Kabul, l'ambasciata Usa assediata dalle proteste

di Francesca Porta 

La folla protesta perchè ieri in una base americana sono state bruciate alcune copie del Corano

Francesca Porta

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Foto Getty Images

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È di cinque morti e 20 feriti il bilancio, purtroppo ancora provvisorio, delle violente proteste che da ieri stanno scuotendo Kabul e Jalalabad, in Afghanistan. Centinaia di persone sono in strada per urlare slogan contro gli Stati Uniti, tanto che questa mattina l'ambasciata Usa è stata chiusa. Lo staff è rimasto bloccato all'interno dell'edificio e su Twitter l'ambasciata ha invitato a «sospendere ogni viaggio».

Le violente proteste sono scoppiate quando è stata diffusa la notizia che nella base aerea militare di Bagram alcune copie del Corano erano state bruciate dai militari americani. Sembrerebbe essersi trattato di un gesto non intenzionale: le copie erano state ritirate perchè venivano usate dai prigionieri talebani per scambiarsi messaggi e sembrerebbero essere finite per sbaglio nell'inceneritore dei rifiuti.

A nulla sono valse le scuse ufficiali del generale John Allen e quelle del ministro della Difesa Usa Leon Panetta (che ha «condannato quanto accaduto nel più forte modo possibile»): l'ira del popolo afghano era già scoppiata e continua a imperversare. A Kabul i manifestanti hanno dato fuoco a un compound riservato a contractor stranieri. Le fiamme hanno danneggiato parte della guesthouse nel complesso del Green Village, dove vivono e lavorano 1.500 contractors stranieri.

 

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