Italia condannata per i respingimenti verso la Libia

di Francesca Porta 

La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha deciso: nel 2009 l'Italia ha violato l'articolo 3 della Convenzione

Francesca Porta

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Foto LaPresse

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I respingimenti collettivi degli immigrati violano la Convenzione sui diritti umani. Ad affermarlo, in una sentenza storica, è stata la Corte europea di Strasburgo, che questa mattina ha condannato l'Italia per non aver rispettato l'articolo 3 della Convenzione, quello sui trattamenti degradanti.

La sentenza fa riferimento al caso Hirsi: il 6 maggio del 2009, le autorità italiane intercettarono al largo di Lampedusa, in acque internazionali, un'imbarcazione con a bordo 200 persone di nazionalità somala ed eritrea in fuga dalla Libia. I migranti furono trasferiti su alcune barche italiane e riaccompagnati a Tripoli senza essere stati identificati, nè ascoltati, e senza dunque aver avuto l'opportunità di presentare richiesta di protezione internazionale in Italia.

Di queste 200 persone, 24 sono state rintracciate e assistite in Libia da alcuni membri del Consiglio Italiano per i Rifugiati (Cir), che hanno in seguito incaricato due avvocati di presentare ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo. «La maggior parte di queste persone, una volta sbarcata a Tripoli, è stata reclusa per molti mesi nei centri di detenzione libici» - sostengono i membri del Cir - «dove ha subito violenze e abusi di ogni genere».

Il ricorso presentato dal Cir è stato dunque accolto e la Corte di Strasburgo ha condannato l'Italia a versare un risarcimento di 15 mila euro più le spese a 22 delle 24 vittime (due ricorsi sono stati giudicati inammissibili). Si tratta della sentenza più importante della Corte per i diritti umani sulla politica dei respingimenti che è stata attuata dall'Italia verso la Libia a seguito degli accordi bilaterali e del trattato italo-libico siglato dal governo Berlusconi.

 

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