorerà Elsa Fornero, il ministro del Lavoro e del Welfare con delega alle Pari Opportunità, per portare avanti quelle riforme tanto attese dalle italiane.

Il primo punto da trattare è quello del lavoro. Secondo gli ultimi dati diffusi dall'Istat, infatti, in Italia il tasso di occupazione femminile è fermo al 46% (il dato peggiora significativamente al Sud), molto al di sotto del 58,2% della media europea. Fra le donne inattive, più della metà dichiara che uno dei motivi di scoraggiamento è la scarsa flessibilità di orari e delle modalità lavorative.

Quello che ci si aspetta da queste riforme, dunque, è un cambiamento che incentivi il flexi-time: la settimana corta, il telelavoro e le banche del tempo. Una riforma di questo tipo, inoltre, dovrebbe essere accompagnata da misure del welfare che prevedano incentivi per le assunzioni femminili, assegni per le famiglie che hanno molti figli ed eque agevolazioni fiscali a seconda del reddito.

Secondo punto: gli asili. Come ricorda il Corriere della Sera, molti sondaggi rivelano che uno dei problemi principali delle donne italiane sotto i 40 anni è proprio la mancanza di asili, soprattutto nidi. Se l'Italia può vantare un numero abbastanza consistente di scuole per i bambini dai 3 ai 6 anni, infatti, c'è invece un vuoto strutturale per quelli sotto i 3 anni. Così, solo l'11% dei bambini frequenta l'asilo nido.

Terzo punto: il congedo di paternità . È giusto che una donna resti a casa dal lavoro per alcuni mesi dopo aver avuto un figlio? È sacrosanto. Una madre deve avere la possibilità di occuparsi del neonato e riorganizzare la sua vita, travolta dal lieto evento. E un padre no? In molti Paesi europei la risposta è chiara. In Olanda, per esempio, il 40% degli uomini sfrutta il congedo parentale. E all'Italia una legge del genere farebbe solo bene. Non solo per dare alle donne la possibilità di mantenere continuità con il lavoro, ma soprattutto perché il principio per cui le cure domestiche e familiari sono anche un diritto/dovere degli uomini passa anche da qui.

Ce la faremo? È possibile. Sapere che a occuparsi di tutto questo sarà una donna è già qualcosa.

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