For president

Simona Siri 24 gennaio 2012

Gli stereotipi fanno brutti scherzi: a un uomo molto sexy si finisce per dare la credibilità di un toyboy. HUGH, JUDE E LEO: è vero, vi abbiamo sottovalutati. Ora, per espiare, siamo disposte ad ascoltare (forse) tutto quello che avete da dire su diritto alla privacy, pace e ambiente

La prima volta che abbiamo visto Brad Pitt è stato in Thelma & Louise: tutto quello su cui siamo riuscite a concentrare l'attenzione sono stati il sedere e gli zigomi. La seconda, in Fight Club, è stato quel muscolo addominale, quello obliquo che sembra quasi un osso. Per capire che Brad è un grande attore ci sono voluti decine di film e un confronto diretto (in The Tree of Life di Terrence Malick) con Sean Penn, da sempre osannato per l'impegno, l'intelligenza, il talento, e mai nessuno a guardargli i pettorali. Non solo: oggi Brad adotta orfani insieme ad Angelina Jolie, è un padre fantastico di sei figli ed è coinvolto in tonnellate di iniziative benefiche. Potrà mica essere fesso uno così, no? Stesso discorso per Leonardo Di Caprio: faccia da eterno post adolescente e quella maledizione del Titanic, film romantico per eccellenza che per anni lo ha inchiodato allo stereotipo di attore leggerino. Meno male che è arrivato Martin Scorsese (seguito recentemente da Clint Eastwood) a mettergli a posto la carriera, a lui che intanto si impegnava al fianco di Al Gore, dirigeva documentari sull'effetto serra, si esponeva in campagne per sensibilizzare il mondo sul problema acqua. Insomma ce la metteva tutta per farci capire che dietro a quegli occhioni e a quella fossetta c'è molto di più.

Categoria Sottovalutati anche per Jovanotti: che sa bene quanta fatica ci vuole a far dimenticare che tu non sei più quello spilungone dall'aria non sveglissima che cantava «sei come la mia moto». Ma gli esempi migliori sono Jude Law e Hugh Grant. Perché nel loro caso non si trattava di pregiudizio: c'erano i fatti a parlare. Che cosa avremmo dovuto pensare di Jude che, sul punto di sposare Sienna Miller, si faceva di nascosto la baby sitter bruttina? E di Hugh che, fidanzato con Elizabeth Hurley, andava a prostitute a Hollywood (e, soprattutto, si faceva beccare)? Insomma è colpa loro se per anni li abbiamo guardati convinte che, dietro quelle facce bellissime, ci fossero solo due neuroni e che entrambi fossero lì a guardarsi allo specchio e a dirsi quanto erano fighi. Ma poi è scoppiato lo scandalo delle intercettazioni illegali del News of the World, ed è cambiato tutto: il tabloid inglese (gruppo Rupert Murdoch, uno degli uomini più potenti del pianeta) è stato accusato di aver spiato per anni i telefonini di centinaia di vip. Tra cui Jude e Hugh, appunto. Colpiti in modo personale, ma ben attenti e sensibili alle conseguenze politiche di un "caso" che nel frattempo ha coinvolto anche il governo e la polizia inglesi, i due hanno reagito. Sfoderando un piglio da uomini abituati a parlare davanti a capi di stato, più che a firmare autografi sul red carpet. In un'intervista al quotidiano The Guardian, Law ha lanciato un atto d'accusa lucidissimo non solo contro la stampa scandalistica, ma tutta la società del gossip: «Siamo tutti complici, tutti». E oggi, commentando il fatto più grave - polizia e magistrati che passano informazioni riservate sulla sua vita al News of the World - dice: «Credo ancora nella democrazia del nostro Parlamento, devo farlo. Potersi fidare di chi ha il compito di proteggere noi cittadini è uno dei pilastri della convivenza civile». Toni da statista, più che da candidato all'Oscar.

Hugh Grant di più. Lui ha aiutato Scotland Yard nelle indagini: ha incontrato il giornalista Paul McMullan e durante l'intervista gli ha fatto ammettere la pratica illegale dell'hackeraggio telefonico. Peccato che Hugh avesse con sé un registratore, e il giorno dopo ha usato le dichiarazioni di McMullan come base per un durissimo articolo sul New Statesman. Adesso neanche la notizia di una figlia - legalmente riconosciuta, frutto di una fugace relazione con l'attrice cinese Hong Tinglan - può scalfire la sua immagine. Il Grant eterno Peter Pan con la fobia dell'impegno non esiste più e il Guardian si chiede: è nato un nuovo premier? Pensandoci, l'idea potrebbe anche non essere così marziana. Visto che gli scandali politico-sessuali sono all'ordine del giorno, visto che viviamo in un'epoca in cui sentiamo la necessità di sapere tutto ma proprio tutto di chi ci governa (e anche se non la sentiamo, ci pensano le intercettazioni), chi meglio di uno che a prostitute c'è già andato e quindi non lo deve più nascondere? Noi non avremmo sorprese e lui non sarebbe ricattabile. Insomma, di uno così ci potremmo fidare.

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