Siria, Amnesty: «Violenze atroci». E l'Italia chiude l'ambasciata

di Francesca Porta 

A un anno dall'inizio della rivolta, Amnesty International diffonde un nuovo rapporto in cui condanna le violenze attuate dal regime di Assad

Francesca Porta

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Foto AP/LaPresse

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Era il 15 marzo 2011 quando il popolo siriano è sceso in piazza per la prima volta per protestare contro il regime dittatoriale del presidente Bashar Al Assad. Oggi, a un anno esatto di distanza, si contano oltre 8.000 persone morte nelle violenze portate avanti dalle forze lealiste. L'ultimo, atroce episodio risale a lunedì 12 marzo, quando a Homs sono stati scoperti i corpi mutilati di 26 bambini e 21 donne.

Secondo l'ultimo rapporto di Amnesty International, diffuso in occasione dell'anniversario dell'inizio delle proteste, le violenze in Siria hanno raggiunto «un livello di atrocità che non si vedeva da anni e che ricorda il periodo nero degli anni Settanta e Ottanta».

Il documento, intitolato Volevo morire: parlano i sopravvissuti alla tortura in Siria, documenta 31 metodi di tortura e maltrattamenti praticati dai militari e dalle forze lealiste. Le testimonianze raccolte da Amnesty parlano di pestaggi al momento dell'arresto, seguiti dall'haflet al-istiqbal («festa di benvenuto»), una serie di percosse attuate con pugni, calci dei fucili, bastoni e fruste. A volte, inoltre, i pestaggi avvengono quando il detenuto è appeso a un gancio in modo che i piedi non tocchino terra (shabeh).

Diversi sopravvissuti alle torture hanno raccontato anche di violenze sessuali e dell'uso di scariche elettriche. Durante gli interrogatori, i prigionieri vengono invece torturati con la tecnica del dulab («pneumatico»): vengono infilati dentro a uno pneumatico da camion, sospeso da terra, e vengono picchiati.

«Si tratta di un incubo di torture sistematiche», ha dichiarato Ann Harrison, vicedirettrice del Programma Medio Oriente di Amnesty International. «Le testimonianze che abbiamo ascoltato descrivono dall'interno un sistema di detenzione e interrogatori che, a un anno dall'inizio delle proteste, ha il principale obiettivo di degradare, umiliare e mettere a tacere col terrore le vittime».

Il rapporto di Amnesty International arriva nello stesso giorno in cui la Farnesina ha annunciato la sospensione delle attività dell'ambasciata italiana a Damasco e il rimpatrio dello staff. «Anche in considerazione delle gravi condizioni di sicurezza, insieme ai principali partner dell'Ue abbiamo inteso ribadire la più ferma condanna verso le inaccettabili violenze attuate dal regime siriano nei confronti dei propri cittadini», si legge in una nota del ministero degli Esteri.

«L'Italia continuerà a sostenere il popolo siriano e a lavorare per una soluzione pacifica della crisi, che ne garantisca i diritti fondamentali e le legittime aspirazioni democratiche. Sosteniamo pienamente gli sforzi dell'inviato speciale dell'Onu Kofi Annan per ottenere uno stop immediato alla violenza, per consentire l'acceso degli operatori umanitari e l'avvio del dialogo politico».

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