È di cinque morti e 20 feriti il bilancio,
purtroppo ancora provvisorio, delle violente proteste che da ieri
stanno scuotendo Kabul e
Jalalabad, in Afghanistan.
Centinaia di persone sono in strada per urlare slogan contro gli
Stati Uniti, tanto che questa mattina l'ambasciata Usa è
stata chiusa. Lo staff è rimasto bloccato all'interno
dell'edificio e su Twitter l'ambasciata ha invitato a
«sospendere ogni viaggio».
Le violente proteste sono scoppiate quando è stata diffusa la
notizia che nella base aerea militare di Bagram alcune
copie del Corano erano state bruciate dai militari
americani. Sembrerebbe essersi trattato di un gesto non
intenzionale: le copie erano state ritirate perchè venivano usate
dai prigionieri talebani per scambiarsi messaggi e sembrerebbero
essere finite per sbaglio nell'inceneritore dei rifiuti.
A nulla sono valse le scuse ufficiali del generale John
Allen e quelle del ministro della Difesa Usa Leon
Panetta (che ha «condannato quanto accaduto nel più forte
modo possibile»): l'ira del popolo afghano era già scoppiata e
continua a imperversare. A Kabul i manifestanti hanno dato
fuoco a un compound riservato a contractor stranieri. Le
fiamme hanno danneggiato parte della guesthouse nel complesso del
Green Village, dove vivono e lavorano 1.500 contractors
stranieri.