Gli uomini italiani in casa aiutano pochino. Ma neanche in
Svezia, dove pure lavorano un'ora in più al giorno, i mariti
brillano per iniziativa. Risultato: Firenze piange, Stoccolma non
ride. Vogliamo dirlo che partecipazione non è rifarsi il letto ma
co-gestire l'azienda famiglia?
Qui Stoccolma
Ho due figlie, un lavoro a tempo pieno in un'azienda
farmaceutica, e la tentazione di fare un altro bambino. La mia vita
è un gioco di incastri che neppure un'acrobata.
Rob, mio marito, in casa mi aiuta, gli uomini svedesi sono
abituati fin da piccoli a farlo. Tiene sul frigo la lista dei suoi
compiti e li svolge tutti, anche se in fatto di autonomia...
Diciamo che è un perfetto esecutore. Cassetti da svuotare, medicine
scadute da buttare, abiti da eliminare per far spazio negli armadi?
Lui si presta volentieri, mai preso l'iniziativa, però. E certe
volte faccio prima ad arrangiarmi io piuttosto che chiedergli un
aiuto.
Il risultato è che esco la mattina alle sei, torno alle sei di
sera e in tutto questo cerco di coordinare l'azienda casa: spesa,
cucina, pulizie, bambine da andare a prendere alla lezione di
musica. Sono la project manager della famiglia.
Per di più vittima del politicamente corretto: non riescoa
decidermi ad assumere una colf. Per me chiedere a un estraneo di
pulire i bagni o stirare le camicie è impensabile, mi sento
incolpa.
Come tanti altri in Svezia: la collaboratrice domestica per noi
èun lusso-tabù forse perché veniamo da anni di socialdemocrazia,
forse perché abbiamo introiettato il dovere di farcela da sole. So
solo che io non mi fermo mai, così riesco anche a fare sport e a
studiare canto, la mia passione. Ma Rob una delega in bianco ce
l'ha: la cura delgiardino è tutta roba sua.
Anna Kangasniemi, 40 anni, due figlie: JUlia, 9, e SOfia, 8.
Più Rob.
Qui Firenze
Confesso: mi sono messa nei guai, e nessuno me lo aveva chiesto.
Forse ho la sindrome della casalinga perfetta anni 50. Fatto sta
che quando è nata Viola, tre anni fa, mi sono detta: la cosa
migliore per lei, mio marito Iacopo e me stessa è che io lavori a
casa.
Mi sono licenziata- mi occupo di moda - e ho iniziato a fare la
consulente per varie aziende. Adesso, da poco, collaboro con la
Fondazione di Palazzo Strozzi, posso fare tutto dal pc del mio
studio di casa. E da quando Viola va al nido (pubblico), ho deciso
di rinunciare anche alla colf. Ho imparato a scrivere un progetto
tra una lavatrice e l'altra, mica facile, ma ti abitui.
Ovvio, certi giorni possono diventare incubi, come quella volta
che avevo in casa l'idraulico, un cliente mi tampinava al telefono
per la consegna di un lavoro urgente, e di Iacopo neanche l'ombra.
Tutto sommato, però, non ho ripensamenti. Nell'arco delle 24 ore
riesco a: non bruciare l'arrosto, andare al supermercato, mettere
in ordine la casa, recuperare Viola a scuola, fare yoga e smaltire
tutte le mail, complice un iPhone che ormai è una mia protesi.
Iacopo mi dà una mano in cucina e se la cava egregiamente a
caricare la lavastoviglie (e anche a scaricarla, sono fortunata,
molti mariti italiani si limitano a una delle due operazioni).
Altro non è capace di fare, però il nostro patto funziona, forse
perché è a tempo determinato. Ma se non decidiamo di provare con un
altro fi glio, cerco un lavoro che mi costringa a uscire di casa.
Stavolta, magari, part-time.
Allegra Salvadori, 34 anni, una figlia: Viola, 3. E un
marito: Iacopo.