Già. L'Italia non è un paese per donne

Isabella Panizza Cutler 31 gennaio 2012

Tasso di occupazione femminile agli ultimi posti del ranking europeo e salari più bassi del 20% rispetto agli uomini.  Eppure il lavoro delle donne continua ad essere il più importante motore (spento) dello sviluppo mondiale

Corbis Images 
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All'alba di una nuova settimana che vede il governo sempre impegnato con le parti sociali per la riforma del lavoro, riflettori  puntati ancora sulle donne.

Sconfortante il tasso di occupazione femminile, oggi al 46,2%, che mette l'Italia agli ultimi posti in Europa. A questo si aggiunge anche la disparità di salario. Da noi, infatti, le donne che lavorano, pur partendo spesso da un livello di istruzione superiore, continuano ad avere minori possibilità di carriera, e hanno retribuzioni il 20% inferiori a quelle degli uomini.

Secondo un'elaborazione del Centro Studi Sintesi per Il Sole 24 Ore le italiane guadagnano in media 1.104 euro netti al mese, contro i 1.379 dei colleghi maschi. E il titolo di studio non aiuta ad abbassare il divario: nonostante gran parte delle occupate (73,4% contro il 59,9% degli uomini) sia diplomata o laureata, i guadagni netti delle laureate sono più bassi di quasi il 22% rispetto ai colleghi con pari titolo di studio, dislivello che scende al 21,2% per le diplomate.

«Le dipendenti - spiega Catia Ventura, direttrice del Centro studi Sintesi -  non riescono a raggiungere posizioni di potere, sono più precarie e lavorano più degli uomini a tempo parziale».

Eppure, come ci ricordano Cinzia Dato e Silvana Prosperi, autrici del libro Goodbye Italia, la Repubblica che ripudia il lavoro delle donne (Castelvecchi Rx) «colmare il gap generazionale e di genere potrebbe produrre incrementi del Pil del 13% nell'Eurozona, del 16% in Giappone e del 22% in Italia. Secondo uno studio del 2010 della Banca d'Italia, con un tasso di occupazione femminile del 60% il Pil italiano crescerebbe del 7%».

Insomma: per lo sviluppo del Paese bisogna innanzitutto valorizzare la risorsa umana più pregevole e più insensatamente  sottoutilizzata di cui l'Italia dispone: le donne.

Dalla manager televisiva all'architetto designer, fino all'unica docente donna di Matematica Pura al prestigioso Mit di Boston, sono 27  le storie raccontate nel libro, in cui il mondo femminile italiano viene osservato attraverso lo sguardo di professioniste affermate che, nate e formatesi in Italia, hanno poi scelto di vivere e lavorare all'estero per vedere riconosciuto il proprio talento.

E voi cosa ne pensate, l'Italia vi sembra un paese per donne?

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