Le donne che lavorano fanno crescere il Pil del 9,2%. Parola
degli economisti della Banca d'Italia. Benissimo. Noi ci
rimbocchiamo le maniche. Voi, però - mariti e ministri - dateci una
mano.
Capita che una donna sia il capo della sala operativa
della Protezione civile e si trovi a gestire emergenze come
terremoti e alluvioni. Capita anche che piloti un aereo di linea.
Che diriga un'orchestra, un reparto di chirurgia d'urgenza, che
produca un ottimo Brunello o diriga un gruppo di ricerca di 250
scienziati. Capita anche in Italia.
Lo raccontano in un libro, Effetto D (Franco Angeli),
Luciana D'Ambrosio Marri e Marcella Mallen: otto
storie di vita e lavoro di donne che ce l'hanno fatta. Storie
"normali", ma nel nostro Paese ancora speciali, troppo
speciali.
La realtà è che per noi italiane è più dura
diventare il boss e far concorrenza agli uomini nei posti di
comando. Tanto per fare un esempio: nel settore
del terziario, la maggior parte delle aziende (il 68%) non ha
neppure una donna dirigente. Da non credere. Farcela,
però, non è impossibile.
«Le donne che abbiamo incontrato sono leader nel loro
campo soprattutto perché fanno un mestiere che è in sintonia con i
loro desideri e le loro potenzialità», spiegano le autrici del
libro. «I loro sogni non sono rimasti chiusi nel cassetto, ma sono
stati ben ossigenati all'aria aperta, sono cresciuti e si sono
trasformati in progetti di lavoro». Realizzati, aggiungiamo noi, a
casa nostra, quando molte altre hanno dovuto lasciare il nostro
Paese per realizzare i loro sogni (come vi avevamo raccontato qui)
«Fare largo alle donne oggi è sempre più
necessario non solo per ragioni di pari opportunità e di giustizia
sociale, ma soprattutto perché senza di loro l'Italia non
cresce», spiega nella prefazione al libro
Alessandra Perrazzelli, Presidente
dell'associazione Valore D. «Una maggiore presenza femminile nel
mercato del lavoro potrebbe ridare slancio alla nostra economia.
Secondo proiezioni elaborate da Banca d'Italia e Manageritalia, se il tasso di occupazione delle
donne passasse dall'attuale 46,9% al 60%, obiettivo previsto dal
Trattato di Lisbona per il 2010 e fallito a livello nazionale, si
avrebbe un aumento del Pil del 9, 2%».
Insomma, senza il lavoro delle donne, l'Italia non
riparte. L'ha ribadito anche il ministro del Lavoro Elsa Fornero.
Di recente ha annunciato sanzioni per le aziende che non
rispetteranno l'obiettivo del 60% e ha parlato del congedo
paternità . Deve diventare obbligatorio,
ha detto, in modo da distribuirsi su entrambi i genitori. Della
serie: gioie e fatiche condivise. Giusto. (E su questo argomento
abbiamo appena lanciato anche un sondaggio, fateci sapere
come la pensano i vostri partner clicclando qui)
Per fortuna, c'è anche qualche buona
notizia: nel terzo trimestre del 2011 le imprese femminili
sono aumentate (oggi sono il 23,4% del tessuto imprenditoriale
nazionale, dati dell'Osservatorio dell'imprenditoria femminile di
Unioncamere). In totale, sono oltre 1 milione e 400 mila, diffuse
su tutto il territorio nazionale (dati del rapporto
sull'imprenditoria femminile, promosso dal Dipartimento per le pari
opportunità con il Ministero per lo Sviluppo economico e
Unioncamere). Un ottimo punto di partenza. Ma c'è ancora da
lavorare. Noi ci rimbocchiamo le maniche. Voi, però, dateci una
mano.
P.s. Il prossimo appuntamento per parlare di lavoro è
alla Banca d'Italia il 7 marzo, a Roma, per
l'incontro "Le donne e l'economia italiana". Noi
ci saremo.