Cern, trovata una traccia della particella di Dio

di Francesca Porta 

Presentati a Ginevra i due esperimenti che hanno scoperto l'impronta del bosone

Francesca Porta

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Foto Corbis Images

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Nel 1964 il fisico inglese Peter Higgs ha teorizzato l'esistenza della "particella di Dio", il bosone che sta alla base della fisica del Modello Standard. Oggi, a 82 anni, non poteva credere alle proprie orecchie quando i ricercatori del Cern di Ginevra gli hanno telefonato per raccontargli di aver trovato una traccia di questa particella. La sorpresa è stata tale da lasciarlo senza parole. L'unica esclamazione è stata: «Oh My God!». Appunto.

La particella di Dio, che ha un nome alquanto suggestivo, è l'ultimo tassello mancante per confermare la teoria del Modello Standard. Di cosa si tratta? In breve, è una teoria fisica che spiega la massa delle particelle, degli atomi, della materia e quindi dell'universo.

Prevede l'esistenza di dodici particelle elementari, divisi in quark e leptoni, veri e propri "mattoni" della materia, che vengono legati tra loro attraverso altre particelle (fotoni, gluoni, ecc...). Questa teoria, negli anni tra il 1964 a oggi, è stata dimostrata attraverso degli esperimenti in tutte le sue parti, tranne che nell'esistenza del bosone di Higgs (soprannominata particella di Dio).

La svolta è arrivata ieri, a Ginevra: due esperimenti indipendenti (Atlas e Cms), condotti da team differenti (guidati da ricercatori italiani: Fabiola Gianotti e Guido Tonelli) sono arrivati entrambi a "fotografare" la stessa immagine. Che sembra proprio appartenere al bosone di Higgs.

«Quando Fabiola e io abbiamo aperto i computer scoprendo di avere risultati molto vicini, ci sono brillati gli occhi», ha dichiarato Guido Tonelli. Questo risultato non dimostra con certezza l'esistenza della particella di Dio («abbiamo ancora un margine di incertezza», ha spiegato Fabiola Gianotti), ma è sicuramente un enorme passo avanti in quella direzione. È infatti la prima volta, in tanti anni di ricerca, in cui si riesce a trovare un'impronta del bosone.

Nei prossimi mesi gli scienziati del Cern continueranno gli esperimenti. E chissà che nel corso del prossimo anno non si arrivà a un risultato ancora più sorprendente.

 

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