Chernobyl: 26 anni dopo,
una nuova gabbia
per il reattore

di Francesca Porta 

Nel 26esimo anniversario della catastrofe nucleare, il presidente ucraino Viktor Ianukovich inaugura il cantiere per la costruzione di un nuovo sarcofago per il reattore 4

Francesca Porta

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Era il 26 aprile 1986 quando il reattore numero 4 della centrale di Chernobyl esplose causando la catastrofe nucleare peggiore della storia. Oggi, a esattamente 26 anni da quel giorno, il presidente ucraino Viktor Ianukovich inaugura il cantiere per la costruzione di una nuova gabbia per il reattore.

Una squadra di circa 2000 operai ed esperti costruiranno una struttura di metallo (un arco di 108 metri di altezza, 162 di lunghezza e 257 di larghezza) che dovrà ricoprire il sarcofago, ormai alquanto pericolante, costruito subito dopo il disastro.

La nuova gabbia avrà l'obiettivo di mettere ancora più in sicurezza il reattore e di confinare le materie radioattive. Ma non solo. Al suo interno avrà anche attrezzature e impianti per le future operazioni per lo smantellamento del reattore 4.

«Non sarà un semplice ombrello» - ha infatti spiegato Julia Marusich del Chernobyl International Department - «ma un complesso impianto tecnologico che consentirà di smantellare la struttura esistente».

A realizzare la nuova struttura sarà il consorzio francese Novarka, formato dalle società Bouygues e Vinci. I lavori saranno portati avanti con le massime misure di sicurezza: la gabbia sarà assemblata a ovest del reattore, nella zona decontaminata, per poi essere fatta scivolare su rotaie fino al sarcofago esistente. Nelle fasi più delicate, inoltre, gli operai saranno protetti da schermi di cemento o piombo.

Le operazioni saranno sorvegliate da cinquanta persone addette esclusivamente alla radioprotezione. Tutte le norme per la protezione dei lavoratori saranno applicate e continuamente controllate.

I lavori dovrebbero concludersi entro il 2015. «Il nostro compito è mantenere la situazione sotto controllo», ha detto Julia Marusich. «Purtroppo il problema di Chernobyl non sarà risolto dalla nostra generazione».

 

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