Egitto, il governo
si dimette.
Elezioni entro il 30 giugno

di Francesca Porta 

I manifestanti chiedono le dimissioni dei militari e un calendario elettorale

Francesca Porta

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Gli scontri hanno provocato oltre 30 morti

Gli scontri hanno provocato oltre 30 morti

Aggiornamento delle ore 17.30: Il Consiglio militare egiziano ha accettato le dimissioni del governo di Essam Sharaf e ha annunciato che le elezioni presidenziali si terranno entro il 30 giugno 2012. La nuova data, anche se più vicina della precedente, potrebbe essere comunque troppo distante per accontentare i manifestanti e la loro richiesta di trasferire subito il potere dalla Giunta militare a un governo civile.

 

Il popolo egiziano non ha intenzione di arrendersi. Dopo aver liberato il Paese dalla dittatura di Mubarak, ora i manifestanti vogliono eleggere democraticamente il proprio presidente. E vogliono farlo in tempi brevi.

Secondo le migliaia di persone che in questi giorni stanno scendendo in Piazza Tahrir a protestare, il calendario elettorale pensato dal maresciallo Mohammed Tantawi e dalla sua Giunta militare (che ha il compito di accompagnare l'Egitto al voto) è poco chiaro e prevede tempi troppo lunghi. Il primo appuntamento elettorale è previsto per il 28 novembre, ma, svolgendosi su base distrettuale, le votazioni andranno avanti per mesi, arrivando alla nomina del presidente solo alla fine del 2012.

Questo significherebbe tenere il Paese in uno stato di tensione permamente e, soprattutto, dover sottostare per un altro anno al governo dei vertici militari. Per questo i manifestanti riempiono le piazza, chiedendo al maresciallo Tantawi di dimettersi e di velocizzare il percorso verso le elezioni.

Le manifestazioni, che continuano ormai da quattro giorni, sono sfociate in violenti scontri con la polizia, che per disperdere la folla lanciano lacrimogeni e sparano alcuni colpi d'arma da fuoco in aria. Secondo le ultime notizie, i morti sarebbero 33. Si contano, inoltre, migliaia di feriti.

Amnesty International, che proprio in questi giorni ha pubblicato un rapporto sulla situazione egiziana, ha dichiarato: «I militari sono venuti completamente meno alla promessa di migliorare i diritti umani e si sono resi colpevoli di un catalogo di violazioni che in alcuni casi hanno persino superato quelle dell'era di Hosni Mubarak».

Ieri pomeriggio, dopo una lunga riunione, il governo ha deciso di presentare le dimissioni. Il premier Essam Sharaf, tra le urla di approvazione dei manifestanti, ha rimesso il mandato nelle mani della Giunta militare.

 

 

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