Rinunciare a due mesi di stipendio o farsi cacciare
dall'azienda? Per Alessia Patacconi, precaria Rai dal 2003
incinta di sette mesi, lavoro e gravidanza non sembrano
essere compatibili
Rinunciare a due mesi di stipendio o farsi cacciare
dall'azienda? Per Alessia Patacconi, precaria Rai dal
2003, c'è davvero "l'imbarazzo della scelta".
"Hai due possibilità, o rinunci a due mesi di stipendio oppure
ti risolviamo il contratto per negligenza". È quanto si è sentita
dire, al settimo mese di gravidanza dall'ufficio Risorse Tv della
Rai, poco prima che le "sbattessero il telefono in faccia", come ha raccontato a Repubblica.it.
Alessia è uno dei volti di Rai Tre con un contratto autonomo a
tempo determinato. Ha una partita Iva e contratti annuali che
finora le sono sempre stati rinnovati alla scadenza. Riceve 22.050
euro all'anno e, per averli, presenta ogni mese una fattura di
circa 1.800 euro. Deve rispettare l'esclusiva ed è reperibile 24h.
Alla Rai, dicono che nessuno la vuole cacciare. È
rimasta incinta a novembre e lunedì scorso ha chiamato l'ufficio
del personale per definire il da farsi.
In Rai è prevista la comunicazione del periodo di congedo per
gravidanza, ma nel caso in cui il lavoratore stia prestando la sua
opera a "tempo", contratto e pagamento vengono congelati.
La Patacconi si sarebbe presa soltanto due mesi, ma una volta
appreso che non avrebbe percepito lo stipendio ha immediatamente
chiesto la matricola previdenziale per rivolgersi all'Inps e avere
l'indennità di maternità per cinque mesi.
A quel punto, sempre al telefono, le è stato detto che se avese
creato problemi le sarebbe stato risolto il contratto "per
negligenza".
Purtroppo l'articolo 23 del contratto di Alessia prevede proprio
che ove l'impedimento impedisse il regolare svolgimento per
una durata significativa rispetto alla stagione produttiva, il
rapporto potrà essere risolto di diritto, senza alcun
indennizzo".
La clausola ricorda in modo imbarazzante quella "anti-maternità" fatta togliere dal direttore
generale Lorenza Lei qualche mese fa. Non ci sono più i
riferimenti a gravidanze, infortuni o malattie. Vero. Ma rimane,
guarda caso, però quella generica, relativa allo scioglimento nei
casi di "sopravvenuta impossibilità" lavorativa.
"Una clausola mai utilizzata dalla Rai nei confronti di una
donna incinta - dichiara Valerio Fiorespino, Direttore Risorse Tv
a Repubblica.it- noi sospendiamo il contratto
fino al ritorno del lavoratore, garantendogli il posto".
Piccolo particolare: senza stipendio. "Perché, si chiede
l'annunciatrice, la Rai non mi tutela economicamente se faccio un
figlio?". Nel mondo dei precari, ma non solo,
scegliere di restare incinte equivale spesso a mettere la parola
fine ad avanzamenti di carriera o, nel peggiore dei mondi
possibili, smettere addirittura di lavorare perdendo il posto.
Per voi, quanto può essere discriminante una gravidanza?
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