Si chiamano Betty Saadeh, Noor
Daoud e Maysun Jayyusi, ma tutti, in
Palestina, le conoscono come le «Speed Sisters».
Le tre ragazze - che in testa non portano il velo, ma il casco -
sono le famose e acclamate componenti della squadra nazionale
femminile su quattro ruote.
La loro storia inizia ben 14 anni fa, quando
Betty, oggi 31enne, e altre sei ragazze (tra cui Noor e Maysun)
decidono di trasformare la propria passione per i motori in una
professione. Con una Bmw nera tutt'altro che fiammante, le ragazze
iniziano ad allenarsi, a partecipare a gare di velocità, a correre
ai rally. Il loro sogno? La Formula 1.
«All'inizio non è stato facile», ha raccontato Betty al Sidney Morning Herald.
«Questo è un posto dove le donne se ne devono stare a
casa. Sapete come sono certe società arabe: in alcuni
Paesi, come in Arabia Saudita, non ci permettono nemmeno di
guidare».
Eppure, nonostante le difficoltà e i pregiudizi, le «Speed
Sisters» ce l'hanno fatta: oggi corrono in Formula
3 (non è la 1, ma è già qualcosa), sono state ricevute a
palazzo dal presidente Abu Mazen, sono
sponsorizzate dai grandi imprenditori del Golfo, hanno una pista
per le prove a Gerico. E non solo. Prossimamente la loro storia
sarà raccontata in un film.
Il loro più grande traguardo, almeno fin'ora, è però essere il
primo team in tutta la storia palestinese ad aver partecipato a una
gara di Formula 3 in Israele. Gli avversari?
Tanti, e tutti uomini, ma le «Speed Sisters» non
si sono lasciate intimidire. Anzi. Noor Daoud, 22 anni, ha corso
più veloce che poteva e ha tagliato per prima il traguardo.
Le «Speed Sisters», insomma, corrono veloce. Superano le altre
macchine e nel frattempo cercano anche di superare le
disparità tra uomini e donne. «Quando schiaccio
l'acceleratore, mi sento una che fa qualcosa per le altre donne
palestinesi», ha detto Noor Daud. «Vorrei mostrare al mondo che
spesso siamo molto diverse dallo stereotipo della "donna
araba"».