Oslo, migliaia in piazza per cantare la canzone odiata da Breivik

di Francesca Porta 

Quarantamila persone si sono riunite per intonare «Figli dell'arcobaleno», un brano detestato dal killer di Utoya

Francesca Porta

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«Vivremo insieme, ognuna sorella e ognuno fratello, piccoli figli dell'arcobaleno e di una terra verde». Sono queste le parole del ritornello di «Barn av regnbuen» (tradotto: «Figli dell'arcobaleno»), la canzone che nel pomeriggio di giovedì 26 aprile è risuonata per tutte le strade di Oslo.

A cantarla sono state oltre 40mila cittadini norvegesi (dai più piccoli ai più anziani), che si sono radunati in una piazza della città per lanciare un messaggio ad Anders Behring Breivik, l'autore delle stragi di Oslo e Utoya che in questi giorni è sotto processo per l'omicidio di 77 persone.

La canzone, adattamento in norvegese di un brano del cantautore americano Pete Seeger, è molto popolare in tutto il Paese e parla di uguaglianza e giustizia sociale. Breivik la considera «un buon esempio di marxismo infiltrato negli ambienti culturali» e sostiene che venga utilizzata «per fare il lavaggio del cervello agli studenti norvegesi».

In tutta risposta, i cittadini di Oslo hanno deciso di cantarla a squarciagola proprio in una piazza vicino al carcere dove il killer è detenuto. In prima fila, l'autore della versione norvegese del brano, il cantante folk Lillebjoern Nilsen, e i ministri della Cultura di Norvegia, Svezia, Finlandia, Danimarca e Islanda.

Tutti, ad alta voce, hanno ribadito il messaggio di uguaglianza e di giustizia contenuto nella canzone. Insieme, come tanti «piccoli figli dell'arcobaleno».

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