Ricostruire, tutto. Cominciando da me

Ilaria Bellantoni 11 maggio 2012

Sono un ingegnere civile: progettavo ponti, palazzi, fabbriche. Quando sono tornata dalla seconda maternità mi hanno fatto fuori. «Rimettersi in gioco è veramente dura, ma lo fai». E alla fine scopri anche che puoi diventare più forte.

Foto di Christian Sinibaldi 
Foto di Christian Sinibaldi

Vai a pag 48 del numero di Myself di maggio per leggere l'intervista a Cristina Sottotetti, esperta di selezione del personale, che svela come ritrovare il lavoro. E scrivile per chiederle consigli personalizzati cliccando qui.

Bianca, 42 anni

«Sono un ingegnere civile: progettavo ponti, palazzi, fabbriche. Quando sono tornata dalla seconda maternità mi hanno fatto fuori: problemi d'esubero, han detto. Lo confesso, è stato uno shock perché amavo il mio lavoro e "costruire", letteralmente, dava senso alla mia vita. Mi hanno liquidato e, per benefit, mi hanno offerto un programma di outplacement. Non sapevo cosa fosse, ero scettica. Ho scoperto che è un modo per ricollocarti: ti affidi a un team di professionisti, tra cui uno psicologo e un tutor che ti seguirà per tutto il percorso, e ti assicurano che, se seguirai i loro consigli, entro 6-8 mesi troverai un altro lavoro.

All'inizio mi sono sentita inutile, ferita, fuori posto. Sono tornata a occuparmi di Elisa, 5 anni, e Susanna, 2. Mi sono resa conto che non è vero che se fai la casalinga sei solo una frustrata: puoi realizzarti anche se stai a casa. Portavo le bambine all'asilo e mi facevo torchiare un giorno sì e l'altro pure dal mio tutor. Mi ha costretta a guardare il lavoro da un altro punto di vista, a giudicare meglio le mie debolezze e i miei punti di forza, a rimettermi in gioco.

Ogni giorno dedicavo 5 ore alla mia "riqualificazione": rispondevo agli annunci
che trovavo sui giornali e online, mandavo lettere di presentazione, telefonavo alle aziende. Nei colloqui rispondevo alle domande in maniera diretta e guardavo dritto negli occhi chiunque. Pregavo che andassero bene, anche: non è mai servito, ma la fede mi ha aiutato tanto. Con tutto il tempo libero che avevo ho cominciato a frequentare la Compagnia in cammino di Vanzago, che segue bambini disabili e disadattati.

Dopo sei mesi ce l'ho fatta, ho firmato un contratto
con una società di servizi anti-incendio. Ma ho chiesto il part time perché voglio continuare a fare volontariato e insegnare catechismo. Prima vivevo per il lavoro,
ora il lavoro non mi definisce più. Tutta un'altra storia».

>>Leggi la storia di Laura, 44 anni, salvata dalle amiche.

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