Ha 28 anni, è tunisina, è la blogger più famosa della
rivoluzione dei gelsomini. Era un anno fa. «Attente, la primavera
araba può ancora trasformarsi per le donne in un lungo inverno»
Mi chiamo Lina Ben Mhenni, ho 28 anni, vivo a
Tunisi e faccio l'assistente di Linguistica nella facoltà di
Scienze umane e sociali all'università.
Mi piacciono i libri di Milan Kundera e le poesie del
siriano GhadaSamman, le candele blu, i gatti. Ho un blog,
Tunisian Girl, che un anno fa è diventato una
finestra da cui il mondo ha seguito in diretta, in rete, la nostra
rivolta contro il regime di Ben Ali. La cosiddetta
"rivoluzione dei gelsomini", ma io preferisco dire rivoluzione
della dignità. Che è iniziata il 17 dicembre del 2010, a Sidi
Bouzid, alle 9 di mattina: era un venerdì e, lo ricorderete,
il povero Mohamed Bouazizi - un laureato che
campava vendendo frutta e verdura - si è dato fuoco per
protestare contro la polizia che gli aveva confiscato la
merce. Una cassetta di carote da un dinaro e 50 centesimi, neppure
un euro.
A quel punto, tra le lacrime e la rabbia, il paese è
esploso: migliaia di persone in piazza, rivolte a
Sfax,Tozeur, Douz, Regueb. Perché non puoi farti succhiare per
sempre la vita dai corrotti, e non puoi continuare a penare perché
poche famiglie hanno tutta la ricchezza .Soprattutto se hai
vent'anni, e in Tunisia l'età media è 29.
Con il mio blog superavo la censura del regime e ogni giorno
documentavo tutto, con foto che scattavo io o quelle che mi
mandavano le persone dai loro cellulari: le piazze piene,
l'entusiasmo, le prime manifestazioni a Tunisi, la repressione
della polizia di Zaba (è il soprannome del dittatore ZineAl
Albedine Ben Ali, ndr) che ha fatto più di 200 morti, i corpi sulle
strade.
Mai mi sarei immaginata, per questo, di essere premiata
migliore blogger dell'anno da Le Figaro, ancora meno che mi
candidassero al Nobel per la pace, figurarsi. Però intanto
abbiamo fatto vedere a tutti che cosa succedeva: a chi era in
piazza e ha saputo che non era solo, e al resto del mondo. E da qui
la Primavera araba ha contagiato Libia, Egitto, Siria. Raccontare
da un blog una rivoluzione vuol dire che non stacchi mai. Dormi tre
ore a notte, non ti pettini più, ti dimentichi di mangiare. Oltre a
tutto il resto, le minacce, gli amici che vengono arrestati, il
fidanzato a cui devi rinunciare.
Finché, proprio un anno fa, il 14 gennaio 2011, BenAli è
fuggito. Fine di un incubo. Da dicembre abbiamo un nuovo
governo. C'è un'Assemblea costituente che dovrà scrivere
la nuova Costituzione. Ma io le elezioni del 23 ottobre le ho
boicottate, tra i candidati ho visto troppi nomi che prima erano
pappa e ciccia col regime. I ministeri più importanti sono
andati a Ennahda,il partito islamico che ha vint oe che era
illegale sotto Ben Ali. Sono musulmana, ma di loro
non mi fido, e quando oggi mi chiedono se ora stiamo
meglio o peggio in Tunisia, rispondo che francamente mi pare tutto
uguale a prima. Almeno per adesso.
I vecchi mi dicono che ho fretta, e i cambiamenti richiedono
tempo. Sarà. Ma ho girato il paese in lungo e in largo e sono
andata a trovare chi avevo intervistato durante le proteste. La
pensa come me. La polizia è tornata ad arrestare e torturare, la
disoccupazione tra i giovani non diminuisce, all'università vedo
aggirarsi studenti islamici che cercano un luogo dove costruire una
moschea: lì dentro?!
Sono preoccupata, sì. Temo che torni la censura. E poi
temo per noi donne. Altro che Primavera araba, qui per noi
c'è il rischio che sia un lungo inverno. Qui ci sono donne che
parlano solo il dialetto e lavorano in campagna tutto il giorno per
un salario da fame, e altre, come me, che sono andate a studiare
negli Stati Uniti e a insegnare arabo in un'università del
Massachusetts, jeanse All Stars, e l'ambizione di contare.
Nell'Assemblea costituente ci sono 49 donne su 217, non è male.
Però dobbiamo stare attente, perché non ci siano passi indietro sul
divieto di poligamia, sul diritto all'istruzione, sulla libertà di
metterti oppure no il velo.
A me le minacce continuano ad arrivare, mi accusano di
essere troppo libera, troppo ricca e troppo poco
musulmana. Credo che quando leggerete queste righe noi
saremo di nuovo in piazza. Ma io sono un elettrone libero e resto
qua, davanti al mio computer.
Un premio e un libro - Figlia del fondatore
della sezione di Amnesty International in Tunisia - un ex comunista
incarcerato ai tempi di Habib Bourguiba, il predecessore di Ben Ali
- Lina lo scorso 22 dicembre ha vinto il Premio Roma per la Pace,
che prima di lei era andato anche a Madre Teresa e a Ingrid
Betancourt. Il suo Tunisian Girl, la rivoluzione vista da un blog è
pubblicato in Italia da Alegre (5 euro).