Steve Jobs, un dossier dell'Fbi svela chi era

di Linda Milesi 

L'Fbi spiava Jobs. Ieri, la pubblicazione del fascicolo segreto contenente la verità sul padre della Apple. Era un «disonesto e manipolatore».

Linda Milesi

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foto Getty Images

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Uno Steve Jobs diverso, forse per molti inaspettato, quello che emerge da un dossier dell'Fbi. «Disonesto, manipolatore» e per giunta «drogato». È questo il quadro che emerge dalle 191 pagine del file segreto diffuso, per legge, solo ora.

L'indagine era stata aperta nel 1985 quando Jobs fu preso di mira da un estorsore che lo minacciò di fargli saltare la casa se non avesse versato un milione di dollari. A farla riaprire sarebbe stato George Bush padre in vista di un possibile incarico all'Us President's Export Council. Un incarico prestigioso, ma mai accordato.

Sulla base delle interviste dell'Fbi alla cerchia di persone a lui vicine emerse il profilo di «una persona di dubbia moralità» aggravata dalla sua propensione «a distorcere la verità e la realtà pur di perseguire i suoi obiettivi». Una fedina pulita. Nessuna condanna, nessun crimine, nessuna appartenenza a gruppi sovversivi o parenti che risiedessero in Paesi sotto controllo comunista. Ma un uso illecito di droghe illegali durante gli anni del College: marijuana, hashish e Lsd. Una figlia, Lisa, avuta da una relazione etra-coniugale costretta a vivere in povertà perché non riconosciuta. Una compagna non mantenuta.

Un fascicolo che descrive il padre della Apple come una «personalità complessa», forse «troppo ambizioso e spregiudicato» per coloro che non condividevano una moralità spesso assente.

 

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