E ora parliamo di Kevin

Isabella Panizza Cutler 22 febbraio 2012

D'accordo, la situazione è estrema. E di bambini come Kevin, per fortuna, ce n'è uno su un miliardo. Ma chi di noi non si è mai ritrovata a chiedersi dove (e se) sbaglia. E, soprattutto, chi non si è interrogata sulle conseguenze che il suo modo di educare i figli potrà avere sulla loro personalità?

Ne parlano tutte. Alcune hanno visto il film, altre hanno letto il libro. "Sì", ci siamo dette in redazione, "E ora parliamo di Kevin". Del film (nelle sale italiane dal 17 febbraio) con Tilda Swinton (sempre più bella e brava)  e del libro da cui è tratto: un romanzo (della giornalista americana Lionel Shriver) di quelli che si divorano in una notte. Estremo, faticoso, ma pieno di idee, emozioni e spunti sul rapporto genitori-figli.

La storia in breve: messe da parte ambizioni e carriera, Tilda/Eva dà alla luce Kevin. La loro relazione è difficile sin dai primissimi anni. Quando Kevin, alla vigilia del 16esimo compleanno, compie una strage nella sua scuola, Eva si ritrova a lottare contro i sensi di colpa. E' colpevole del gesto compiuto da Kevin? E' lei la responsabile di tutto? Ha mai amato suo figlio?

Kevin non è pazzo, Eva non sembra una cattiva madre e suo marito Franklin (un grande, John C. Reilly) non è un cattivo padre, soltanto un po' infantile. Eppure la somma di tanti piccoli errori e finzioni quotidiane produce alla fine il disastro.

D'accordo, la situazione è estrema. E di Kevin, per fortuna, ce n'è uno su un miliardo. Ma chi di noi non si è mai ritrovata a chiedersi dove (e se) sbaglia. E, soprattutto, chi non si è interrogata sulle conseguenze che il suo modo di educare i figli potrà avere sulla loro personalità?

Se state leggendo questo post, l'avete fatto almeno una volta. E anche se non vi troverete mai nel pasticcio in cui è finita Tilda, il libro e il film sono un buon supporto per riflettere.

In particolare, il romanzo manda un messaggio chiaro: non tutte le donne hanno l'ambizione di diventare madri.  Meglio non avere figli, piuttosto che farli senza volerli veramente. Interpretazione spregiudicata della maternità che ha permesso al libro di diventare un best seller.

Potete non essere d'accordo. E domandarvi, per esempio: ma è sempre e solo colpa della madre?

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