Precaria Rai incinta: l'imbarazzo della scelta

Isabella Panizza Cutler 16 maggio 2012

Rinunciare a due mesi di stipendio o farsi cacciare dall'azienda? Per Alessia Patacconi, precaria Rai dal 2003  incinta di sette mesi, lavoro e gravidanza non sembrano essere compatibili

Foto LaPresse 
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Rinunciare a due mesi di stipendio o farsi cacciare dall'azienda? Per Alessia Patacconi, precaria Rai dal 2003, c'è davvero "l'imbarazzo della scelta".

"Hai due possibilità, o rinunci a due mesi di stipendio oppure ti risolviamo il contratto per negligenza". È quanto si è sentita dire, al settimo mese di gravidanza dall'ufficio Risorse Tv della Rai, poco prima che le "sbattessero il telefono in faccia", come ha raccontato a Repubblica.it.

Alessia è uno dei volti di Rai Tre con un contratto autonomo a tempo determinato. Ha una partita Iva e contratti annuali che finora le sono sempre stati rinnovati alla scadenza. Riceve 22.050 euro all'anno e, per averli, presenta ogni mese una fattura di circa 1.800 euro. Deve rispettare l'esclusiva ed è reperibile 24h. Alla Rai, dicono che nessuno la vuole cacciare. È rimasta incinta a novembre e lunedì scorso ha chiamato l'ufficio del personale per definire il da farsi.

In Rai è prevista la comunicazione del periodo di congedo per gravidanza, ma nel caso in cui il lavoratore stia prestando la sua opera a "tempo", contratto e pagamento vengono congelati.

La Patacconi si sarebbe presa soltanto due mesi, ma una volta appreso che non avrebbe percepito lo stipendio ha immediatamente chiesto la matricola previdenziale per rivolgersi all'Inps e avere l'indennità di maternità per cinque mesi.

A quel punto, sempre al telefono, le è stato detto che se avese creato problemi le sarebbe stato risolto il contratto "per negligenza".

Purtroppo l'articolo 23 del contratto di Alessia prevede proprio che  ove l'impedimento impedisse il regolare svolgimento per una durata significativa rispetto alla stagione produttiva, il rapporto potrà essere risolto di diritto, senza alcun indennizzo".

La clausola ricorda in modo imbarazzante quella "anti-maternità" fatta togliere dal direttore generale Lorenza Lei qualche mese fa. Non ci sono più i riferimenti a gravidanze, infortuni o malattie. Vero. Ma rimane, guarda caso, però quella generica, relativa allo scioglimento nei casi di "sopravvenuta impossibilità" lavorativa.

"Una clausola mai utilizzata dalla Rai nei confronti di una donna incinta - dichiara Valerio Fiorespino, Direttore Risorse Tv a Repubblica.it- noi sospendiamo il contratto fino al ritorno del lavoratore, garantendogli il posto".

Piccolo particolare: senza stipendio. "Perché, si chiede l'annunciatrice, la Rai non mi tutela economicamente se faccio un figlio?".  Nel mondo dei precari, ma non solo, scegliere di restare incinte equivale spesso a mettere la parola fine ad avanzamenti di carriera o, nel peggiore dei mondi possibili, smettere addirittura di lavorare perdendo il posto.

Per voi, quanto può essere discriminante una gravidanza? Fatecelo sapere lasciando un commento

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