Marzia in missione

Gianluca Biscalchin 07 febbraio 2012

Dopo il terremoto è stata la prima a riaprire bottega. Ora i migliori chef vanno a cucinare da lei: per aiutare L'Aquila

Marzia con il sindaco de L'Aquila, Masimo Cialente, festeggia tra soldati e impalcature 
Marzia con il sindaco de L'Aquila, Masimo Cialente,
festeggia tra soldati e impalcature

È una resistente. E non solo perché lavora dalle 16 alle 18 ore al giorno e crea, da sola, pizze gourmet in una cucina microscopica. È che Marzia Buzzanca lo fa nel centro storico dell'Aquila, devastato dal terremoto del 6 aprile 2009. 47 anni, nata a Tripoli e arrivata qui vent'anni fa per amore, è stata la prima a riaprire bottega nella Zona Rossa.

La chiamavano "la pazza di via Leosini", perché da quel vicolo ha ricominciato, dopo avere perso tutto. E oggi è ancora Marzia a far parlare della sua città con le Cene a 4 mani, che da un po' prepara cucinando in tandem con chef stellati nel suo ristorante Percorsi di Gusto. E che ricominciano a febbraio.

Com'era la sua vita prima di quellanotte del 6 aprile 2009?

«Avevo un ristorante, Vinalia, candidato alla stella Michelin. Che quest'anno, infatti, è arrivata al mio chef di allora, William Zonfa. Io sono sommelier ,avevo messo su una cantina importante. Con il terremoto, tutto finito. Mi ci è voluto un po', anche psicologicamente, prima di imbarcarmi nell'avventura di Percorsi di Gusto, il nuovo locale».

L'idea di mettere in piedi le cene aquattro mani a chi è venuta?

«A Davide Oldani, amico e grande chef del D'O di Cornaredo. Ha visto la mia cucina e ha detto: tu sei pazza. Però ha voluto darmi una mano a far sapere che l'Aquila non è morta. Poi ho cucinato con Maurizio Santin, Niko Romito, Gabriele Bonci, tutti numeri uno. E ora ripartiamo con Renato Bosco e Mauro Uliassi, 2 stelle Michelin».

Aprire un ristorante in una città deserta: si chiede mai chi glielo ha fatto fare?

«No, volevo offrire alle vie desolate dell'Aquila il mio lavoro. Ho imparato a fare la pizza con lieviti naturali e ci ho messo su i prodotti locali per aiutare gli artigiani».

Quanto è stata dura?

«Tanto. Dopo il terremoto sono tornata nel mio vecchio locale: era distrutto. Ho salvato le bottiglie rimaste portandole fuori a una a una. Sola, in un edificio pericolante. Ho sistemato i miei collaboratori in altri ristoranti. Poi ho pianto».

E adesso?

«È il momento più critico, il rischio è di mollare tutto. Finisce il gas mentre cucin oe devo cambiare da sola la bombola, i permessi non arrivano, la città si svuota .Se si perde l'entusiasmo è finita. Io non mollo, è la mia missione».

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