Cannes 2013. Ryan Gosling: come ti massacro un sex-symbol

Luigi Locatelli 24 maggio 2013

Promossa a icona in Drive, con quel bomber dorato e i muscoli sempre guizzanti, in Only God Forgives Ryan Gosling è ridotto all'ombra di se stesso. Tant'è vero che non si è presentato per la rituale promozione

Ryan Gosling. Non si è fatto vedere alla 66ma edizione del Film Festival di Cannes. (Foto Getty Images) 
Ryan Gosling. Non si è fatto vedere alla 66ma
edizione del Film Festival di Cannes. (Foto Getty Images)

Tutti si aspettavano grandi cose da Only God Forgives, proiettato martedì in concorso, anche perché che riproponeva la coppia vincente di Drive, Ryan Gosling come protagonista e Nicolas Winding Refn alla regia. Invece alla fine fischi e buuh, e rari applausi.

Lentissimo, estenuante, ieratico come una preghiera buddista e un film scandinavo degli anni Cinquanta, Solo Dio perdona si è rivelato una dura prova per i molti giornalisti presenti alla Sale Lumière ormai stremati da decine di film ingurgitati e da una settimana di code, spesso sotto la pioggia battente. Basite, annientate, deluse fin quasi alle lacrime le moltissime estimatrici di Ryan, le fedelissime devote di quello che giustamente vien considerato l'ultimo dei sex symbol hollywoodiani. Promossa a icona in Drive, con quel bomber dorato e i muscoli sempre guizzanti, stavolta Ryan Gosling è ridotto all'ombra di se stesso.

Equivoco gestore a Bangkok di un sala di comattimento, lo si vede abbastanza poco, surclassato dal suo antagonista, uno spietato poliziotto thailandese infallibile killer e sadico torturatore. Refn gli fa dire sì e no una ventina di battute in tutto, per il resto Gosling si aggira silenzioso con l'aria abbattuta e tristissima senza combinare granchè, schiacciato com'è da una madre castatrice (Kristin Scott Thomas) che lo considera meno di zero e gli ha sempre preferito l'altro figlio. "Lui sì che aveva le palle", gli urla dietro la matriarca tanto per aumentargli l'autostima. Chi si aspettava che si esibisse in chissà quali scene di thai-box e in tutta la sua possanza fisica ci è rimasto male. Niente, Ryan non si toglie una volta la T-shirt, men che meno mostra i famosi tattoo. Quando  fa a pugni col rivale, ne esce sconfitto con la faccia massacrata.

Così per il resto del film Gosling appare, quando il regista decide di farcelo vedere (cioè poco, pochissimo), tutto gonfio e pesto. Mai un sex symbol è stato così scientemente massacrato, distrutto, annientato in un film. Le adoranti del culto Gosling non si sono ancora riprese dallo shock. Quanto a lui, non dev'essere stato contento quando si è rivisto in Solo Dio perdona, tant'è vero che non è venuto a Cannes per la rituale promozione e conferenza stampa. Credo proprio che il sodalizio Gosling-Refn finisca qui.

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